3 maggio 2020

Virtù virali. Dolcezza

 

L’appuntamento con le Virtù virali di  Carlo Ossola è fissato per il giovedì e la domenica di ogni settimana, in ideale dialogo con il Trattato delle piccole virtù. Breviario di civiltà, uscito presso Marsilio nel 2019.

 

«Riposata e dolce» (Leopardi), come dev’essere una pastiera o una gelatina de’ cotogni (Antonio de Sgobbis, Theatro farmaceutico, 1667); decantata da ogni impulso, emozione, fervore, la dolcezza si distende alba di promessa, trasparente aurora di letizia: «Dolce color d’orïental zaffiro» (Purg., I, 13).

Virtù che affiora da una memoria di vinte battaglie e di pacato compimento in «amore e maraviglia e dolce sguardo» (Par., XI, 77), essa è in certo senso adempimento appagato; serenità che s’illumina, lieta di desiderare quel che già ha ottenuto e che eternamente colma e invola: «“ma perché ’l sacro amore in che io veglio / con perpetüa vista e che m’asseta / di dolce disïar, s’adempia meglio, // la voce tua sicura, balda e lieta / suoni la volontà, suoni ’l disio, / a che la mia risposta è già decreta!”. // Io mi volsi a Beatrice, e quella udio / pria ch’io parlassi, e arrisemi un cenno / che fece crescer l’ali al voler mio» (Par., XV, 64- 72). Mai amore fu meglio espresso che in questo “arridere” che asseta e attinge alla fontana di ogni gaudio, al «dolce ber che mai non m’avria sazio» (Purg., XXXIII, 138).

Si è spesso osservato che la Divina Commedia è il teatro dei Novissimi, dell’irrevocabile che promana dall’eterno Giudizio; più in profondo essa è anche la memoria di quel che resta di questa visione ultima nel pellegrino: ed è dolcezza di plenitudine, «letizia che trascende ogni dolzore» (Par., XXX, 42). Frutto d’armonia, essa ci riconduce alla condizione prima, sognata, rimpianta, ripromessa, dell’umanità nell’Eden: «E una melodia dolce correva / per l’aere luminoso» (Purg., XXIX, 22-23); e poi si scioglie in «dolcissimo canto» (Par., XXVI, 67), che  lento vibra, eco del sempre: «così vid’ ïo la gloriosa rota / muoversi e render voce a voce in tempra / e in dolcezza ch’esser non pò nota // se non colà dove gioir s’insempra» (Par., X, 145-148), nell’«ultima dolcezza che la sazia» (Par., XX, 75).

Non molto possiamo fare, in queste monotone giornate della nostra impotenza e nelle altre che verranno; non molto possiamo dare, messi a prova dall’incerto avvenire che ci attende; meno ancora possiamo attendere da chi ci è vicino e sopporta la nostra presenza; ma nulla può togliere il conforto d’iniziar giornata attingendo al dolce suono delle ore di Dante, delle sue redente note, raccolte nel tin tin che ritma il silenzio e lo rende misura e pace del nostro quotidiano: «Indi, come orologio che ne chiami / ne l’ora che la sposa di Dio surge / a mattinar lo sposo perché l’ami, // […] / tin tin sonando con sì dolce nota, /che ’l ben disposto spirto d’amor turge» (Par., X, 139-144). Il dolce tin tin del viver familiare.

 

Le Virtù virali pubblicate su Atlante

 

1. Del bene di sé diffusivo

2. Pazienza

3. Simpatia

4. Dedizione

5. Estro

6. Responsabilità

7. Cordialità

8. Obbedienza

9. Tatto

10. Sobrietà

11. Ironia

12. Dolcezza

 

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Immagine: Psiche sorprende il Cupido addormentato, di Louis-Jean-François Lagrenée. Crediti: pubblico dominio, attraverso it.m.wikipedia.org

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