07 maggio 2014

La mal-edizione di Pamela Moore

Pubblichiamo in anteprima un brano di Maledizioni. Processi, sequestri e censure a scrittori e editori dal dopoguerra a oggi, anzi domani, di Antonio Armano (BUR, pagg. 575, euro 20). Il brano è tratto dal capitolo sul processo a Cioccolata a colazione di Pamela Moore (e il suicidio dell'autrice), bestseller degli anni '50 che sarà ristampato a settembre da Mondadori.

 

La sentenza che assolve Cioccolata a colazione - Chocolates for Breakfast il titolo originale, ovvero Cioccolatini a colazione - arriva il 26 ottobre del ’64, quattro anni dopo il sequestro del libro e quattro mesi dopo il suicidio dell’autrice. Pamela Moore si è tolta la vita il 7 giugno 1964, una domenica. Come in altri processi a romanzi stranieri, l’unico imputato è l’editore italiano, Alberto Mondadori, un habitué ormai delle aule di tribunale.

Si legge nelle carte processuali che «il comportamento incriminato» riguarda gli anni dal ’57 al ’60. In quel periodo, non proprio breve, il libro supera le centomila copie solo in Italia.

A Elio Vittorini non sembrava granché, ma ha dato parere favorevole alla pubblicazione sulla scia del successo negli Stati Uniti e Francia: «Sarebbe da scartare per il suo valore intrinseco» scrive in una nota della segreteria editoriale del 10 ottobre del ’56 «ma l’avviata pubblicità produrrà altra pubblicità, ne farà un caso, e quindi, commercialmente, varrà la pena assicurarselo. Non per la Medusa, tuttavia. Direi piuttosto per il Girasole».

La lettera, insieme ad altre che riguardano questa autrice, si trova alla fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Sulla copertina della prima edizione, domina la scena una bottiglia di whisky. Anche se il titolo richiama roba dolce il libro risultava un «cocktail di precocità sessuale, disperazione e suicidio tra gli adolescenti dei quartieri alti…». E «un libro sulle ragazze ma non per ragazze».

Dopo la denuncia e il sequestro che arrivano tardi, tardissimo, nel momento di massima gloria del romanzo, quando ormai circolavano da anni montagne di copie, Mondadori molla il colpo coi successivi libri della giovanissima Pamela Moore: The Horsy Set e The Exile of Suzy-Q. Non li considerava all’altezza dell’esordio o ha strizza di macchiarsi la fedina penale, messa a repentaglio cosi tante volte? Com’è rischioso il mestiere di editore, anche in tempo di pace e democrazia, nei favolosi anni Sessanta. Così si fa avanti la Sugar che è nata apposta per prendersi qualche rischio in più e li manda in libreria tutt’e due come Il maneggio e Baby da un miliardo.

In una lettera del 25 marzo 1963 Alberto Mondadori scrive alla Moore: «Ritengo che The Horsy Set possa nuocere alla Sua reputazione letteraria in Italia e avere un’influenza negativa sul processo. Per queste ragioni la cosa migliore è che The Horsy Set non venga pubblicato in Italia né dalla mia né da altre case editrici».

Poi il suicidio. Cosi La Stampa del 9 giugno ’64: «Con un colpo di carabina alla bocca, la giovane scrittrice Pamela Moore si è tolta la vita. Esponente della nuova ondata letteraria statunitense, la romanziera era considerata in un certo modo come l’equivalente americano di Françoise Sagan. Il suo primo libro, Cioccolata a colazione, un’opera spregiudicata ispirata alle esperienze di una giovanissima, l’aveva rapidamente collocata nella élite degli autori più venduti d’America. Il cadavere della Moore, che aveva 26 anni, è stato trovato dal marito, l’avvocato trentenne Adam Kanarek, al suo rientro nell’appartamento di Brooklyn dove la coppia alloggiava. Kanarek ha trovato la moglie nel suo studio: il cadavere giaceva accanto a una macchina per scrivere. Il volto della donna era sfigurato; a pochi centimetri di distanza, c’era la carabina calibro 22 da cui era partito il colpo mortale. Kanarek, ripresosi dallo choc dell’atroce spettacolo, si è precipitato con l’angoscia nel cuore nella stanza accanto, ma qui giunto ha tirato un respiro di sollievo: Kevin, il figlioletto di nove mesi, dormiva tranquillamente nella sua culla. La Moore non ha lasciato alcun biglietto per spiegare le ragioni del suo tragico gesto. Nel mettere ordine tra le carte della morta, la polizia ha trovato tre o quattro fogli di appunti. Appartenevano alla prima bozza dell’ultimo libro che Pamela Moore stava scrivendo. Sotto il titolo provvisorio di Kathy, la scrittrice stava modellando una figura di donna angustiata da difficoltà nella vita matrimoniale e da tendenze suicide. È probabile che il personaggio non fosse solo frutto di immaginazione, ma avesse carattere autobiografico».


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