08 maggio 2012

La pillola non va giù

La questione della contraccezione è tornata a giocare un ruolo nel dibattito pubblico in America: i vescovi cattolici si sono nuovamente opposti alla decisione dell’amministrazione Obama di obbligare ogni datore di lavoro ad offrire assicurazioni sanitarie che coprano anche le spese per la contraccezione. Dopo un iniziale ricompattamento, nel mese di gennaio, delle varie anime politiche e teologiche del cattolicesimo americano attorno alla posizione dei vescovi, la soluzione di mediazione offerta nelle settimane scorse da Obama (che consente agli enti cattolici di non pagare direttamente per le pratiche contraccettive dei loro dipendenti) ha rilanciato la palla nel campo dei cattolici, che sono tornati a dividersi secondo le linee politico-ideologiche ormai consuete: i cattolici liberal nel campo del Partito democratico, i cattolici conservatori col Partito repubblicano. I vescovi affermano che obbligare i datori di lavoro a pagare, sia pure indirettamente, per pratiche mediche contrarie ai loro valori costituisce una violazione della libertà religiosa, la libertà più sacra e fondativa di tutte le altre nell’esperienza costituzionale americana http://usccb.org/news/2012/12-048.cfm. I cattolici che invece hanno accettato la soluzione di mediazione di Obama affermano che i vescovi fanno un uso disinvolto dell’idea di “libertà religiosa”, non tenendo conto del fatto che un domani, in nome dello stesso principio, i mormoni potrebbero chiedere il ritorno alla legalità della poligamia e i Testimoni di Geova potrebbero rifiutare, in ospedali da loro gestiti, di somministrare trasfusioni di sangue a chi ne avesse bisogno http://ncronline.org/blogs/distinctly-catholic/usccbs-statement-religious-liberty. I cattolici meno allineati ai vescovi (e meno disponibili a farsi associare alla lotta dei repubblicani contro la riforma sanitaria di Obama) hanno l’impressione che i vescovi cattolici tentino di vincere dal punto di vista legislativo una battaglia che hanno perduto dal punto di vista culturale, specialmente dall’enciclica di Paolo VI Humanae vitae del 1968 in poi: la grande maggioranza delle donne cattoliche americane (alcuni dati parlano del 95%) fa uso regolare di sistemi contraccettivi. Ma non si tratta soltanto di un dibattito interno ai cattolici, che peraltro in America sono ideologicamente più divisi sulla questione della contraccezione di quanto non lo siano i cattolici di altri continenti, come ha raccontato in modo esemplare e drammatico un libro pubblicato qualche anno fa da una storica cattolica, Leslie Tentler http://www.amazon.com/Catholics-Contraception-American-Catholicism-Twentieth-Century/dp/0801474949/ref=ntt_at_ep_dpt_1. Si tratta anche di un dibattito sul ruolo della religione nella vita pubblica americana, nella quale gli spazi di “laicità” (concetto europeo, che notoriamente non esiste nel vocabolario intellettuale americano) si sono drasticamente ridotti negli ultimi anni, a dispetto del principio costituzionale della “separazione tra Stato e chiesa”. La Corte Suprema ha recentemente stabilito che nel caso in cui un ente religioso sia anche datore di lavoro, per quell’ente religioso non valgono le leggi sull’impossibilità di licenziare per motivi discriminatori, anche nel caso che il lavoratore non sia un ministro del culto, perché sta alle chiese e non alla legislazione stabilire cosa sia un “ministro del culto” http://www.pewforum.org/Church-State-Law/The-Supreme-Court-Takes-Up-Church-Employment-Disputes-and-the-%E2%80%9CMinisterial-Exception%E2%80%9D.aspx. Il recente dibattito sulla contraccezione prosegue su questa linea, affidando alle chiese (che sono anche enormi enti datori di lavoro: la sola “Catholic Health Association” rappresenta più di 600 ospedali gestiti da cattolici negli USA che hanno trattato 85 milioni di pazienti nel 2005; ci sono negli Stati Uniti oltre 230 università cattoliche con circa settecentomila studenti cattolici e non cattolici, e decine di migliaia di dipendenti non cattolici) il potere di decidere sulle pratiche mediche dei dipendenti (che siano fedeli di quella chiesa o no, non importa). È uno dei frutti di un sistema sanitario che è “employer-based”, cioè basato sul datore di lavoro e non basato sul diritto del singolo cittadino di ricevere cure mediche dal sistema pubblico, né basato sul dovere del singolo cittadino di pagare o ricevere sussidi per comprare un’assicurazione medica privata. In un sistema in cui tutto è privato, le chiese americane (e quella cattolica è la più grande oggi, con circa 70 milioni di fedeli, il 23% della popolazione totale) si ritrovano nella posizione di esercitare un potere non paragonabile alle chiese di nessun altro paese occidentale, di far valere di fronte al potere politico una dottrina morale che notoriamente la gran parte dei membri della loro chiesa non condivide, e di imporla anche su tutti i lavoratori che non sono membri della loro chiesa. Tra i temi cari alle “culture wars” politico-teologiche in America la contraccezione si aggiunge ora al tema principale, quello dell’aborto, che domina dalla sentenza della Corte Suprema “Roe vs. Wade” del 1973 in poi. La questione è tanto più importante se si tiene presente che su questi temi – aborto prima, contraccezione poi - la chiesa cattolica ha sempre anticipato e trainato dietro di sé anche le altre chiese non cattoliche in America, in particolare quelle evangelicals.


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