14 dicembre 2020

Accordo con Ungheria e Polonia: un compromesso per far ripartire l’Europa

La presidenza tedesca dell’Unione Europea (UE) ha raggiunto un compromesso con la Polonia e con l’Ungheria sul tema dello Stato di diritto; su questa base i due Paesi hanno ritirato il veto al bilancio pluriennale (Multiannual Financial Framework, MFF) del 2021-27 e al Next Generation EU (NGEU), lo strumento temporaneo previsto per stimolare la ripresa dopo la pandemia. Potranno avere così attuazione i programmi relativi al rilancio dell’economia contenuti nel Recovery Fund.

La mediazione dovrà essere sottoposta al vaglio del Consiglio dell’UE e del Parlamento europeo, ma ci sono già molti segnali da parte dei governi e dei gruppi parlamentari che indicano che l’accordo sarà approvato; quella che appare una vittoria di Angela Merkel che rafforza l’Unione Europea, per alcuni osservatori rappresenta però un compromesso che scalfisce alcuni fondamentali principi.

L’obiettivo di Polonia e Ungheria era quello di rimuovere la clausola che permette di congelare i fondi europei in presenza di violazioni dello Stato di diritto denunciate dalla Commissione europea e certificate dalla Corte di giustizia. Hanno ottenuto solo parzialmente i loro scopi senza che tutta la questione venga rimessa in discussione: rimane la regola, ma cambiano le procedure di applicazione e quindi i tempi. Il meccanismo delle sanzioni potrà essere avviato dalla Commissione soltanto dopo un pronunciamento sul merito della Corte di giustizia; inoltre deve essere riscontrato un legame effettivo tra la violazione e la gestione di fondi europei. In concreto la clausola non verrà applicata alle politiche polacche sulla famiglia né a quelle ungheresi sulla gestione dei flussi migratori; i governi polacco e ungherese potranno così gestire presso il proprio elettorato il mantenimento di alcuni punti irrinunciabili e il successo in una battaglia condotta nel nome della sovranità nazionale.

Il compromesso appare costruito da Angela Merkel in modo tale che tutti possano dichiararsi vincitori: l’Unione Europea perché mantiene il punto che bisogna rispettare lo Stato di diritto per far parte della costruzione europea, l’Ungheria e la Polonia perché sull’immediato possono  ricevere i fondi senza modificare alcune scelte di politica interna cha hanno caratterizzato i rispettivi governi, l’Italia, la Francia e altri Paesi fortemente penalizzati dalla pandemia che potranno utilizzare il Recovery Fund come una forte spinta al rilancio, la Germania perché evita nuove lacerazioni e chiude con un successo il suo semestre di presidenza. Una parte dell’opinione pubblica rimane naturalmente con l’impressione che l’Unione Europea sia tenuta in piedi soltanto sulla base di interessi, che possono anche essere nel tempo mutevoli, senza una forte visione strategica e un’identità di valori; una costruzione, già indebolita dalla Brexit, che nel medio periodo potrebbe rivelarsi fragile.   

 

Immagine: Angela Merkel (28 gennaio 2011). Crediti: World Economic Forum swiss-image.ch/Photo by Remy Steinegger [Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)], attraverso www.flickr.com

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