19 marzo 2012

Addio al disegnatore Moebius, l’inventore dei sogni

Disegnatore e sceneggiatore di fumetti con un’anima cinematografica, appassionato di Far West e visionario creatore di mondi fantastici, prediletto da Fellini, amico e compagno di avventure oniriche di Alejandro Jodorowsky: si è spento il 10 marzo a 73 anni Jean Giraud, che dagli anni Sessanta aveva scelto lo pseudonimo Moebius, artista della matita dalle molte anime e dall’immaginazione inesauribile. Nato nel 1938 nei pressi di Parigi aveva cominciato giovanissimo a disegnare strisce di argomento western per una rivista. E fu proprio con un personaggio di quel mondo, il Tenente Blueberry, un uomo del sud amico degli indiani, che raggiunse il successo. Ma se nel creare Blueberry trasse ispirazione dai protagonisti di tanti film d’azione e dei classici del western, da Clint Eastwood a Charles Bronson, è il cinema di fantascienza ad avere con lui un grosso debito, anche se forse si è trattato piuttosto di un rapporto privilegiato di reciproci scambi e suggestioni. Moebius fu chiamato a contribuire con il suo lavoro alla creazione dei mondi futuribili di Alien, Tron, Il quinto elemento, The abyss; ma numerosissimi sono i film che più o meno consapevolmente fanno riferimento al suo universo onirico, basti pensare a Blade runner. Anche la collaborazione con Jodorowsky, dopo il felice risultato della saga Incal, avrebbe dovuto portare alla realizzazione cinematografica del romanzo Dune di Frank Herbert, ambizioso progetto che fu invece poi compiuto da David Lynch. Tra i fondatori della rivista di culto Métal hurlant, sovvertitore dei canoni tradizionali della sceneggiatura, Moebius riuscì, con la sua libertà creativa a sdoganare definitivamente il fumetto conferendogli lo status di opera d’arte. Numerosi sono stati infatti i riconoscimenti ufficiali a lui tributati in Francia, fortunatamente quando era ancora in vita, e l’anno scorso la Fondation Cartier gli aveva dedicato una importante retrospettiva. Proprio in quella occasione Moebius aveva provato a sintetizzare in poche parole il suo modo di lavorare: “lasciare andare le briglie … restituire l' instabilità profonda tipica delle metamorfosi”.


0