28 marzo 2012

A 68 anni si spegne lo scrittore Antonio Tabucchi

"Nel ’64 non pensavo assolutamente al Portogallo […] Un giorno mi fermai a una bancarella per comprare un libro da leggere in treno. Ne vidi uno, di cui l’autore era un certo Fernando Pessoa, e lo comprai per due motivi: il primo perché si chiamava Tabacaria ('Tabaccheria') – un titolo poco romantico che suscitò la mia curiosità –; il secondo motivo, quello principale, perché era il libro che costava meno".  

Ci sono alcune storie che nascono dalla casualità, e segnano poi una vita intera. Quella di Antonio Tabucchi si è spenta domenica mattina all’Hospital da Cruz Vermelha, in quella Lisbona che per Tabucchi era una seconda casa, il luogo degli affetti privati, la patria dei poeti più amati. Se ne va l’autore di Sostiene Pereira, romanzo che nel 1994 gli diede fama internazionale, anche grazie alla fedele trasposizione cinematografica di Roberto Faenza con un indimenticabile Marcello Mastroianni. Se ne va uno degli autori più significativi della nostra epoca, che aveva esordito quasi casualmente, appena trentenne, dopo anni dedicati alla traduzione e alla scrittura di saggi. Finisce una storia decennale nata da un ‘incontro’ fortuito, quello di Tabucchi con Pessoa, a cui lo scrittore dedicò tantissimi scritti e saggi fin dal 1969, anno in cui pubblicò per la prima volta sulla rivista Il dramma la traduzione di un altro poema di Pessoa, O Marinheiro («Il marinaio»), che venne poi ripubblicato da Einaudi nella collana Scrittori tradotti da scrittori, una definizione che a Tabucchi piaceva molto. È infatti impossibile non ricordare il contributo fondamentale dello scrittore pisano nella diffusione dell’opera di Pessoa in Italia, autore per il quale Tabucchi sviluppò negli anni un amore viscerale, quasi un processo di identificazione che lo portò a scegliere Lisbona – dove giovedì si terranno i funerali – come sua patria d’adozione. Del resto, come una volta affermò Tabucchi: Cervantes stesso dice: «Io sono Don Chisciotte e Sancho Panza». Tabucchi era un po’ Pereira e un po’ Pessoa, e da oggi, tutti e tre, ci mancheranno, se possibile, ancora di più.