17 ottobre 2017

Wojtyła è eletto papa. “Se mi sbaglio, mi corrigerete!”

Il conclave convocato per la morte di papa Luciani, avvenuta tra il 28 e il 29 settembre 1978, si rivelò sin da subito molto complicato, caratterizzato dal muro contro muro che si manifestò in seno ai cardinali elettori. Da una parte i conservatori, che puntavano sull’elezione dell’arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, dall’altra i progressisti che avevano individuato in Giovanni Benelli, sostituto alla Segreteria di Stato di Paolo VI e arcivescovo di Firenze, il loro candidato.

Nei giorni immediatamente precedenti l’inizio del conclave emerse che la candidatura di Giuseppe Siri sembrava la favorita. Dalla parte dell’arcivescovo di Genova stavano coloro che all’interno della Chiesa auspicavano un ritorno all’ortodossia dottrinale e alla cancellazione delle “derive” più riformatrici del Concilio Vaticano II.

Non bisogna infatti dimenticare il contesto storico in cui avvenne l’elezione di Giovanni Paolo II. In Italia il rapimento e poi la morte di Aldo Moro del maggio precedente avevano profondamente colpito l’opinione pubblica, minando irrimediabilmente il compromesso storico tra DC e PCI. Inoltre, lo scenario internazionale non era meno inquietante, con i fantasmi della guerra fredda che avevano ripreso ad aleggiare con vigore. Prima del conclave ci furono numerose riunioni ufficiose fra i porporati e, come riportato dal vaticanista Giancarlo Zinola, il 9 ottobre si trovò un accordo per eleggere l’arcivescovo di Genova, su cui si riuscì a far convergere il voto di diverse “cordate”. Ma a questo punto intervenne un fatto che finì per stravolgere quello che ormai sembrava un esito scontato.

Nel pomeriggio del 13 ottobre Siri, incontrato per caso il giornalista della Gazzetta del Popolo, Gianni Licheri, si era lasciato scappare delle dichiarazioni confidenziali. L’arcivescovo di Genova impose al giornalista di pubblicare eventualmente l’articolo solo dopo l’avvio del conclave.

Il giornalista, però, venne meno agli accordi e pubblicò l’intervista la mattina del giorno dopo, a poche ore quindi dall’inizio delle votazioni. Come confermò in seguito l’arcivescovo di Vienna, Franz König, l’articolo di Licheri «circolò all’interno del conclave» e creò il panico tra i cardinali elettori, che riconobbero in quelle dichiarazioni una posizione orientata verso un conservatorismo molto marcato. Si venne a determinare così una situazione di stallo che si sbloccò solo il terzo giorno con l’ottavo scrutinio, quando la scelta del nuovo pontefice cadde sull’arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyła. Secondo quanto riferito, il porporato polacco, eletto con 99 voti su 111, accettando il pesante fardello pronunciò le seguenti parole «Con l’obbedienza della fede a Cristo, mio Signore, e con fiducia nella madre di Cristo e della Chiesa, nonostante le grandi difficoltà, accetto». Come omaggio al suo predecessore scelse il nome di Giovanni Paolo II.

Alle 18:18 del 16 ottobre, dal comignolo della Sistina ci fu la tanto attesa fumata bianca. Poco dopo, alle 18:45, il cardinale protodiacono Pericle Felici, pronunciando il tradizionale Habemus Papam, proclamò l’elezione del cardinal Wojtyła. In quel momento dalla piazza si percepì provenire un assordante brusio, non tutti tra la folla avevano capito di chi si trattasse, pensando a un papa africano.

Quella sera d’ottobre le sorprese furono tre. La prima è che il 263° successore di Pietro non era italiano. Era dal 31 agosto 1522, da ben 456 anni che ciò non accadeva. Allora era stato eletto al soglio pontificio l’olandese Adriano VI. La seconda, di gran lunga più stupefacente della prima, era che alla fine la scelta fosse caduta su un polacco. La terza sorpresa fu l’età relativamente giovane di Wojtyla, appena 58 anni.

Giovanni Paolo II comparve sul balcone della loggia alle 19:15, e compì subito un gesto di discontinuità: anziché rimanere in silenzio, infatti, fece un piccolo discorso prima della benedizione Urbi et Orbi. Riuscì a conquistare la simpatia di molti chiedendo scusa per il suo italiano non perfetto pronunciando benignamente «se sbaglio mi corrigerete», frase che ancora oggi è rimasta impressa nella memoria di tutti.


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