27 marzo 2020

Zhang Boli, la medicina tradizionale cinese contro la pandemia

 

Zhang Boli è un accademico cinese, presidente dell’Università di medicina tradizionale cinese di Tianjin  (TUTCM , Tianjin University of Traditional Chinese Medicine). Il governo di Pechino lo ha chiamato a Wuhan nei giorni più duri della pandemia. Diciassette anni fa aveva fatto parte del gruppo di lavoro che aveva fronteggiato la SARS. «I bisogni delle persone sono missioni» diceva spiegando il suo instancabile impegno nella “battaglia” di Wuhan.

Negli ultimi due mesi Zhang Boli è stato ininterrottamente negli ospedali per curare i pazienti, studiare questa nuova epidemia, organizzare ricerche scientifiche. «Quando lo stato è in pericolo per una epidemia così grave, i medici diventano coloro che combattono per difenderlo». Qualcuno gli fa notare che non è più così giovane e dovrebbe riguardarsi. «Questa epidemia – risponde – è molto preoccupante e sento di poter ancora essere utile per superare questa gravissima situazione».

Quando, il 27 gennaio, a settantadue anni, è arrivato a Wuhan, la situazione che si è trovato di fronte era molto peggiore di quanto immaginasse. L’epidemia era scoppiata su larga scala e tutti gli ospedali erano affollati. «Ho visto molti ospedali accogliere centinaia di migliaia di pazienti: le code erano lunghe, i luoghi dove si effettuavano i test erano affollati e quelli per le TC intasati» dice. «Nei corridoi, i pazienti intubati erano al fianco delle persone in attesa di trovare un posto. Quella stessa notte capii che se non si fosse messa in piedi un’enorme azione di prevenzione e non si fossero adottate misure molto rigorose, la situazione sarebbe precipitata».

Zhang Boli ha studiato medicina cinese per tutta la vita: in quei momenti, a Wuhan, ha realizzato che la medicina tradizionale cinese, che nel corso dei secoli aveva già affrontato centinaia di epidemie e curato migliaia di persone, avrebbe potuto anche questa volta aiutare a superare la pandemia, con azioni di prevenzione e cura. Sapeva che già durante l’epidemia del 2003 i risultati dell’apporto della medicina tradizionale erano stati molto incoraggianti ed erano anche stati inseriti nelle linee guida cliniche dell’OMS per il trattamento della SARS. Così, insieme ad altri colleghi, ha aiutato a fronteggiare il Coronavirus con un metodo che combinava medicina tradizionale cinese e medicina occidentale. Dopo aver partecipato al contrasto all’epidemia di SARS, Zhang Boli ha contribuito alla nascita di diversi istituti di ricerca scientifica come il Centro di medicina basata sulle evidenze e la Piattaforma di gestione dei dati presso l’Università di medicina tradizionale cinese di Tianjin. Con il diffondersi della nuova epidemia di Coronavirus, la TUTCM ha utilizzato questa piattaforma per reagire rapidamente all’emergenza e per formulare in breve tempo indagini epidemiologiche sulle sindromi da Covid-19, definendo un trattamento clinico integrato di medicina tradizionale cinese e occidentale. Inoltre, insieme al professor Liu Qingquan, che è anche membro del Gruppo di esperti sulla prevenzione dell’epidemia, sotto la supervisione dell’Hubei Provincial Hospital of Integrated Chinese and Western Medicine  e del Traditional Chinese Medicine (TCM) Hospital  di Wuhan, sono state condotte ricerche cliniche sul trattamento della nuova polmonite attraverso un metodo che integrasse medicina tradizionale cinese e occidentale.

All’inizio di febbraio il professor Wang Chen, segretario generale del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, ha proposto la creazione di “cabin hospital” per il trattamento di pazienti con sintomi lievi. Zhang Boli ha sostenuto pienamente questa idea, raccomandando in quelle strutture l’utilizzo della medicina tradizionale cinese. Zhang Boli e il professor Liu Qingquan, che sono anche membri del Gruppo direttivo centrale, hanno indirizzato una lettera al Gruppo sottolineando come la medicina tradizionale cinese e quella occidentale abbiano ciascuna i loro punti di forza e offrano vantaggi complementari, potendo concentrarsi sui pazienti meno gravi per liberare i letti destinati a curare i pazienti in condizioni più critiche. Da questa idea nascerà l’ospedale Jiangxia Cangfang, che utilizzerà principalmente la medicina cinese per la cura dei pazienti.

 

Il 12 febbraio Zhang Boli si è posto alla guida di un gruppo di medici di medicina tradizionale cinese composto da 209 persone. Questo team, il Team nazionale di medicina tradizionale cinese, ha operato in più di 20 ospedali a Tianjin, Jiangsu, Henan, Hunan e Shaanxi specializzati in medicina tradizionale cinese, medicina respiratoria d’urgenza, diagnostica per immagini, screening e assistenza infermieristica, e lì ha effettuato trattamenti clinici, di prevenzione e ricerca per combattere la nuova polmonite da Coronavirus con i metodi della medicina tradizionale cinese.

Oltre alla somministrazione di decotti sono stati praticati massaggi, medicazioni, azioni di pressione dell’orecchio e ai pazienti è stata prescritta la pratica del Taijiquan e del Baduanjin. Allo stesso tempo, l’ospedale ha cambiato approccio, concentrandosi sulla serenità del paziente prima ancora che sulle terapie mediche, creando un’atmosfera familiare nel cabin hospital. In seguito a una serie di trattamenti completi, i pazienti con febbre, tosse, affaticamento e altri sintomi sono significativamente migliorati, facendo regredire la polmonite.

 

Dall’apertura dei cabin hospital in cui si pratica la medicina tradizionale cinese, il 14 febbraio, l’ospedale Jiangxia Fangcai ha curato 564 pazienti con polmonite da Coronavirus lieve. Il 10 marzo è stato chiuso, nessuno dei suoi pazienti si è aggravato. La pratica seguita da questo ospedale ha anche ottenuto risultati significativi dopo essere stata adottata in altri ospedali Fangcai. Allo stato attuale, la percentuale di trattamento della nuova polmonite da Coronavirus con la medicina tradizionale cinese negli ospedali di Wuhan è aumentata dal 30 a oltre il 90%.

Per i pazienti in condizioni critiche, Zhang Boli sottolinea come il trattamento debba integrare medicina tradizionale cinese e medicina occidentale, con la medicina cinese come supporto, anche se si tratta di un supporto che può giocare un ruolo chiave. Nella diagnosi clinica e nel trattamento, Zhang Boli ha scoperto che l’uso deciso e precoce delle pratiche di medicina tradizionale cinese per pazienti in condizioni critiche ha spesso svolto un ruolo importante per aiutare a invertire il decorso della malattia. Se c’è un paziente con un basso livello di ossigenazione e una saturazione instabile dell’ossigeno nel sangue, dopo aver seguito pratiche come l’iniezione di Shengmai e aver preso decotto Dushen, la saturazione di ossigeno nel sangue del paziente si è stabilizzata in uno o due giorni.

Successivamente Zhang Boli ha scoperto che alcuni dei pazienti guariti e dimessi pativano ancora per sintomi come tosse, senso di soffocamento, palpitazioni, affaticamento. Così ha proposto di creare una nuova clinica di riabilitazione per pazienti con Coronavirus nell’Hubei Provincial Hospital of Integrated Chinese and Western Medicine  e nel Traditional Chinese Medicine (TCM) Hospital  di Wuhan per trattare questi pazienti. Con il supporto dell’Accademia cinese di ingegneria e della Fondazione Ma Huateng, Zhang Boli ha guidato l’organizzazione dello Wuhan Xiehe Hospital e dello Wuhan Traditional Chinese Hospital per realizzare congiuntamente una piattaforma per gestire la riabilitazione sanitaria del personale medico infetto in tutto il Paese, monitorare il suo stato di salute e integrare la medicina cinese e quella occidentale. In decenni di studio Zhang Boli ha notato anche la mancanza di un data base degli ingredienti e delle pratiche della medicina tradizionale cinese, il che ha compromesso seriamente il suo sviluppo. Per questo, nel 2004, ha costruito una library dei componenti e delle pratiche della medicina cinese presso la TUTCM, che raccoglie ora informazioni su più di 60.000 componenti e composti della medicina tradizionale cinese. Nel contrasto a questa epidemia, Zhang Boli ha selezionato dozzine di componenti che hanno effetti attivi sul nuovo Coronavirus e, facendo affidamento su più di 50 anni di teoria e pratica della medicina tradizionale cinese, insieme al professor Liu Qingquan ha individuato quattro farmaci relativi alle antiche prescrizioni e ai componenti della biblioteca di medicina tradizionale cinese. La prescrizione dei farmaci efficaci sottoposti a screening in Cina è stata attuata per sviluppare la pratica Xuanfei Baidu ed è stata utilizzata in un gran numero di ospedali di isolamento e cabin hospital.

Attraverso l’osservazione controllata di 120 casi nell’Hubei Provincial Hospital of Integrated Chinese and Western Medicine e in altri centri, è stato scoperto che il decotto di Xuanfei Baidu ha effetti evidenti sul miglioramento dei sintomi della nuova infezione da Coronavirus come febbre, tosse, respiro sibilante e affaticamento. Inoltre, sono state fatte osservazioni su 280 pazienti nel Jiangxia Cabin Hospital e nessuno di loro si è degenerato in casi gravi.        

«La ricetta Xuanfei Baidu è la cristallizzazione delle antiche prescrizioni della medicina cinese e della scienza e della tecnologia moderne» ha commentato Zhang Boli con i giornalisti, sottolineando che il suo team ha svolto ricerche di base sui granuli di Xuanfei Baidu giorno e notte. «Lo Xuanfei Baidu Granule è stato riconosciuto come preparazione ospedaliera e sono attualmente in corso esperimenti di tossicologia e farmacologia. Una volta completati questi controlli, si potrà dire che la ricerca nazionale sui nuovi farmaci viene condotta in accordo con i principi di quella naturale», ha dichiarato Zhang Boli.

 

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Immagine: Strumenti per la moxibustione della medicina tradizionale cinese. Crediti: dongrui / Shutterstock.com

 


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