19 giugno 2014

I mondiali della bomboletta

11 giugno 2014: domani alle 22:00 ora italiana attaccano i mondiali di calcio. Brasile-Croazia, mica da ridere! Per me i mondiali sono un appuntamento imperdibile: li aspetto per quattro anni, quando arrivano è una festa. Peccato, soltanto, che durino tanto poco: io li farei durare tre mesi e li celebrerei tutti gli anni, guarda un po'! Era così quando ero ragazzino, è così adesso. E se campo cent'anni (il che è del resto del tutto improbabile), quando avrò cent'anni sarà ancora così. Qualcuno, negli anni dispari, prova a consolarmi: dai, in fondo tra europei e mondiali ogni due anni puoi contare su una competizione internazionale di livello. Già, però vuoi mettere i mondiali? Chi te le dà partite come Iran-Nigeria o Costa d’Avorio-Giappone? Solo i mondiali, appunto. Poi c’è chi cerca di consolarmi con le olimpiadi, ma casca proprio male. Le olimpiadi, per me, sono come il balletto: vai all'opera, tutto funziona come se la gente dovesse cantare, vivaddio, e invece sgambetta e basta... Ecco, l'inferno me lo immagino così: qualcosa con il balletto eternamente al posto dell'opera, e il tiro con l'arco e il sollevamento pesi eternamente al posto di una bella partita di calcio. Buon mondiale a tutti: a chi se li gode, a chi storce il naso; a chi li trova insopportabili, a chi, come me, li trova meravigliosi.

 

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13 giugno, Spagna-Olanda, primo tempo. La Spagna fa il suo solito tiki-taka, Iniesta monumentale in verticalizzazioni plurime, venticinque minuti per metabolizzare un 'nueve' vero, Diego Costa, dopo anni di falsi 'nueve', rigore (non c'era) propiziato appunto da Diego Costa, rete di Xabi Alonso, 1-0, palla al centro, sembra fatta. Olanda messa male in campo, mediocre in molti dei suoi effettivi, Robben e Sneijder lontani centinaia di metri dal povero van Persie, il quale, solo soletto come uno stilita, non tocca palla per quarantaquattro minuti o giù di lì. Un gol fatto e mancato da entrambe la parti: Sneijder subito, David Silva, bravissimo anche in copertura, verso la fine del tempo. Poi, come un lampo imprevisto, una visione repentina, van Persie: cross da metà campo, cinquanta metri di lancio, tuffo dalla lunetta o giù di lì, palla che sale e ridiscende disegnando un arco di rara armonia, Casillas uccellato, gol formidabile, bellissimo. Gli dèi del calcio sono così: la Spagna domina con indolenza sfrontata, l'Olanda prova solo di rimessa, senza lampi; poi a un tratto il colpo di genio, la trovata micidiale. Sembrava in discesa, per la Spagna, ma io adesso non saprei per chi scommettere. Un pronostico? Non lo so, davvero: forse Spagna, ma forse. Mantissa fulminea, bipartita: a) in tre partite almeno quattro sviste arbitrali, sia pure di diversa grana e gravità; b) tra i non pochi problemi della Spagna, due stanno cominciando a farsi vistosi: si chiamano Casillas e Piqué. Buon secondo tempo a tutti. (Poi è andata a finire come sappiamo: 5 pappine dell’Olanda alla Spagna, Piqué disastroso, Casillas non ne parliamo: mi aspettavo sorprese, questo è vero, ma fino a questo punto proprio no…)

 

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13 giugno, Cile-Australia. L’oscar della tenerezza va dritto dritto a Mark Bresciano, vecchia conoscenza del calcio italico. Nell’imminenza della partita, all’ingresso in campo delle squadre, un bambino, tra i molti che accompagnano i giocatori verso il centro del campo, arranca a fatica sostenendosi a un paio di stampelle. Arrivato alla meta, si accorge di avere gli scarpini slacciati. Solo che per lui piegarsi a terra, allacciarseli, tornare in piedi, è operazione a tal punto faticosa che proprio non se la sente, sotto gli occhi di tutto lo stadio e di milioni di telespettatori. Bresciano se ne accorge, gli è a un passo, e sapete che fa? Si accovaccia con un bel sorriso e allaccia gli scarpini al bambino, che ricambia con un sorriso ancora più raggiante. Bello, no?

 

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14 giugno. Ai mondiali del Brasile due novità 'tecnologiche' da far ridere i polli. C'è una punizione dal limite? Bene, l'arbitro fa sistemare la palla, poi fa undici passi, poi estrae dal taschino una bomboletta (sembra schiuma da barba) e traccia un rigo sull'erba. Non plus ultra, guai a voi! La cosa incredibile è che i giocatori in barriera (com’era bello, un tempo, vederli avanzare in blocco, impercettibilmente, quasi a far finta di nulla, fischiettando in aria, all'appressarsi dello scocco del tiro!), bene, il bello è che i giocatori in barriera non fanno una grinza: la prendono sul serio, la schiuma da barba, tutti dietro la riga sghemba, come tanti soldatini in fila. Dove andremo a finire, di questo passo? Ancor più risibile la tecnologia, pare avanzatissima, che permette di verificare se la palla abbia o meno oltrepassato per intero la riga di porta. Niente di male se ce lo facessero vedere in occasione dei cosiddetti gol fantasma. Solo che fino adesso di gol fantasma neanche l'ombra: tutte palle finite fino in fondo al sacco, gol chiari come il sole, limpidi, indiscutibili, e infatti indiscussi. La regia però, inesorabile, a ogni gol manda il disegnino: vedete?, la palla è entrata! Certo che è entrata, l'abbiamo visto tutti! Sarebbe come chiamare l'occhio di falco, al tennis, su palle dentro di 48 centimetri, o 58, o 68, a scelta. La nemesi perfetta sarebbe un guasto del macchinario in occasione di un gol fantasma vero: è entrata o no? E chi lo sa, la macchina si è rotta proprio adesso... Il solito implacabile guardiano delle regole cerca di farmi persuaso del fatto che schiuma da barba e disegnini sono più che mai benvenuti. Gli rispondo così: la tecnologia serve quando serve. Ad esempio, se non si sa se la palla è dentro o fuori, la tecnologia non soltanto è benvenuta, ma è necessaria. Che però la Fifa, per cattiva coscienza, imponga adesso alle televisioni di tutto il mondo di mandare il disegnino con la palla e la linea di porta anche nel caso di gol limpidi e solari, che vede chiunque, e sui quali non c'è proprio nulla da discutere, è, appunto, risibile. (Poi alla Fifa qualcuno deve averglielo detto, che era ridicolo, perché da qualche giorno a questa parte lo scempio ha smesso di darsi, deo gratias). Quanto alla schiuma da barba, perché non erigere, allora, un piccolo vallo di Adriano, davanti alla barriera? Che so, una Maginot mignon, una Grande Muraglia in miniatura, così siamo sicuri che nessuno bara: chi avanza va a sbattere e si rompe il naso, vuoi vedere che non si muove più nessuno? Che i giocatori in barriera cerchino di avanzare a piccoli passi verso la palla nell'imminenza del tiro sarà fuori regola, ma è umano, vivaddio: umano, e dunque non solo tollerabile, ma bello, persino, proprio perché è una umanissima debolezza, perché è naturale. Poi sta all'arbitro verificare la correttezza dell'esecuzione: se la barriera avanza, o avanza troppo, la punizione si ripete. Mi si dice: 'non succede mai'. D'accordo, non succede mai, o almeno, succede assai di rado. Non me ne importa nulla: meglio gli umanissimi passettini verso la palla dei giocatori in barriera che questa ridicola metamorfosi degli arbitri in barbieri.


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