24 gennaio 2013

Ecco le tecnologie (europee) del futuro

E così, senza troppe sorprese, il grafene (il materiale del futuro secondo i suoi molti fan), si è aggiudicato uno dei due superfinanziamenti da 1 milione di Euro ciascuno messi in palio della Commissione Europea con il programma FET (Future and Emerging Technologies). Ve ne avevamo parlato su queste pagine (Anno nuovo scienza nuova), annunciando che la decisione della Commissione era attesa per fine gennaio e sarebbe stata uno degli eventi chiave dell'anno per scienza e tecnologia. L'annuncio ufficiale arriverà in effetti in una conferenza stampa a Bruxelles la mattina di lunedì 28, ma ormai la notizia è trapelata, rilanciata anche dalla rivista Nature. Dei sei progetti in gara, che spaziavano dalle scienze sociali alla robotica all'informatizzazione della medicina, hanno vinto “Graphene” (dedicato alla ricerca e sviluppo sulle applicazioni di questo materiale) e “Human Brain Project”, un consorzio che punta a costruire un modello completo del cevello umano al computer. Entrambi i progetti, che coinvolgono centinaia di ricercatori sparsi per tutta Europa, avranno ora dieci anni per realizzare i loro ambiziosi obiettivi, e riceveranno fondi in parte dalla Commissione, in parte dai Paesi che li sostengono.  “Graphene” era dato per favorito quasi dall'inizio della competizione: il materiale che dà il nome al progetto, costituito da un foglio di atomi di carbonio dello spessore di un solo atomo (descritto spesso come “una rete da pollaio fatta di atomi di carbonio”) è apparso fin dalla sua prima “apparizione” in laboratorio nel 2004 come un materiale dalle molte e importanti applicazioni. Con le sue grandi capacità di condurre corrente elettrica e calore, e di essere usato per creare materiali di grande resistenza, potrebbe rivoluzionare i settori dell'energia, dell'elettronica, della meccanica. Consentirà di produrre transistor più efficienti e forse un giorno sostituirà il silicio nell'industria dei semiconduttori; potrà essere usato come sensore, nei microscopi elettronici; è impermeabile ai gas e potrebbe servire a creare filtri più efficienti; le sue proprietà elettriche lo rendono adatto a costruire batterie, display e pannelli solari più efficienti di quelli attuali. E i ricercatori scoprono nuove proprietà e nuove possibili applicazioni quasi ogni giorno. Aggiungiamo che nel consorzio che proponeva il progetto c'erano la bellezza di due premi Nobel, Andre Geim e Konstantin Novoselov, i due fisici dell'Università di Manchester premiati nel 2010 a Stoccolma proprio per il loro lavoro sul grafene. La solidità della proposta e il curriculum dei ricercatori calzava al pennello per un programma, appunto Future and Emerging Technologies, che voleva premiare tecnologie ancora agli inizi, ma con il chiaro potenziale di rilanciare la crescita economica e l'innovazione in Europa. Qualche sopresa in più per il secondo vincitore, Human Brain Project: un programma, guidato da Henry Markram dell'Università di Losanna, che rispolvera il vecchio sogno di una simulazione al computer del cervello umano: l’idea è di gettare in pasto a supercomputer di nuova generazione (a loro volta in parte ispirati al funzionamento del nostro cervello) l’enorme mole di informazioni generata dalle neuroscienze, per arrivare a una macchina che riproduca il cervello umano a tutte le scale (dai singoli neuroni alle funzioni cognitive principali). E prevedere, per esempio, come una lesione possa portare nel corso di anni a una malattia psichica, o come le condizioni maturate durante lo sviluppo possano influenzare la personalità. Secondo i suoi proponenti, lo Human Brain Project porterà progresso in campo medico, e di riflesso anche nel campo della computazione, perché avrà come ricaduta lo sviluppo di nuovi processori e nuove tecnologie informatiche che prenderanno a prestito alcuni aspetti dell'organizzazione del sistema nervoso. I progetti vincitori entreranno ora nella cosiddetta fase di ramp-up, con un finanziamento di 54 milioni di euro per i prossimi 30 mesi. Le fasi successive saranno sostenute dal nuovo programma di finanziamenti alla ricerca della UE, Horizon 2020.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0