04 aprile 2012

Il genio del futuro? Una mente collaborativa

Dobbiamo forse prendere atto di una sorta di ‘rivoluzione copernicana’ del concetto di intelligenza; da sempre siamo abituati a considerarla una qualità del singolo, a giudicarla nel percorso scolastico con valutazioni individuali, ad esaltare la figura del genio che con un guizzo consente all’umanità di fare un salto in avanti e aprire nuovi scenari. Ma forse non è proprio così, o non soltanto così. Ne è convinta l’Ocse, che ogni tre anni conduce un’indagine in diversi Paesi (63 quest’anno), selezionando tra i 5000 e i 10.000 studenti delle superiori e sottoponendoli al PISA (Programme for International Students Assessment), un test per valutare la qualità dei sistemi scolastici nazionali. Il test di quest’anno è ancora in corso e i risultati si sapranno molto più avanti, ma quello già in preparazione per il 2015 prevede una novità: una valutazione del ‘collaborative problem solving’, ovvero della capacità degli studenti di ottenere un risultato con il lavoro di squadra. La crescita esponenziale delle conoscenze, soprattutto in alcuni settori, e la conseguente iperspecializzazione rendono impossibile per il singolo padroneggiare campi che siano al di fuori delle proprie specifiche competenze: solo la capacità di individuare le diverse sfaccettature di una questione, la propensione a scambiarsi informazioni utili, l’elasticità nel cooperare per il raggiungimento di un obiettivo possono trasformare una straordinaria mole di informazioni in una miniera di soluzioni per problemi complessi: l’intelligenza del futuro dunque è collettiva. E anche la scuola allora dovrà avere un suo ruolo nello sviluppare lungo tutto l’iter scolastico, a cominciare dalle elementari, quelle facoltà che renderanno gli studenti dei cittadini attivi e partecipi di un mondo in continua espansione. Giocare in squadra si può, anzi forse si deve.


0