29 agosto 2021

Viaggio nel tramonto

È la promessa quieta, perpetua, di un domani che attende un nuovo sguardo. In qualunque angolo della Terra è fedele a se stesso e non nasconde sotterfugio o fallace offerta. È il fatidico momento del tramonto che, contraltare dell’alba, affida al crepuscolo, alla viva tenebra, il bagaglio di ogni uomo, l’affaccio alla nuova vita che può, ma non deve spaventare.

 

Dicono che il tempo non esista o, meglio, che esista nel momento in cui viene misurato, eppure questa diavoleria umana davanti all’imponderabile mistero della natura, nelle sue diverse espressioni, sembra assumere una dimensione nuova e accettabile, frangente in cui le qualità proprie dell’essere umano emergono. Che sia l’occhio di un contadino o di un re ad osservare poco sposta. L’occhio di Agamennone che al suo rientro in patria, dopo dieci anni di guerra ‒ come si legge nel sublime testo di Ghiannis Ritsos sul re dell’Argolide ‒ è pieno di stupore e ammirazione nell’osservare una sola formica che sale dritta su un muro contro la forza di inerzia.

 

Ogni fenomeno della natura, dunque, se accolto con atteggiamento disarmato, sorprende l’uomo che riconosce, così, la sua finitezza, la sua essenziale impermanenza; traendone insegnamento. Ma davanti ad un tramonto, spettacolo per eccellenza in cui la prima Madre si manifesta, si è ancor più consapevoli e più tremanti, proprio per la simbologia, archetipica e arcaica, che lo riveste, fornita nei secoli dal mito, dalla storia, dalla letteratura e, non ultima, dalla scienza nelle sue diverse espressioni, dalla psicanalisi all’astronomia, per citarne alcune.

 

Se è facile pensare che gli animi più sensibili, quelli dei poeti, ne abbiano colto trame e sfumature è di certo una lirica, Tramonto, di Giuseppe Ungaretti che, in pochissime parole, racchiude la potenza evocativa e simbolica di questo preciso momento, che si ripete instancabile.

 

«Il carnato del cielo/sveglia oasi/al nomade d’amore».

 

Metafora della vita, questi versi racchiudono l’incontro tra l’amore, sentimento vitale e struggente per eccellenza, al viaggio del nomade che, come un innamorato, sosta fiducioso, in un’oasi di colori strabilianti, davanti ad un tramonto, appunto. Non nega l’affiorare di sensazioni di smarrimento davanti a tale immensità che è, al tempo stesso, ristoro, riposo e salvezza: la certezza che, alla difficoltà, segue sempre la rinascita. E non a caso, ci viene da dire, Tramonto è inclusa nella raccolta dal titolo L’allegria, collocata nella sezione Il porto sepolto.

 

Si addentra più nelle sue viscere la descrizione del tramonto che Fernando Pessoa affida al suo Il libro dell’inquietudine.

 

«Il tramonto si diffonde fra le nuvole isolate, separate in tutto il cielo. Riflessi di ogni colore, riflessi tranquilli, riempiono le varietà dell’aria in alto, fluttuano assenti nelle grandi pene dell’altitudine. Sui tetti alti, metà colore, metà ombre, gli ultimi lenti raggi del sole che scompare assumono forme di colore che non sono né le loro né delle cose su cui si posano. C’è una grande pace al di sopra del livello rumoroso della città che sta anch’essa tornando alla tranquillità. Tutto respira al di là del colore e del rumore, in un sospiro profondo e muto».

Perché, come dicevamo, l’osservazione del tramonto che sia in un momento di pace e tranquillità, come spesso accade nelle sere d’estate, quando la vita rallenta, o in un contesto urbano poco sposta alla sacralità del momento, caratterizzato da colori e ritmi di esistenza, ci viene da dire, superiori all’umano, dettati dal divino.

 

Non a caso, infatti, in molte tecniche meditative orientali il sorgere o il tramontare della stella madre del Sistema solare sono fulcro delle pratiche, tramandate da secoli dai Maestri. Così come il benefico impatto cromatico delle diverse sfumature di rosso è un tema, dal punto di vista scientifico, costantemente approfondito dall’NCBI (National Center for Biotechnology Information).

 

Un ultimo approfondimento sul tema tramonto, che sostanzia a nostro avviso l’incontro tra inconscio, forze della natura e esistenza dell’uomo, composto da elementi biologici e materia divina, lo affidiamo ancora alla scienza.

 

Forse non tutti sanno che esiste la sindrome del tramonto (o sundowning) che si manifesta nei pazienti affetti da forme di demenza. Succede che, pur non trovandosi davanti a tale spettacolo della natura, questi pazienti al calare del Sole sentano una grande agitazione, paura e uno stato di particolare estraneità, spesso difficile da contenere. In pratica l’energia generata dal ciclo del Sole, nel momento del tramonto, stimola una risposta primaria di lotta o fuga, risposta primitiva dell’essere umano che risulta ancora più sensibile a ciò che, apparentemente, è “invisibile agli occhi” e che, senza il controllo della mente, può addirittura turbare.

 

E allora, mentre il mondo in questo preciso momento storico sembra trovarsi in un gorgo infernale, tra guerre, pandemie e disastri ambientali, l’invito è quello di accogliere energia, colore e calore di un qualunque tramonto con la consapevolezza che sia un’offerta di arricchimento, uno specchio al quale guardarsi, ogni volta, con occhi nuovi e propositivi. Per un nuovo giorno, migliore. Per tutti.

 

  Immagine: Tramonto sulle saline, Marsala, Sicilia. Crediti: javarman / Shutterstock.com

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