27 aprile 2021

Tra Ankara e Atene, Cipro, fiori e scintille

Tutto si era svolto nei modi più cordiali possibili, almeno fino alle domande che hanno seguito la conferenza stampa congiunta. È a quel punto che il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias e il suo omologo turco Mevlüt Ҫavuşoğlu hanno cominciato a litigare. Siamo ad Ankara e la scena non è stata vista soltanto dai reporter in sala ma anche da chi stava seguendo in diretta la conferenza stampa. «Vieni qui e tenti di accusare la Turchia semplicemente per mandare un messaggio al tuo Paese, non posso accettarlo», noto per i suoi modi sempre cordiali e pacati, così il ministro degli Esteri turco Ҫavuşoğlu si è rivolto seccato a Dendias dopo che questi aveva voluto sottolineare che ogni violazione della sovranità di Atene nel Mediterraneo da parte della Turchia sarebbe stata punita con sanzioni da parte dell’Unione Europea (UE). Un litigio pronunciato in lingua greca e turca, la cui traduzione simultanea veniva ascoltata dai ministri nelle cuffiette auricolari, a dimostrare anche simbolicamente la distanza tra Ankara e Atene.

Sebbene non sia possibile ignorare l’accaduto, e anzi la litigata in diretta tra i due ministri è stata forse l’aspetto più raccontato dell’incontro di Ankara, il fatto che Dendias e Ҫavuşoğlu si trovassero insieme a discutere nella capitale turca è invece il punto più rilevante della questione. Prima della conferenza stampa, Nikos Dendias aveva incontrato il presidente turco Erdoğan e aveva ricevuto un mazzo di fiori in regalo dal suo omologo turco. Cordialità formali a parte, Ҫavuşoğlu e Dendias ad Ankara hanno discusso di relazioni bilaterali tra Grecia e Turchia, di migranti e della questione cipriota. Il ministro degli Esteri turco ha voluto sottolineare che l’incontro è stato «molto positivo» e il suo omologo greco lo ha invitato ad Atene prossimamente.

Si tratta di una situazione che sarebbe stata impensabile solo un anno fa, quando Turchia e Grecia sembravano nuovamente sul punto di farsi la guerra nel Mediterraneo orientale ed Erdoğan aveva mandato migliaia di migranti al confine con la Grecia per fare pressioni su Bruxelles ed ottenere fondi dall’UE. Dopo qualche settimana di scontri sul confine greco-turco l’emergenza del Coronavirus ha convinto il presidente turco a riportare i migranti a Istanbul, mentre le tensioni nel Mediterraneo orientale si sono protratte per mesi. Al centro dello scontro, non solo la guerra per le risorse energetiche a largo dell’isola di Cipro, ma anche rivendicazioni su altre zone del Mediterraneo disputate. Si tratta di problemi antichi quanto gli accordi internazionali che hanno definito i confini dei due Stati a partire dalla formazione della Repubblica di Turchia e dividono Ankara e Atene da quasi un secolo. Distanze che si manifestano regolarmente a prescindere dai politici che guidano i due Paesi e anche per questo il fatto che si voglia mantenere aperto un canale di dialogo è sempre da interpretare come uno sviluppo positivo e, litigi a parte, l’incontro di Ankara va assolutamente in questa direzione.

Prima di incontrarsi ad Atene prossimamente, Nikos Dendias e Mevlüt Ҫavuşoğlu si vedranno anche a Ginevra a partire da oggi, 27 aprile, quando prenderà il via l’incontro informale convocato dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres per tentare di trovare una soluzione riguardo a Cipro. La riunione organizzata dall’ONU prevede la presenza di Turchia, Grecia e Regno Unito come parti garanti oltre ovviamente ai rappresentanti politici di Cipro e della Repubblica Turca di Cipro del Nord, la zona dell’isola dove è presente l’esercito turco e che non è riconosciuta ufficialmente da alcuno Stato con l’eccezione di Ankara. La missione di peace keeping dell’ONU è presente nell’isola sin dal 1964 con lo scopo di evitare scontri tra greci e turco-ciprioti e di riportare l’isola a una situazione di normalità. Purtroppo in oltre cinquant’anni queste condizioni non sono ancora state trovate, sebbene non ci siano scontri armati l’isola resta divisa da decenni e nell’incontro di Ginevra nei prossimi giorni Ankara proporrà una nuova formula rispetto all’idea di una soluzione federale su cui tanto si è discusso senza però arrivare davvero mai a dei risultati concreti. Anche in seguito alla recente vittoria alle elezioni presidenziali nella Repubblica Turca di Cipro del Nord di Ersin Tatar, la Turchia ha scelto di puntare sulla strada di una confederazione di due Stati o semplicemente di avere due Stati distinti di fatto rendendo legale lo status quo in cui l’isola si trova dal 1983. Non è detto che questa idea troverà l’appoggio delle altre parti coinvolte nell’incontro formale organizzato dall’ONU e l’inizio di un nuovo capitolo per risolvere l’annosa questione cipriota potrebbe diventare presto un nuovo punto morto. È comunque prevedibile che la strada del dialogo, sia riguardo a Cipro che rispetto alle zone disputate tra Ankara e Atene nel Mediterraneo orientale, possa restare aperta ancora per qualche mese. Entrambe le questioni riguardano anche il complicato rapporto tra Turchia e Unione Europea e in questo momento Ankara attende che Bruxelles formalizzi l’impegno che ha preso per rinnovare lo stanziamento di fondi destinati alla Turchia per aiutarla a gestire i milioni di rifugiati che ospita nel suo territorio e impedire ai migranti di tentare di raggiungere le isole greche lanciandosi in disperati viaggi nell’Egeo partendo dalla costa turca. Durante una recente visita in Turchia, il presidente del Consiglio europeo Michel ha assicurato che nella prossima riunione del Consiglio, in programma a giugno, la decisione verrà messa nero su bianco e per questo motivo, almeno fino a quel momento, la Turchia cercherà probabilmente di fare valere le sue ragioni seguendo la strada del dialogo e cercando di evitare ulteriori tensioni o scontri aperti.

 

Immagine: Torre di guardia delle Nazioni Unite sulla “linea verde” tra il Nord e il Sud di Nicosia, Cipro (20 febbraio 2020). Crediti: Lensw0rId / Shutterstock.com

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