9 agosto 2020

La dimensione comunitaria e social(e) della lettura

 

I gruppi di lettura sono una comunità di persone, di lettori per lo più appassionati che, di solito con cadenza mensile, si incontrano in uno spazio neutro, spesso una biblioteca ma non solo, per condividere e scambiare idee e riflessioni su un libro letto da ciascuno da solo e scelto dal gruppo per essere commentato insieme.

Il gruppo si dà il tempo di ascoltare cosa ciascuno ha trovato nelle pagine di uno stesso libro e ciascuno legge pensando di restituire al gruppo la propria esperienza. Chi partecipa a questa pratica sa che la lettura si fa più attenta, più profonda e più generosa del solito. La lettura che nasce, come sempre accade, privata, preparandosi ad essere messa in comune è come se diventasse migliore. Qualcosa che ha a che vedere con i beni relazionali e il capitale sociale di cui tanto si parla[1].

In tal senso il gruppo esprime una dimensione della lettura in linea con l’idea di comunità intesa come la migliore manifestazione possibile dei rapporti umani e della vita sociale, approfondita per la prima volta dal sociologo tedesco Ferdinand Tönnies nel 1887 nell’opera Gemeinschaft und Gesellschaft[2], attecchita nelle scienze sociali e arrivata alla contemporaneità con gli scritti di Zygmunt Bauman[3].

Il fenomeno dei gruppi di lettura non è nuovo anche se in Italia è sicuramente più recente che altrove. Negli ultimi anni nel nostro Paese questa esperienza di carattere emotivo, cognitivo e sociale si è molto diffusa: non c’è un censimento ufficiale ma guardando alla Rete dei gruppi di lettura osserviamo una stratificazione iniziata più o meno dieci anni fa e che oggi conta 635 gruppi distribuiti da nord a sud[4]. Questa dimensione quantitativa del fenomeno – che a me pare un po’ sottostimata per la verità – ha una sua rilevanza, ma molto più interessante è osservare le sue molteplici sfaccettature e numerose buone pratiche[5]. Non entro nel merito portando esempi che risulterebbero solo riduttivi perché le pratiche sono davvero interessanti e tutte meritevoli di approfondimento: si va dai gruppi di lettura tematici a quelli dedicati a singoli autori, dai gruppi pensati per fasce d’età a gruppi generalisti, ci sono gruppi che nascono in biblioteca ma anche in case private, a scuola, nelle università e in luoghi di lavoro, gruppi che si spostano in rete se necessario – come è stato durante il lockdown – o che nascono pensati sin dall’inizio in ambiente digitale.

Proprio a partire dall’ambiente – o dal setting della lettura – possiamo spostarci dalla dimensione comunitaria della lettura appena descritta a quella social (che non è sinonimo di sociale), guardando per esempio a quel gruppo di lettura allargato che sono le piattaforme di social reading ma anche a ciò che si dice e si fa sui social network generalisti. Queste piattaforme ci offrono la possibilità di studiare ed analizzare i cosiddetti user generated content (UGC), ovvero le conversazioni dei lettori e le parole sui libri, di cui rimane una traccia (digitale) in questi spazi in cui la lettura di libri oggi si sta profondamente riconfigurando e il cui principale “effetto collaterale” è la raccolta di una mole impressionante di dati[6]. Big data ma anche small data, terreno fertile per l’etnografia digitale (o netnografia), approccio utilissimo per mappare e descrivere i comportamenti delle comunità in rete[7].

Perché e soprattutto per chi è importante guardare con attenzione a queste pratiche?  

Per chi si occupa di studiare i comportamenti di lettura e lavorare nella direzione della sua promozione credo che confrontarsi con queste “comunità ermeneutiche”, in presenza o in rete, sia estremamente più utile che fermarsi alla medietà – che esiste nei grafici ma non nella realtà – offerta dalle statistiche tradizionali sulla lettura di libri che consentono di analizzare la sua diffusione o, quasi sempre, la sua flessione ma con lo sguardo rivolto essenzialmente al passato e senza poter avere una capacità non dico predittiva ma introspettiva.

La dimensione comunitaria dei gruppi di lettura, ma anche quella social, si configura come un laboratorio naturale in cui è possibile studiare questioni specifiche e rilevanti e intercettare importanti indizi per mettersi sulle tracce della lettura e provare a rispondere alla domanda: dove sta andando? Una questione che i gruppi di lettura ci consentono di osservare in modo nitido è, per esempio, non la disintermediazione, di cui tanto si parla, ma il crescente bisogno di mediazione e di filtri sfuggenti alle forme più tradizionali nella cultura orizzontale[8].

Proprio questo è uno dei motivi per cui la biblioteca è tra i luoghi privilegiati per la manifestazione della dimensione comunitaria della lettura. Non solo perché le biblioteche offrono spazi sicuri, accessibili, gratuiti, ma soprattutto perché in biblioteca, oltre ai libri, evidentemente, ci sono professionisti della lettura – i bibliotecari – capaci di mettere in atto scelte, modalità, azioni utili a guidare i lettori, scandendo i tempi dell’ascolto, guidando nell’interpretazione con professionalità e competenza. Su questo terreno, spostandoci dal comunitario al social, incontriamo gli “influencer della lettura”, i bookstagrammer (su Instagram), i booktuber (YouTube) ecc. che offrono ai lettori spesso deboli e disorientati ma curiosi una forma di mediazione più “alla pari”[9].

La dimensione comunitaria della lettura non è a mio avviso pane per i denti dei soli studiosi di libri, biblioteche ecc. Il fenomeno mi pare in generale particolarmente interessante in un momento come quello che stiamo vivendo nel quale il distanziamento – e non il contatto – è la chiave per sentirsi davvero parte di una comunità. Rimanendo nell’ossimoro, non è superfluo ricordare che molti lettori hanno scoperto cosa sono i gruppi di lettura proprio nel momento in cui gli incontri potevano realizzarsi soltanto a distanza.

Il senso di comunità nella ricostruzione che ci aspetta è forse la prima cosa che andrà riempita di nuovi significati e dalle pratiche dei gruppi di lettura si può imparare moltissimo. Il presupposto è naturalmente l’idea che la lettura non è una attività altra rispetto alla vita ma una pratica che consente di attribuire alla vita stessa uno stile, una forma e un senso.

È superfluo ricordare perché è importante sapere dove sta andando la lettura: discutere di libri, dare un senso alle storie e attribuire un significato alle proprie esperienze di lettura è un qualcosa che ha a che vedere con l’identità che costruiamo di noi stessi, con l’empatia e la capacità di comprendere gli altri. Tutte abilità che la lettura consente di esercitare e che nella dimensione del gruppo trovano forse la loro massima manifestazione.

 

[1] Pierpaolo Donati, Relational Sociology. A new paradigm for the Social sciences, London -New York Routledge, 2011. Id., Scoprire i beni relazionali. Per generare una nuova socialità, Soveria Mannelli, Rubettino, 2019.

[2] In Italia Comunità e Società esce nel 1963 per Edizioni di Comunità.

[3] Penso a Voglia di comunità (Roma-Bari, Laterza, 2001) e al postumo Di nuovo soli: un’etica in cerca di certezze (Roma, Castelvecchi, 2018).

[4] https://www.biblioclick.it/SebinaOpac/article/mappa-gdl/mappa-gdl?sysb=gdl

[5] Luigi Gavazzi, I gruppi di lettura. Come, dove e perché leggere insieme, Milano, Editrice Bibliografica, 2019. Una riflessione densa e interessante su questa pratica è stata realizzata dal Forum del Libro ed è disponibile qui https://forumdellibro.org/

[6] Le reti della lettura. Tracce, modelli, pratiche del social reading, a cura di Chiara Faggiolani e Maurizio Vivarelli, Milano, Editrice Bibliografica, 2016.

[7] Robert V. Kozinets, Netnography. Doing ethnographic research online, London, Sage Publications, 2010.

[8] Giovanni Solimine, Giorgio Zanchini, La cultura orizzontale, Roma-Bari, Laterza, 2020.

[9] Solo per fare un paio di esempi penso al successo de La Setta Dei Libri, pagina Instagram che conta 36,9 mila follower o di Francesca Crescentini, in arte Tegamini, con 107 mila follower su Instagram, vincitrice  con il suo blog (http://www.tegamini.it/) della categoria “miglior sito letterario” nel 2018 e nel 2019 dei Macchianera Internet Awards e inserita nell’autunno del 2018, da Il Sole 24 Ore nella sua classifica dei 10 book-blogger italiani più influenti.

 

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