21 gennaio 2015

Via della Seta: l’Iran in mostra al Maxxi di Roma

Una mostra insolita “Unedited History Iran 1960-2014", percorso temporale che racconta l’Iran e la sua storia attraverso l’arte e la sua modernità. Il titolo trae spunto dal linguaggio cinematografico, un film girato le cui sequenze sono ancora slegate, così come l’originale allestimento potrebbe apparire a un pubblico non smaliziato.

Il Maxxi, di per sé un’opera d’arte singolare, offre all’Italia un Iran inedito. Le opere in mostra nelle due gallerie sono fotografie, dipinti, installazioni, video, materiale d’archivio e grafica. Filo conduttore il contrasto e la contraddizione; più bianco e nero che colore. Artisti universali come Bahman Mohasses e Behjat Sadr, entrambi studenti in Italia, simboli con la loro arte del cosmopolitismo degli anni Sessanta e Settanta. La rivoluzione islamica è ritratta in tante foto diverse tra loro: forti, crude ed al tempo stesso fedeli specchi di un’epoca. A esse fanno seguito i manifesti rossi e neri della rivoluzione, opera dei grafici del Gruppo 57, emozioni intense, mentre scorrono le immagini del noto documentarista Kamran Shirdel e del video Flowers di Bahram Kiarostami. Due Iran che si ritrovano nei disegni del maestro Khosrow Khorshidi, con i suoi ricordi di una Teheran che non esiste più se non nella memoria del passato, una città romantica ed al tempo stesso sofferta. Mitra Fahrani, documentarista ed artista ecclettica, viaggia nell’arte mettendo a confronto le sue opere alquanto originali con il Davide e Golia di Caravaggio della Galleria Borghese. La fotografia contemporanea iraniana è rappresentata da due modi di vedere il proprio Paese, Tahmineh Monzavi e Behzad Jaez, l’una raccontando la modernità attraverso la storia di persone ai margini della società, l’altro narrando il mondo dei religiosi con tratto moderno e vivace. Sul finire della visita si torna alla tradizione interpretata nel contemporaneo. L’artista Narmine Sadeg ci offre una commovente installazione ispirata al Parlamento degli Uccelli, opera mistica e poetica di Attar. Si esce dalla mostra consapevoli di aver viaggiato nel tempo, a volte lontano, a volte più vicino, scoprendo che le sequenze di questa mostra, seppur ancora slegate tra loro, hanno coinvolto il visitatore e lo hanno condotto fuori dai soliti schemi, emozionando e stupendo, incuriosendo con la promessa di esplorare e lasciarsi rapire dall’Iran.


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