10 agosto 2022

Allarme democrazia in Nicaragua

Esiste un Paese in America Latina di cui si parla troppo poco. Esiste un Paese in America Latina che si sta convertendo nella Corea del Nord del subcontinente: opposizione al bando e isolamento continentale. Vediamo nel dettaglio il perché di affermazioni tanto drastiche e preoccupanti. La repressione è cominciata nel 2018, nel momento in cui i difensori dei diritti umani, gli intellettuali, gli studenti, i lavoratori, i politici sono stati messi nelle condizioni di soccombere o di lasciare il Paese. La situazione interna è di grande preoccupazione in materia di Stato di diritto, democrazia e protezione dei diritti umani. È recente la notizia che con una riforma approvata dall’Assemblea nazionale, controllata dal suo partito, il Frente sandinista per la Liberazione nazionale, Daniel Ortega, padre padrone del Nicaragua, ha cancellato la libertà di cattedra eliminando il contributo statale – in altre parole il budget – alle università considerate ribelli. È questo solo un esempio di una serie di misure dell’esecutivo che evidenziano una stretta alle libertà e ai diritti nel Paese centroamericano, che avviene dopo che i leader politici dell’opposizione sono stati incarcerati o costretti all’esilio; e forse le parole più belle sull’esilio forzoso le ha espresse Gioconda Belli, una scrittrice molto famosa in patria e all’estero, costretta all’esilio in Spagna: «A volte mi sento vuota di qualsiasi altra cosa che non sia questo impeto feroce di fare qualcosa che possa salvarla (la patria, nda), fare la differenza. So che c’è poco che io possa portare al mio Paese a livello pratico. Ci sono giorni in cui vorrei dimenticarlo».

Un impeto feroce, come quello che la sinistra democratica prova contro il regime dopo la condanna per cospirazione contro gli interessi nazionali di Dora María Téllez, leggenda della sinistra latinoamericana, la Comandante Dos, che è in carcere ormai da più di un anno, ridotta ad una larva umana e costretta a passare le sue giornate al buio di una cella spoglia; ciò accade dopo la morte in carcere del prigioniero politico Hugo Torres, sottoposto a torture fisiche e psicologiche. Questa serie di misure avviene dopo l’espulsione del nunzio apostolico e la persecuzione di molti sacerdoti che si oppongono alla deriva autoritaria del regime con la sola arma a loro disposizione, il magistero. Lo scorso 12 marzo, il papa aveva considerato grave e ingiustificata l’espulsione del nunzio, una decisione unilaterale che non rifletteva, a suo avviso, i sentimenti della popolazione nicaraguense, profondamente cattolica. Ma tant’è: non si è ritornati su questa decisione. Persino il capo missione della Croce Rossa Internazionale è stato espulso dal Paese.

Misure eccezionali, poi, sono state prese contro le ONG: per loro è stata emanata una legge di controllo, e il risultato è che più di 1.200 organizzazioni della società civile sono state chiuse, con grave pregiudizio per la popolazione più fragile visto che le organizzazioni della società civile avevano ed hanno un enorme peso in molti settori come la sanità (molto attive con la pandemia da Covid-19) e la formazione, e si dedicano per lo più a programmi sociali e di sviluppo umano. Nessuna pietà è stata mostrata neppure contro gli artisti che nei loro testi denunciavano le nefandezze del regime: per lo più sono stati allontanati e costretti all’esilio o costretti a tacere. Persino l’Accademia nicaraguense della lingua è stata dichiarata fuori legge, cosa che ha fatto gridare a Sergio Ramírez, intellettuale nicaraguense ed ex presidente della Repubblica, che in Nicaragua si è messa fuori legge la “parola”.

Il Paese, poi, è uscito dalla Organizzazione degli Stati Americani, organizzazione accusata di essere un braccio dell’imperialismo statunitense oltre che uno strumento politico di intervento e dominazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Tra le ultime misure varate vi è anche la decisione di dichiarare decaduti cinque sindaci dell’opposizione, sostituiti con altrettanti sindaci sandinisti, misura che ha fatto gridare alla adozione di un sistema a partito unico in Nicaragua, ad un attacco nei confronti della volontà popolare e della autonomia municipale. Il regime Ortega-Murillo, la moglie di Ortega e sua vicepresidente, è sempre più isolato internazionalmente. Anche in America Latina i segnali sono inequivocabili. Quest’anno aveva dato un primo segnale il Cile di Gabriel Boric. Il neopresidente aveva invitato alla cerimonia di insediamento presidenziale dello scorso 11 marzo i due intellettuali che abbiamo menzionati, Gioconda Belli e Sergio Ramírez, che se fossero in patria sarebbero in prigione per le loro posizioni apertamente contrarie al regime. Ultimo episodio è stato la cerimonia per il quarantatreesimo anniversario della caduta del dittatore Somoza celebrato a Managua. Il solo invitato internazionale di rango è stato il primo ministro di Saint Vincent e Grenadine, Ralph Gonsalves.

 

Ma forse non tutto è perduto. Il presidente del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Federico Villegas, ha nominato i tre membri indipendenti del Gruppo di esperti in diritti umani sul Nicaragua. Questa è una notizia che molti attendevano: si tratta della creazione di un gruppo di esperti indipendenti del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che investigheranno sulle violazioni dei diritti umani compiute in Nicaragua e, se possibile, ne identificheranno anche gli autori. Tale meccanismo dovrebbe indagare sui fatti avvenuti negli ultimi 4 anni, a partire dal 2018. Secondo questo progetto, la ricerca di un canale di comunicazione con il governo ha come obiettivo quello di risolvere aspetti cruciali nell’ambito dei diritti umani, come per esempio la possibilità di aprire un canale umanitario per le persone esiliate, la liberazione di più di 170 prigionieri politici, e il risarcimento ai familiari delle vittime della repressione del 2018. È molto probabile che il regime si rifiuti di collaborare con questo organismo, come del resto ha già fatto con altri simili, ma il lavoro degli esperti sarà comunque prezioso per avere una mappa dell’attuale situazione politica e dei diritti umani in Nicaragua.

È intervenuta su questo tema anche Michelle Bachelet, alto commissario ONU per i Diritti umani ed ex presidente del Cile, che ha chiesto che Ortega liberi i prigionieri politici incarcerati durante le votazioni dello scorso anno, in cui – ricordiamo – Ortega è stato eletto per un quinto mandato.

Sono spinte che andrebbero rafforzate per colpire più da vicino il regime di Ortega-Murillo: la situazione, come abbiamo cercato di mettere in evidenza, è disperata. La rivoluzione sandinista, a cui tanti avevano guardato nel mondo come a un movimento di liberazione nazionale, è ormai un pallido ricordo.

 

Immagine: Repressione della polizia contro i giornalisti che hanno cercato di coprire la notizia della cattura della candidata presidenziale Cristiana Chamorro, Managua, Nicaragua (2 giugno 2021). Crediti: Jeiner Huete_P / Shutterstock.com

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