20 febbraio 2012

Tutti al museo: a capodanno, a Ferragosto, di notte

La fine dell’anno è sempre tempo di bilanci, anche per i musei. Il direttore degli Uffizi di Firenze annuncia con soddisfazione l’affluenza record registrata nel 2011: 1.766.435 visitatori, il maggior numero di presenze mai rilevato nella storia del museo (con un incremento del 6,99% rispetto al 2010). A Venezia la Collezione Guggenheim ha ottenuto un’affluenza di 401.299 visitatori, con un aumento del 14% rispetto all’anno precedente. Registrano buoni risultati anche iniziative particolari come l’apertura straordinaria e gratuita di musei e aree archeologiche in occasione delle festività natalizie e di Capodanno, con un incremento del 12,46% rispetto al 2010. Dati positivi anche per le aperture di Ferragosto o per iniziative come La notte dei musei a Roma, che negli ultimi tre anni ha mostrato una crescita progressiva di affluenza. È vero che siamo ancora molto lontani dai successi ottenuti, per esempio, dai musei francesi (Louvre 8,8 milioni di visitatori, Reggia di Versailles 6,5, Museo d’Orsay 3,1) e che soltanto vere star come i Musei Vaticani (5 milioni) possono reggere il confronto. Ma il turismo culturale funziona, e si conferma come uno dei settori con maggiori possibilità di sviluppo nella nostra malandata economia. E dunque deve essere sostenuto, incentivato, favorito perché possa dare i suoi frutti. Certo non in tutti i casi la situazione è così rosea; per un museo che fa il pienone ci sono un’infinità di realtà più piccole, o solo dimenticate, che rimangono deserte. Ma forse c’è qualcosa che deve cambiare più radicalmente nel modo di concepire i luoghi dell’arte; smettere di pensarli come semplici contenitori statici, proporli come luoghi conviviali e di aggregazione, scommettere sui bambini (e perché no, anche sugli adulti) con laboratori pratici e attività dinamiche, favorire l’accesso con orari amichevoli. Forse in qualche caso basterebbe solo farsi conoscere; molti musei non si sa nemmeno che esistono. Perché i dati riportati sopra dimostrano che se accompagnati per mano, se invitati con calore, i cittadini al museo ci vanno eccome.


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