4 dicembre 2022

Videoarte: emozioni per immagini?

«La videoarte è un linguaggio artistico basato sulla creazione e riproduzione di immagini in movimento mediante strumentazioni video», è questa la definizione sintetica più comunemente associata alla videoarte, che tuttavia non riesce certo a dar conto delle molteplici tipologie attraverso cui si manifesta questa forma di espressione artistica: videoinstallazioni e installazioni interattive, videoscultura e videoambienti, videoperformance, cortometraggi e lungometraggi d’arte, immagini in movimento e arte digitale, videopoesia e poesia elettronica, videodanza.

L’artista tedesco Wolf Vostell crea indubbiamente un precedente già alla fine degli anni Cinquanta, inserendo nelle sue opere schermi televisivi (TV décollage, 1958; Schwarzes Zimmer, 1958-59), ma è la mostra Exposition of music-electronic television di Nam June Paik alla Gallerie Parnass di Wuppertal nel 1963 a segnare il vero e proprio atto di nascita della videoarte: tredici televisori riproducevano immagini modificate elettronicamente accompagnate da quattro pianoforti ‘preparati’ come oggetti dai quali ottenere un suono meccanico. Ed è ancora Nam June Paik nel 1968 con la mostra Electronic art a New York, dove ritorna l’uso dei televisori, a delineare l’identità e a individuare una linea di sviluppo della videoarte; e sempre nel 1968 la videoarte comincia a evolversi attraverso la sperimentazione tecnologica e approda in una delle più importanti istituzioni artistiche newyorkesi, il MoMA, dove Nam June Paik, nell’ambito della mostra curata da K.G. Pontus Hultén  The machine as seen at the end of the mechanical age, per primo espone un videoregistratore.  

In Italia bisogna aspettare gli anni Settanta, grazie alla lungimiranza di alcune gallerie che propongono l’avanguardia legata alla videoarte: la Galleria del Cavallino a Venezia, diretta da Paolo e Gabriella Cardazzo, che ha prodotto video di artisti quali Vincenzo AgnettiMarina Abramović, il  Centro Video Arte di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, diretto da Lola Bonora e poi da Carlo Ansaloni, che vede gli inizi, ad esempio, di Fabrizio Plessi; art/tapes/22, a Firenze, diretta da Maria Gloria Conti Bicocchi, con artisti quali Ketty La Rocca e Maurizio Nannucci e dove un giovanissimo Bill Viola lavorava come tecnico alle riprese. Dagli anni Novanta, periodo in cui si è passati dall’analogico al digitale, la videoarte ha avuto una crescita esponenziale, grazie anche al fatto che il digitale, oltre a facilitare le riprese, ha molto semplificato il montaggio.

Nel panorama internazionale attuale tra i massimi esponenti della videoarte vi è sicuramente Bill Viola, che si concentra su tematiche spirituali: nascita, morte, sviluppo della coscienza; fondamentale è l’acqua, interpretata come simbolo di vita e scorrere del tempo, magma primigenio, in immagini rallentate; essenziale anche l’approccio al Rinascimento, soprattutto fiorentino, cui dedica vari video. Gli AES+F ‒ che si compongono di Vladimir Fridkes, Tatiana Arzamasova, Lev Evzovich ed Evgeny Svyatsky ‒ sono invece tra i più noti esponenti della videoarte russa e si concentrano principalmente su indagini di carattere sociale e psicanalitico, integrando media tradizionali, fotografia, video e tecnologie digitali. Hanno partecipato nel 2007 al Padiglione della Russia della 52a Biennale di Venezia.

In ambito italiano, anche Fabrizio Plessi, in ideale consonanza per certi versi con Bill Viola, si concentra soprattutto sull’acqua e sul fuoco: Mare verticale è stato esposto al Padiglione italiano per l’EXPO di Hannover nel 2000 e la serie Mari verticali al Padiglione Venezia per la 54ª Biennale di Venezia nel 2011. La monumentalità degli schermi è una sua cifra stilistica. Studio Azzurro (composto da Fabio Cirifino, Leonardo Sangiorgi e Stefano Roveda; Paolo Rosa è mancato nel 2013) si caratterizza per le sue videoambientazioni interattive e per i suoi percorsi multimediali. Quayola (nato a Roma nel 1982), di adozione londinese, è uno dei principali artisti internazionali italiani: si ispira, tra le altre cose, al passato classico dell’arte e al paesaggio, e li rievoca e trasforma in immagini tra l’iconicità e l’astrazione geometrica, utilizzando codici generativi e l’intelligenza artificiale.

È impossibile definire in poche parole tutto ciò che ruota intorno alla videoarte: si può tentare un breve accenno assolutamente non esaustivo. Da videoartista ritengo che la videoarte debba attraversare sogni, ricordi, riflessioni intime e spirituali o sociali, o ispirate dalla grandezza del passato o a proiezioni nel futuro, grazie alla visualizzazione di suggestioni, emozioni, sollecitazioni, iconografie, esperimenti, nel rispetto dell’idea di un’esteticità che dovrebbe essere condivisa. Il cortometraggio o il film tradizionali hanno uno sviluppo narrativo che nella videoarte non è necessario, anzi la videoarte si caratterizza proprio per questa mancanza; si dà più rilievo a una costruzione logica che crei emozioni senza un racconto che abbia un inizio e una fine, anche se questi esistono come filo costruttivo. Le nuove tecnologie, quali ad esempio gli effetti speciali, hanno aperto un nuovo capitolo della realizzazione video per l’accentuazione della creazione fantastica che va a supportare quel mondo immaginario totalmente inventato.

 

Per approfondire

Videoarte in Italia. Il video rende felici,  a cura di Valentina Valentini (Catalogo della mostra, Roma, 11 aprile-4 settembre 2022)

 

Immagine: Claudia Quintieri, Marikana, 2018. Crediti: Foto per cortesia dell’Artista

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