4 luglio 2022

Al via il semestre di presidenza ceca dell’UE

Non c’è dubbio che la guerra in Ucraina e le sue conseguenze saranno al centro del semestre in cui la Repubblica Ceca terrà le redini del Consiglio dell’Unione Europea. Cominciati venerdì 1° luglio sotto la pioggia di Litomyšl, i prossimi sei mesi saranno politicamente molto difficili da gestire: fra tensioni transatlantiche e necessità di evitare un razionamento energetico in inverno che potrebbe far scricchiolare il sostegno a Kiev nel conflitto contro la Russia. Diciannove commissari europei, guidati dalla presidente Ursula von der Leyen, sono volati nella città della Boemia orientale per la tradizionale prima trasferta che dà inizio al nuovo semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione. Le discussioni fra la Commissione e il governo ceco «hanno riguardato prima di tutto la sicurezza energetica dell’Unione Europea (UE), la guerra in Ucraina e la ricostruzione post-bellica», ma, recita il comunicato stampa ufficiale, «è stato anche trovato il tempo» (sic!) di discutere di transizione verde e digitale, resilienza dell’Unione e protezione della democrazia.

 

Il bilancio della presidenza francese

L’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo ha ribaltato completamente l’ambiziosa agenda della presidenza di turno francese per il primo semestre 2022. Una campagna elettorale per la presidenza della Repubblica dai toni duri e dall’esito per nulla scontato hanno poi complicato ulteriormente il compito dell’Eliseo. Tuttavia, il semestre UE appena concluso può certamente essere considerato un successo per Parigi, che ha coordinato una risposta compatta dei 27 all’invasione dell’Ucraina, senza mai abbandonare gli sforzi diplomatici per tentare prima di scongiurare e poi di concludere il conflitto voluto da Vladimir Putin. Oltre a sei pacchetti di sanzioni contro la Russia, risultato per nulla scontato e frutto di decine e decine di riunioni diplomatiche, Emmanuel Macron è riuscito a portare a casa anche una serie di accordi su temi chiave per l’agenda UE, che vanno dall’ambito energetico (il pacchetto Fit for 55) al digitale (Digital Markets Act e Digital Service Act). Non solo, è stata coordinata a tempo di record l’accoglienza per un numero di rifugiati che non si era mai visto in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, con la decisione storica e inedita di attivare la direttiva europea sulla protezione temporanea.

Una serie di successi oggettivi a cui si aggiunge un ultimo passo puramente politico, che ha segnato la conclusione del semestre a guida francese: la concessione all’Ucraina e alla Moldova dello status di Paese candidato a entrare nell’UE. Una decisione ancora più significativa se si considera che proprio Macron nel 2019 si oppose all’inizio dei negoziati con Macedonia del Nord e Albania per l’ingresso nell’Unione, di fatto congelando qualsiasi altro allargamento verso est.

Se c’è un rimpianto con cui le président ha terminato il primo semestre del 2022 è quello di non aver portato a casa l’accordo sulla tassazione minima delle multinazionali, in linea con quanto deciso a livello di G20 e OCSE. Un veto a sorpresa dell’Ungheria, che appare una rappresaglia contro il blocco della Commissione UE al suo Piano di ripresa e resilienza, ha fatto saltare il banco dell’Ecofin all’ultimo minuto, affossando per il momento una delle proposte su cui Parigi puntava maggiormente.

 

Le sfide per Praga

L’Europa come compito” (in inglese “Europe as a task”) è il motto scelto dalla Repubblica Ceca per il suo semestre di presidenza dell’UE, che riprende un celebre discorso del presidente ceco Václav Havel nel 1996. Cinque sono le priorità su cui Praga ha deciso di puntare e tre di queste sono direttamente legate al conflitto in corso in Ucraina: gestione della crisi dei rifugiati e della ripresa postbellica dell’Ucraina; sicurezza energetica; rafforzamento delle capacità di difesa dell’Europa e della sicurezza del cyberspazio; resilienza strategica dell’economia europea; resilienza delle istituzioni democratiche.

Petr Fiala, accademico di centrodestra in carica da poco più di sei mesi, la cui nomina aveva fatto il giro del mondo per le condizioni insolite in cui si era verificata (il presidente Miloš Zeman, positivo al Covid-19, era in sedia a rotelle chiuso in una grande teca di vetro), dovrà ora dimostrare la sua caratura politica. L’idea che potesse essere il miliardario Andrej Babiš, primo ministro dal dicembre 2017, a guidare il Paese nel semestre di presidenza veniva visto con preoccupazione a Bruxelles e in altre capitali europee. L’ex premier, uscito sconfitto alle elezioni dello scorso autunno, era noto per le sue posizioni euroscettiche e da anni è anche al centro delle attenzioni delle istituzioni dell’Unione per possibili conflitti d’interesse sull’assegnazione di fondi UE a compagnie a lui legate.

La gestione della crisi energetica sarà certamente il primo banco di prova per il governo ceco, e forse anche il più complicato da gestire. In caso di taglio delle forniture da parte della Russia, l’Unione non può più permettersi una risposta disordinata com’è successo durante le prime fasi della pandemia.

 

 Immagine: Petr Fiala (17 dicembre 2021). Immagine: Trancz / Shutterstock.com

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