25 luglio 2021

Lo spazio di una storia

 

Le nostre vite sono un catasto di geografie tradite.

Proviamo a spiegarci. Ogni geografia, per esistere, deve possedere dei confini definiti: uno spazio fisico compare sulle nostre mappe soltanto entro le linee chiuse che gli restituiscono una forma. Le nostre case, una serie di quadrati e rettangoli. La Sicilia, un perfetto triangolo. L’Italia, un comodo stivale.

Dove sta, allora, il tradimento? 

Il tradimento è l’elemento istitutivo di qualsiasi geografia. Il tradimento è il racconto che si fa di quelle geografie, che le fonda e le ricostruisce: infatti, fin da bambini sappiamo – è una conoscenza pregressa, innata – che casa nostra non si riduce certo al perimetro di quella serie di quadrati e rettangoli che abitiamo; casa nostra, in realtà, ogni giorno può allargarsi a dismisura, o restringersi fino alla claustrofobia, trasformarsi nel luogo di battaglie storiche, di viaggi interstellari, di incontri impensabili. È una geografia continuamente tradita dal nostro immaginario, dalla nostra capacità di lettura dell’altrove, dal nostro desiderio dell’altrove. Naturalmente, lo stesso vale per le nostre città, per i nostri Paesi, per il nostro pianeta: nessuna geografia sembra essere sufficiente abbastanza per contenere una storia.

Ecco, quanto spazio occupa una storia?, potremmo chiederci. Quant’è grande il racconto dell’Iliade, delle Mille e una notte, del Gattopardo?

Sono interrogativi (assurdi, ce ne rendiamo conto) che si rafforzano soprattutto quando si entra in una libreria. È una sensazione strana, difficile è rendersi conto delle concrete dimensioni di luogo pieno di libri; confondersi tra gli scaffali, le pagine, le copertine, le quarte è disorientante. In libreria si finisce sempre per smarrirsi, anche se questa conta uno spazio calpestabile di appena 19 mq, come La stanza di carta a Palermo.

In effetti, più che a una libreria, l’aspetto della Stanza di carta fa pensare alla torre di un alchimista: per entrare nell’antro dei sortilegi si superano alcune vetrine che custodiscono rare prime edizioni (in alto) e una studiata selezione di editori siciliani (in basso); il suo cuore si trova subito dopo, ed è composto da un monumentale tavolo circolare, dove introvabili libri di antiquariato stanno accanto alle ultime novità di Sellerio. All’interno di quel perimetro circolare, il concetto di novità trova una nuova accezione, una diversa formula: non è quello che è uscito ieri o l’altroieri, ma ciò che tu, curioso lettore, hai trovato oggi, e che mai ti saresti aspettato di incontrare.

E ce ne sono tante, di novità, da trovare (o da cui farsi trovare), in questa stanza in via Giuseppe D’Alessi, al centro del capoluogo siciliano, che è vero, sarà piccola, ma basta alzare lo sguardo – badando di rallentare la frenesia dello sguardo – per accorgersi che le sue pareti sono altissime, raggiungono, dicono, i sei metri d’altezza, e sono completamente tappezzate di libri.

Adesso, sarebbe lecito chiedersi (per continuare la serie di domande assurde), come fa una libreria di appena 19 mq calpestabili e sei metri d’altezza a contenere tutte le storie che custodisce al suo interno. Non ha paura di esplodere, che gli scaffali si ribellino al peso dei racconti, che il monumentale tavolo ceda all’agitarsi dei volumi sopra di esso?

Il suo libraio, Piero Onorato, è tranquillo, come ogni buon alchimista sa che l’incantesimo si innesca solo quando il contenuto del veleno viene versato. Finché i libri non vengono letti, finché non trovano il lettore giusto, non c’è rischio che gli spazi che contengono escano fuori dalle loro pagine, che strabordino rivelando quella realtà parallela e smisurata di cui tutti noi abbiamo empiricamente coscienza. È un segreto alchemico, a quanto pare, come la pietra filosofale. Il cui processo non ammette che qualcosa sia affidato al caso.

Infatti, per preservare la sua raffinata alchimia, per continuare a restare così per come è, La stanza di carta non potrebbe permettersi niente di diverso, il suo unico locale non potrebbe essere più spazioso né il tetto più basso. Né tantomeno potrebbe trovarsi in una via che non sia via Giuseppe D’Alessi: buia traversa della famosa via Maqueda, prende il suo nome dal battiloro ricordato come «il Masaniello siciliano», che nel 1647 guidò la rivoluzione che mise a ferro e fuoco Palermo, e le cui gesta vennero successivamente ricordate dallo scrittore Nino Savarese (1882-1945) nel romanzo storico Il capo popolo, recentemente ripubblicato dall’editore (anche stavolta palermitano) il Palindromo.

Questa informazione, d’altronde, la ricaviamo da un altro volume palindromo, che fa il paio al nome della libreria, e che non può che trovarsi proprio lì, nelle vetrine basse dell’ingresso: si intitola infatti Palermo di carta, l’autore è Salvatore Ferlita, e ha inaugurato nel 2013 una felice collana, Le città di carta, ideata dai due editori del Palindromo, Francesco Armato e Nicola Leo, e diretta dallo stesso Ferlita insieme a Fabio La Mantia.

Ma cosa sono Le città di carta?

Sono delle guide letterarie, delle mappe raccontate che, con l’ausilio di romanzi e raccolte di versi, di diari e saggi di scrittori e scrittrici moderni e contemporanei, restituiscono al lettore la stratigrafia letteraria di uno spazio urbano. Il tentativo di comporre la geografia delle voci che costituiscono (e costruiscono) lo spazio delle città. Di ritracciare tutte le volte che l’immaginario letterario tradisce la realtà, la rende doppia, la nasconde o l’aumenta, la imita o la reinventa.

Il verbo rintracciare, per Le città di carta, ha una doppia valenza. Perché questi volumi sono delle mappe raccontate, come abbiamo scritto, ovvero sono composti da capitoli che descrivono di volta in volta la presenza letteraria all’interno di un vicolo, di un quartiere, di una piazza. Ma non è tutto. Le città di carta sono anche delle mappe vere e proprie, che vengono allegate ai libri della collana, e segnano minuziosamente i punti in cui la penna di uno scrittore ha generato una realtà parallela, offrendo anima a una via altrimenti anonima.

Finora sono state sette le città scandagliate: Palermo, Catania, Roma, Milano, Torino, Genova, Trieste. Il titolo più recente, invece, amplia il concetto di spazio urbano, e comprende l’intero Stretto di Messina. Inoltre, uno dei libri della collana ha già avuto un aggiornamento: nel 2019, infatti, è uscita Palermo di carta plus, sempre di Salvatore Ferlita, che ha continuato la sua opera di topografia fantastica aggiungendo delle nuove, indispensabili tracce come i luoghi della famiglia Florio ripresi dalle pagine dei Leoni di Sicilia di Stefania Auci o gli oscuri camminamenti delle indagini di Leonardo Sciascia.

Dicevamo prima, riguardo al processo alchemico, che niente è affidato al caso. E anche stavolta è così. Perché Le città di carta all’interno della Stanza di carta non sono che un altro studiato mise en abyme, realtà dentro realtà, geografia dentro geografia, tradimento dentro tradimento, storia dentro storia. Noi dentro noi: dove i piani si confondono, e si finisce sempre per smarrirsi.

 

Crediti immagine: connel / Shutterstock.com

 

 


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