12 gennaio 2016

Via della Seta: Santo Stefano

Il 26 dicembre si ricorda Santo Stefano, primo martire cristiano, e primo dei sette diaconi scelti direttamente dagli Apostoli per la cura dei poveri. Il suo coraggio nell’affrontare la morte per lapidazione, narrato nel settimo capitolo degli Atti degli Apostoli, gli valse l’onore di essere celebrato in questo giorno, subito dopo la nascita di Gesù. Meno noto è forse che a pochi chilometri dalla città di Giulfa, in Iran, si trovi uno dei luoghi più suggestivi che lo ricordano: il monastero armeno di Santo  Stefano. Si tratta di un complesso risalente al VII secolo, anche se la leggenda narrata da alcuni storici armeni lo vorrebbe databile addirittura al I secolo, e sorto per volontà dell’apostolo Bartolomeo. Insieme al monastero di San Taddeo e alla cappella di Dzordzor, situati anch’essi nell’Iran nord-occidentale, il monastero di Santo Stefano risulta iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO a partire dal luglio 2008. Fortificato da sette torri, vi sorgeva un importante seminario teologico, dove si formarono autorevoli esponenti della chiesa armena. Da un punto di vista architettonico, si tratta di una mirabile sintesi fra arte armena e islamica, posta al crocevia fra l’Iran e il Caucaso, dove cristianesimo e Islam hanno convissuto fianco a fianco per secoli. Il monastero sorge sul versante iraniano del fiume Arasse, non lontano dal confine che ha separato per decenni l’Iran dall’Unione Sovietica, e lo divide oggi dall’Azerbaigian. La valle dell’Arasse è un paesaggio che sorprende per la sua dolcezza, soprattutto arrivando da sud, ed è testimone dell’estrema varietà morfologica del territorio iraniano. Da Giulfa, nel XVII secolo, migliaia di armeni furono deportati verso Isfahan e altre città dell’interno, da dove poi – da abili commercianti quali erano – si dispersero per il mondo. Una traccia della loro presenza si trova anche a Venezia, dove esiste ancora oggi una Ruga Giuffa, in sestiere di Castello, che testimonia dell’importante ruolo svolto dagli armeni iraniani fino nel cuore della Serenissima.

 


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