07 luglio 2016

Cereali a rischio a causa del riscaldamento terrestre

È stato di recente condotto uno studio, coordinato dall’EFSA (European Food Safety Authority), che ha stabilito come il riscaldamento globale possa avere una stretta incidenza non solo sulla produzione cerealicola europea ma anche sulla sua salubrità. Come ormai risaputo la temperatura terrestre è aumentata, dall’era preindustriale di 1,5°C e questo espone i cereali, principalmente il mais, a un agente tossico della famiglia delle Aspergillus flavus. L’Aspergillus flavus fa parte dei ceppi fungini, termolabili, i quali entrano in contatto con il cereale attraverso alcuni insetti che svolgono il ruolo importante di contaminatori e di veicolatori delle spore fungine. La aflatossina B1, la forma metabolica idrossilica, possiede la caratteristica di essere genotossica con capacità di legarsi mediante legame covalente al DNA N-7-Guanina e provocare mutazione del gene soppressore p53, inducendo cancerogenesi e meccanismi immunosoppressivi. Il problema per di più nasce dal fatto che vi  è l’impossibilità per l’uomo di stabilire una soglia massima di assunzione attraverso la dieta, perciò  l’EFSA ha consigliato il mantenimento più basso possibile di tolleranza. Il regolamento stabilito dall’UE (regolamento (CE) n. 1881/2006) per porre i limiti minimi segue però delle differenziazioni in base all’utilizzo finale del cereale, ulteriori suddivisioni se si tratta di mangimi semplici e complessi o mangimi destinati ad animali produttori di latte. Una variazione di numeri importante: si passa dagli 20µg/kg per gli animali in via di sviluppo o produttori di latte ai 300µg/kg per gli animali all’ingrasso. Per prevenire l’insorgenza delle aflatossine con l’aumento della temperatura, oltre a stabilire limiti minimi, la Comunità Europea ha cercato di stabilire dei princìpi guida che intercorrono lungo tutta la filiera agro-alimentari dalla produzione, passando per lo stoccaggio per finire in “tavola”. Si consiglia di effettuare una raccolta del cereale, a un’umidità non inferiore del 20%: questo dovrebbe prevenire nei passaggi successivi una proliferazione esponenziale delle fungine. Si consiglia anche di anticipare i tempi di raccolta e di prestare maggiori accortezze durante la fase di essiccamento; quest’ultima è ritenuta una fase cruciale, poiché gli shock termici dell’essiccamento potrebbero indurre spaccature sulla superficie del mais, attraverso le quali si facilita la  penetrazione/contaminazione dell’aflatossina B1. Per adesso queste restano giuste accortezze di tutela, ma una soluzione definitiva sembra ancora non esserci, sebbene gli studi stiano puntano a fornire strumenti utili alla prevenzione del problema quali agenti di biocontrollo e piante resistenti al fungo.

 


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