28 febbraio 2021

Sulle spalle di un gigante cieco

Quando tra i componimenti di Field Work (1979) il poeta Seamus Heaney interroga la Sibilla chiedendole che ne sarà di noi, del destino dell’uomo, del futuro dell’umanità, l’antica veggente gli risponde con versi inaspettatamente chiari: «La mia gente pensa ai soldi/ e parla del tempo. Il suo futuro è cullato da piattaforme petrolifere/ su singoli e avidi steli…».

È certo indicativo che la Sibilla, nel XX secolo, dopo anni e anni di misteri ed enigmi, abbia cominciato a parlare del futuro con chiarezza e precisione. Che abbia individuato le cause dell’impoverimento umano e del disastro ambientale con riferimenti precisi, sotto gli occhi di tutti: l’ossessione per il denaro, l’estenuante corsa produttiva, la sconsiderata estrazione del petrolio. È come se l’avvenire, mai come oggi, si mostrasse continuamente di fronte a noi con tutta la sua violenza, ma la nostra risposta fosse sempre una irragionevole negazione. Come se il rumore bianco della catastrofe potesse essere ignorato o contrastato dal nostro ostinato silenzio.

La poesia di Heaney termina così:

 

Il suolo su cui abbiamo posato l’orecchio così a lungo

è scorticato e calloso, e nelle sue interiora

s’è accampato un empio auspicio.

La nostra isola è piena di rumori sconsolati. (trad. M. Sonzogni)

 

Ecco, questi «rumori sconsolati», sembra che siano stati intercettati già qualche anno prima, nel 1976, anche dallo scrittore italiano Carlo Cassola nel suo saggio Il gigante cieco (da poco ripubblicato da Minimum Fax). Un’opera che potrebbe apparire, a una prima lettura, di inquietante lungimiranza, ma che in realtà possiede un dono di gran lunga maggiore della semplice lungimiranza, e questo dono è la concreta visione della realtà. Cassola si accorge del mondo che ha attorno, e riesce a intuire la disastrosa circostanza storica in cui si trovava, e in cui ci troviamo noi oggi, perché guarda al mondo con gli stessi occhi della Sibilla di Heaney, con la stessa sincerità e preoccupazione. Cassola decide di non ignorare che l’umanità sta andando incontro al proprio annientamento e allora si oppone a quell’ostinato e generale silenzio e comincia a scriverne con lucido furore: «L’umanità cammina verso il proprio annientamento: non dovremmo tentare di impedirlo? Non dovremmo prenderlo per un braccio, questo gigante cieco, e indurlo a cambiare direzione? Sarebbe un forzargli la mano, certo: ma quando mai la politica è stata qualcosa di diverso?».

Ritorneremo dopo sull’affascinante immagine dell’umanità vista come «gigante cieco», per il momento ci preme riflettere sull’ultimo interrogativo dell’autore della Ragazza di Bube: qual è il ruolo della politica nell’impedire che l’umanità si distrugga con le sue mani?

Cassola sottolinea un preoccupante paradosso: nella storia dell’uomo, l’umanità non è mai stata tanto intelligente, non ha mai disposto di un progresso tecnologico, culturale, economico, civile, tanto grande; eppure, allo stesso tempo, nella sua politica, nell’amministrazione di questo enorme patrimonio tecnologico, culturale, economico, civile, non è mai cambiato nulla: «Gli uomini del ventesimo secolo non sono selvaggi che si battono con le lance e le frecce o belve che si battono con i sassi e i bastoni; sono selvaggi e belve che hanno a disposizione le armi micidiali fabbricate dall’intelligenza. Giacché civile è diventata solo l’intelligenza; la politica, quanto meno la politica estera, è rimasta barbara». L’inconciliabilità del binomio politica e intelligenza è il punto cruciale su cui si basa qualsiasi nostra riflessione sul domani: in che modo queste due realtà possono essere risanate, riportate a unità? Dal momento che l’enorme progresso a nostra disposizione è «cieco» senza lo sguardo della politica; e viceversa, la politica non può pensare di non prendere in considerazione le implicazioni morali che quel tipo di progresso comporta.

Che fare, allora? Per Cassola, bisogna recuperare la proposta fatta da Platone 2400 anni fa e da Voltaire 200 anni fa, ovvero far gestire il potere ai filosofi e agli artisti, che sono, secondo alcuni, i filosofi del nostro tempo. «Di speculazione sono incapaci i politici ma sono incapaci anche i tecnocrati. Gli uni e gli altri sono disabituati a vedere le cose in grande. […] Chi è tutto preso dai problemi tattici, non riesce a pensare in termini strategici. Ciò di cui abbiamo bisogno è un pensiero che non corra dietro il piccolo ma vada dietro al grande».

A questo punto, l’immagine del gigante, acquista ancora più fascino e interesse. Perché pare richiamare quel vecchio adagio per cui saremmo, tutti noi, «nani sulle spalle dei giganti». La risposta di Cassola si tradurrebbe, in questa prospettiva, in una nuova scalata su quelle spalle, per allenare la vista alla grandezza, provare a pensare «in termini strategici». Per riuscire finalmente a scongiurare, una volta per tutte, l’ossessione per il denaro, l’estenuante corsa produttiva, la sconsiderata estrazione del petrolio, di cui parlava la Sibilla.

C’è solo un dubbio che ci assale. Soltanto un’esitazione ci trattiene dall’immediata ascensione: e se i giganti, sulle cui spalle noi nani abbiamo provato a salire in passato e oggi, fossero nel frattempo diventati ciechi? Se provando a salire adesso ci accorgessimo del vuoto nelle loro pupille, della loro incapacità a leggere il presente? La risposta di Cassola avrebbe bisogno di un’integrazione. Alla cecità dei giganti, dovremmo rispondere trovando nuovi giganti; anzi, il compito sarebbe più difficile, da nani dovremmo noi stessi diventare giganti, dovremmo trovare il coraggio per essere i giganti del futuro.

In effetti, all’inizio del suo vaticinio, la Sibilla aveva parlato a Heaney di una nostra metamorfosi: «Credo che la nostra stessa forma sia destinata a cambiare. / Cani in un assedio. Ricadute nei sauri. Formiche». Ma a volte anche la Sibilla guarda male da lontano.

 

Riferimenti

Seamus Heaney, Poesie, Meridiani Mondadori, Milano 2016.

Carlo Cassola, Il gigante cieco, Minimum Fax, Roma 2021.

 

Immagine: Impianto di perforazione petrolifera. Crediti: Maximov Denis / Shutterstock.com

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