29 maggio 2018

A Parigi la conferenza per la pacificazione della Libia

Una conferenza internazionale sulla riunificazione e pacificazione della Libia è stata convocata a Parigi per oggi, 29 maggio, dal presidente Emmanuel Macron. L’attivismo della Francia in Libia e in generale nell’Africa nordoccidentale ha caratterizzato fin dall’inizio la presidenza di Macron, che vorrebbe proporsi come mediatore in un’area di crisi che desta molte preoccupazioni in Europa, anche per il proliferare del fondamentalismo armato e del traffico di esseri umani. Il protagonismo francese ha prodotto in passato contrasti con l’Italia; in questa occasione Parigi tende a sottolineare la collaborazione e un lavoro comune, “mano nella mano”, proponendo una visione positiva delle relazioni tra i due Paesi che ha lasciato qualche perplessità negli osservatori.

L’appoggio italiano al governo di Tripoli, guidato da Fayez al-Sarraj non è stato condiviso pienamente da Parigi, che ha sempre attribuito un ruolo preponderante al generale Khalifa Haftar e al governo di Tobruk. L’incontro del 29 maggio parte proprio dal presupposto che si possa superare questa divisione territoriale tra Tripolitania e Cirenaica, unificando e pacificando il Paese. Soprattutto si auspica l’avvio di un processo che porti a elezioni democratiche entro il 2018.

In questa prospettiva, alla conferenza di Parigi sono stati invitati il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, il comandante del Libyan National Army (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh e Khaled al-Mishri, il presidente dell’Alto consiglio di Stato. Inoltre, sono state invitate tutte le principali forze che si contendono il controllo del territorio e le delegazioni di diciannove Paesi fra i quali i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU, l’Italia, le diverse potenze regionali e le nazioni confinanti.

La base di un possibile accordo è il piano di pace presentato nel settembre 2017 dall’inviato ONU per la Libia, Ghassan Salamé, che naturalmente sarà presente; i partecipanti saranno sollecitati a sottoscrivere un piano di azione che prevede anche sanzioni internazionali per chi tenterà di boicottare il processo di pace e di riunificazione.

La conferenza non parte però con le migliori prospettive di successo; le ultime settimane sono state caratterizzate da una recrudescenza delle tensioni e dell’attivismo fondamentalista. Inoltre, due giorni prima dall’avvio della conferenza tredici milizie libiche hanno fatto circolare un documento congiunto in cui annunciano che non parteciperanno poiché non si sentono rappresentate e non vogliono ingerenze esterne. Tra i firmatari, anche le milizie di Misurata, che da molti anni pesano fortemente sugli equilibri interni alla Libia. Emmanuel Macron ostenta ottimismo, ma l’avvio di un reale processo di ricostruzione democratica e unitaria non è affatto scontato.

 

Crediti immagine: ANSA/EPA


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