08 maggio 2012

Secolarismo e politica americana

Uno dei dogmi della politologia americana, da oltre trent’anni ad oggi, è l’importanza del “voto religioso”, specialmente il voto dei cristiani (cattolici ed “evangelicals” in particolare) per le elezioni presidenziali. Due dati storici confermano il ruolo del voto religioso: da Reagan in poi la politicizzazione dell’evangelicalismo americano ha ridefinito il volto ideologico del Partito repubblicano, e negli ultimi decenni nessun presidente è stato eletto senza la maggioranza del voto dei cattolici (Kennedy nel 1960 raccolse circa l’80% dei voti dei cattolici, Obama nel 2008 il 54%) http://www.pbs.org/godinamerica/view/. Questo dogma è probabilmente destinato a rimanere importante per i risultati delle prossime elezioni presidenziali del novembre 2012, ma deve essere interpretato insieme ad un altro dato, relativamente nuovo per la cultura politica americana: la percentuale crescente di americani che si dichiarano “atei” o “agnostici” o “non affiliati”. Il centro di ricerca CARA della Georgetown University di Washington, DC (CARA: Center for Applied Research in the Apostolate) ha calcolato che, dato il numero crescente di americani privi di una fede religiosa che orienti il loro voto, il presidente Obama avrebbe bisogno per essere rieletto solo del 44% del voto dei cristiani (una percentuale molto bassa, per gli Stati Uniti). In sintesi, la parte di elettorato non religioso è cresciuta talmente negli ultimi anni che per il Partito democratico perdere una parte degli elettori religiosi non comporta più un rischio, o almeno non un rischio tanto grave come nei cicli elettorali precedenti. http://nineteensixty-four.blogspot.com/2012/03/new-catholic-vote-quiet-rise-of.html Il Presidente Obama potrebbe quindi perdere la maggioranza del voto cattolico e protestante ma vincere comunque la rielezione, perché nel 2012 Obama potrebbe giovarsi di una sezione dell’elettorato demograficamente crescente, come demograficamente crescente era nel 1960 per Kennedy l’elettorato cattolico: quella dei “none/others”. Infatti sono cresciuti quelli che nelle statistiche sugli orientamenti elettorali secondo l’affiliazione religiosa sono usualmente definiti “none/others” (nessuna religione) http://www.pewforum.org/Topics/Religious-Affiliation/. C’è da chiedersi se la loro crescita abbia influenzato negli ultimi mesi la strategia politica della Casa Bianca, che, se non proprio cercato, ha certamente non evitato lo scontro con la chiesa più importante d’America, la chiesa cattolica in merito al “mandato” della riforma sanitaria di Obama di estendere la copertura assicurativa anche per le spese per la contraccezione e anche per i dipendenti di enti cattolici www.treccani.it/piazza_enciclopedia_magazine/cultura/la_pillola_non_va_giu.html Questo potrebbe rappresentare un’inversione di tendenza di lungo periodo. Le elezioni del 2004 avevano rappresentato un campanello di allarme per il Partito democratico, che aveva perso quelle elezioni anche per l’incapacità di fare appello all’elettorato religioso: secondo la definizione del columnist cattolico liberal del Washington Post, E.J. Dionne, “il Partito democratico scoprì Dio negli exit polls delle elezioni del novembre 2004”. Alle elezioni del 2008 i Democratici sembravano aver imparato la lezione e aver puntato su un candidato, Obama, che era stato capace di parlare un linguaggio comprensibile dai cristiani d’America, cattolici e non, e specialmente a quella parte di America religiosa che cresce dal punto di vista demografico: neri e latinos. http://www.pewforum.org/Politics-and-Elections/The-Religion-Factor-in-the-2008-Election.aspx Per le elezioni del 2012, e per il futuro della geografia politico-religiosa d’America, la ricerca del CARA apre una prospettiva interessante. Dato che gli elettori religiosi bianchi sono in maggioranza e sempre più repubblicani, il Partito democratico riuscirà a mantenere la sua maggioranza di elettori religiosi non bianchi riuscendo a fare appello contemporaneamente ad un elettorato agnostico o “secolarista”?


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