30 aprile 2020

Virtù virali. Ironia

 

L’appuntamento con le Virtù virali di  Carlo Ossola è fissato per il giovedì e la domenica di ogni settimana, in ideale dialogo con il Trattato delle piccole virtù. Breviario di civiltà, uscito presso Marsilio nel 2019.

 

Chi abbia visto Il pranzo di Babette (da Karen Blixen il film di Gabriel Axel, 1987) o Chocolat (2000, con la charmante Juliette Binoche) ricorderà il plumbeo “perbene” di una virtù seriosa che attanaglia la vita di una comunità. Al contrario, figura ariosa, l’ironia misura – ma con blando distacco, e senz’esser mai “graffiante” – la disproporzione tra un gesto o una parola e il suo modello, secondo la massima espressa da Diderot nel Neveu de Rameau: «Il vaut mieux écrire de grandes choses que d’en exécuter de petites». È forma di un dire che, conoscendo l’ideale, sa ad esso riportare sorridendo lo sgraziato nostro agire, il mal riuscito dell’imperfezione, l’amaro dell’insuccesso: quantum mutatus ab illo ...!, dice infatti Enea (Aen. II, 274), davanti alla visione in sogno di Ettore disfatto e sanguinante.  

C’è sempre, nell’ironia, il velo leggero del lenimento e di un pizzico di compassione, come nella lezione di stile inflitta nel Bourgeois gentilhomme di Molière à Monsieur Jourdain che vorrebbe scrivere un degno biglietto alla sua fiamma amorosa e il «Maître de Philosophie» lo confonde con amene varianti della stessa inanità: «Belle Marquise, vos beaux yeux me font mourir d’amour»; ma anche, parimenti futili: «Ou bien: D’amour mourir me font, belle Marquise, vos beaux yeux. Ou bien: Vos yeux beaux d’amour me font, belle Marquise, mourir. Ou bien: Mourir vos beaux yeux, belle Marquise, d’amour me font. Ou bien: Me font vos yeux beaux mourir, belle Marquise, d’amour» (atto II, scena IV). Così, nei Promessi sposi, il sussiegoso incontro tra il Padre Provinciale e il Conte zio: «Due potestà, due canizie, due esperienze consumate si trovavano a fronte» (cap. XIX), la schermaglia del potere alla fine declinando nel dolente peso degli anni: «e tocca a noi, che abbiamo i nostri anni... pur troppo eh, padre molto reverendo?... […] Il viso, l’atto, la voce del conte zio, nel dir quel pur troppo!, tutto fu naturale: lì non c’era politica: era proprio vero che gli dava noia d’avere i suoi anni».

L’ironia migliore è quella socratica, che punge per svegliare la coscienza e non urticare; lo osserverà mirabilmente – proprio a proposito di Socrate ‒ il Leopardi: «si pose per ozio a ragionare sottilmente delle azioni, dei costumi e delle qualità de’ suoi cittadini: nel che gli venne usata una certa ironia; come naturalmente doveva accadere a chi si trovava impedito di aver parte, per dir così, nella vita. Ma la mansuetudine e la magnanimità della sua natura, ed anche la celebrità che egli si venne guadagnando con questi medesimi ragionamenti, e dalla quale dovette essergli consolato in qualche parte l’amor proprio, fecero che questa ironia non fu sdegnosa ed acerba, ma riposata e dolce» (Operette morali, Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. I). Un pacato sciogliersi del sorriso.

 

Le Virtù virali pubblicate su Atlante

 

1. Del bene di sé diffusivo

2. Pazienza

3. Simpatia

4. Dedizione

5. Estro

6. Responsabilità

7. Cordialità

8. Obbedienza

9. Tatto

10. Sobrietà

11. Ironia

12. Dolcezza

 

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Immagine: La Gioconda o Monna Lisa, di Leonardo da Vinci. Crediti: pubblico dominio, attraverso commons.wikimedia.org

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