25 gennaio 2023

America Latina: una nuova occasione per l’integrazione regionale?

 

Lo scorso 24 gennaio si è svolto a Buenos Aires il VII vertice dei presidenti dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC, Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños [1]). Un’occasione che i governi progressisti – maggioranza nella regione – hanno usato per rilanciare l’agenda di integrazione latinoamericana, rimasta lettera morta negli ultimi anni. Oltre ai discorsi di rito, dal vertice di Buenos Aires vengono alcuni segnali interessanti sul momento politico che vive la regione. Erano presenti 33 Paesi della regione, tredici capi di Stato e di governo [2]. Il più atteso il neopresidente brasiliano, Luis Inácio Lula da Silva. Con lui, il Brasile ritorna alla CELAC, dopo il ritiro deciso nel 2020 dall’ex presidente Jair Bolsonaro.

 

Con il ritorno del Brasile e di Lula, la CELAC e i progetti di integrazione latinoamericani acquisiscono maggiore forza. Lula è un integrazionista convinto, il sostegno alla Patria Grande è una caratteristica che condivide con molti leader progressisti nella regione, contrapposta alla visione dei settori più conservatori, tradizionalmente meno interessati a questo tipo di istanze. «Uniti possiamo rafforzare la pace e il multilateralismo» ha detto Lula. Che poi, insieme al presidente argentino, Alberto Fernández, ha annunciato l’avvio di un progetto per l’istituzione di una moneta comune. Non una moneta unica, come l’euro, ma l’utilizzo di una terza moneta per sostituire il dollaro statunitense, attualmente utilizzato per gli scambi commerciali tra i due Paesi. Lula e il suo ministro dell’Economia, Fernando Haddad, hanno indicato l’importanza di rafforzare il Mercosur (il Mercato Comune del Sud, l’accordo di libero scambio tra Uruguay, Paraguay, Argentina, Brasile). Ma il progetto è in crisi da tempo e di recente è seriamente minacciato dall’annuncio di un accordo commerciale tra Cina e Uruguay, guidato dal presidente di centrodestra Luis Lacalle Pou. Gli aderenti al Mercosur sono obbligati a negoziare tutti insieme accordi con Paesi terzi, mai da soli. Per questo, l’iniziativa uruguaiana mette in discussione la validità dell’accordo. Dal canto suo, l’Uruguay risponde che i ripetuti stalli lo hanno convinto a rompere gli indugi e avanzare in un’intesa individuale con la Cina. Lo stallo più noto è quello dell’accordo con l’Unione Europea, non ancora ratificato.

Il vertice di Buenos Aires è l’ultimo atto della presidenza pro tempore argentina della CELAC, il cui bilancio è sostanzialmente positivo. Fernández, in difficoltà nel proprio Paese a causa delle profonde divisioni nella coalizione peronista che lo sostiene, ha puntato a consolidare il profilo internazionale, scommettendo sulla presidenza dell’organismo CELAC. La sua presidenza ha rivitalizzato un organismo caduto in disgrazia e gli ha permesso di portare la voce dell’America Latina in vari summit internazionali, come il G7 di Amburgo, le sessioni ONU e il Summit delle Americhe. Per i prossimi dodici mesi, la presidenza toccherà all’isola caraibica di Saint Vincent e Grenadine, con il primo ministro Ralph Gonsalves. Quest’anno, ad ottobre, si voterà per le elezioni presidenziali in Argentina. I sondaggi indicano una vittoria della coalizione conservatrice del PRO (Propuesta Republicana) e quindi un cambio di governo alla Casa Rosada. E ciò potrebbe svuotare gli impegni di integrazione regionali – come la moneta comune – che sta assumendo il governo argentino in questi giorni. 

Nonostante l’importante presenza di capi di Stato e di governo, si sono notate tre assenze. La prima è quella del presidente venezuelano Maduro, che ha annullato all’ultimo momento la sua presenza. C’era il rischio di «un attentato coordinato dall’ambasciata USA e dalla destra argentina» ha detto Maduro. Un centinaio di persone si sono riunite davanti all’Hotel Sheraton, sede del vertice CELAC, per protestare contro il governo Maduro. «È stato prudente, ha evitato lo show mediatico dei conservatori argentini» ha dichiarato un altro assente, il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador. Quest’ultimo ha inviato un messaggio accennando a un generico progetto di integrazione di tutta l’America, da nord a sud. Il Messico è il Paese latinoamericano che mantiene vincoli economici e politici molto forti con gli Stati Uniti e non sembra realmente interessato a scommettere sull’integrazione latinoamericana. La terza assente è stata la presidentessa del Perù, Dina Boluarte, impegnata nella gestione – e nella repressione – delle manifestazioni di piazza contro il suo governo. Il presidente cileno, Gabriel Boric, ha criticato le violenze contro i manifestanti a Lima, la capitale peruviana, e si è offerto per contribuire al dialogo per la soluzione della crisi.

Da Buenos Aires, i capi di Stato hanno insistito sull’importanza di rafforzare la cooperazione con il resto del mondo. Si è nuovamente parlato di cooperazione sud-sud, di rinnovare gli accordi con Africa, India e anche con l’Unione Europea. Il prossimo 27 luglio, a Bruxelles, tornerà a riunirsi il vertice tra CELAC e Unione Europea ‒ l’ultimo era stato nel 2015. Il ritorno del summit tra le due aree del mondo è certamente una buona notizia, ma, sembra rispondere alla regola non scritta secondo la quale le relazioni europee con l’America Latina siano appaltate alla Spagna. Non a caso, il vertice si terrà durante il semestre di presidenza spagnolo del Consiglio europeo [3]. Uno dei tanti segnali di inconsistenza della politica estera europea verso la regione, un’occasione mancata per Paesi come l’Italia che potrebbero giocare un ruolo di primo piano.

«Parliamo molto di unirci, facciamo poco per farlo davvero. È ora di cambiare» ha detto il presidente della Colombia, Gustavo Petro. Ed è proprio questo il punto: la fragilità dei progetti di integrazione latinoamericani, troppo legati al ciclo politico. È sufficiente il cambio di colore di un paio di governi, per annullare anni di sforzi e svuotare le istituzioni regionali, come avvenuto con la CAN (Comunidad Andina), la Alianza del Pacifico, la UNASUR e l’ALBA (Alianza Bolivariana para los pueblos de Nuestra América). Oggi si presenta una nuova opportunità, che può essere favorita dal ritorno di Lula. D’altronde, la CELAC era nata proprio durante i suoi governi. Nel 2008, nello Stato di Bahia, si svolse la prima Cumbre de América Latina y el Caribe che diede vita, poi nel 2011, al primo vertice CELAC. Dai fallimenti del recente passato, molte lezioni da apprendere per far sì che questa sia la volta buona per costruire un progetto di integrazione regionale solido.  

 

[1] Qui il documento finale.

 

[2] Autorità partecipanti al VII vertice CELAC: 1- Presidente Argentina, Alberto Fernández; 2 - Presidente Bolivia, Luis Arce; 3 - Presidente Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva; 4 - Presidente Cile, Gabriel Boric Font; 5 - Presidente Colombia, Gustavo Petro; 6 - Presidente Cuba, Miguel Díaz Canel; 7 – Presidentessa Honduras, Xiomara Castro; 8 - Presidente Paraguay, Mario Abdo Benítez; 9 - Presidente Repubblica Dominicana, Luis Abinader; 10 - Presidente Uruguay, Luis Lacalle Pou; 11 - Primo ministro Bahamas, Philip Davis; 12 - Prima ministra Barbados, Mía Mottley; 13- Primo ministro Guyana, Mark Philips; 14 - Primo ministro Haití, Ariel Henry; 15 - Primo ministro Saint Vincent e Grenadine, Ralph Gonsalves; 16 - Primo vicepresidente Costa Rica, Stephan Brunner Neibig; 17 - vicepresidente El Salvador, Félix Ulloa; 18 - Cancelliere Antigua e Barbuda, Paul Chet Greene; 19 - Cancelliere Belice, Eamon Courtenay; 20 - Cancelliere Dominica, Vince Henderson; 21 - Cancelliere Ecuador, Juan Carlos Holguín; 22 - Cancelliere Granada, Joseph Andall; 23 - Cancelliere Guatemala, Mario Búcaro Flores; 24 - Cancelliere Jamaica, Kamina Johnson Smith; 25 - Cancelliere Messico, Marcelo Ebrard; 26 - Cancelliere Nicaragua, Denis Moncada; 27 - Cancelliere Panamá, Janaina Tewaney; 28 - Cancelliere Perù, Ana Gervasi; 29 - Cancelliere San Cristóbal y Nieves, Denzil Douglas; 30 - Cancelliere Santa Lucía, Alva Romanus Baptiste; 31 - Cancelliere Suriname, Albert Ramdin; 32 - Cancelliere Trinidad e Tobago, Amery Browne; 33 - Cancelliere Venezuela: Carlos Faría.

 

[3] Lo ha scritto con chiarezza la commissaria europea agli accordi internazionali, Jutta Urpilainen, in un recente articolo su El Pais: «En el segundo semestre de 2023, España asumirá la presidencia rotatoria del Consejo Europeo. Esto tendrá un papel crucial en el relanzamiento de la relación de la UE con América Latina y el Caribe».

 

Immagine: Mappa politica del continente sudamericano (2 giugno 2018). Crediti: Jesse33 / Shutterstock.com

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