06 novembre 2013

Assad non convince l’Occidente

Il presidente siriano Bashar al-Assad ha accettato di distruggere tutte le armi chimiche in suo possesso dalla metà del 2014 come stabilito da una parte dell’accordo tra Russia e USA che ha evitato la minaccia di un attacco militare da parte degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti rimangono però scettici circa la dichiarazione della Siria sulle sue armi chimiche e secondo un alto diplomatico statunitense gli inviati di Washington starebbero verificando attentamente ogni dettaglio.

Samantha Power, premio pulitzer nel 2003 con A Problem from Hell: America and the Age of Genocide e oggi ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, ha detto martedì che la passata esperienza con Assad ha portato gli Usa a essere piuttosto scettici di fronte al leader siriano.

Gli inviati degli altri paesi occidentali confermano i dubbi statunitensi e dicono che hanno anch’essi forti dubbi circa la dichiarazione di 700 pagine creata per l’ Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC), riguardo le armi chimiche possedute e i siti di stoccaggio di queste. Damasco per ovviare a questi dubbi ha anche accettato di distruggere celermente gli impianti di produzione e per questo motivo è stato lodato, nonché per la sua cooperazione con gli ispettori internazionali.

La Power ha comunque detto “che naturalmente il più del lavoro resta ancora da fare per assicurare che la lista del governo siriano dei siti dichiarati sia completa e che il processo non si fermi qui, in particolare per quando si entrerà nella fase di distruzione”. Ad ogni modo alla fine della seduta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardo le armi chimiche siriane la Power ha voluto specificare che gli esperti di Washington sono ancora al lavoro sulla dichiarazione siriana che ritengono molto, troppo, tecnica: un modo articolato per dire che al di là delle dichiarazioni ufficiali del Consiglio non c’è ancora accordo sul documento.

“Siamo ovviamente portati allo scetticismo, nato dopo anni di negoziati con questo regime, anni di offuscamento in altri contesti, e, naturalmente, un sacco di promesse non mantenute nel contesto della guerra in corso e questo sarà sicuramente il motivo per cui saremo i primi a fare presente se si rileverà il mancato rispetto di questo documento o anche solo discrepanze significative.”

Altri funzionari Usa hanno dichiarato che gli Stati Uniti sono preoccupati e che il governo di Assad potrebbe cercare di conservare alcune scorte di queste armi. Un funzionario di Washington ha detto all’agenzia di stampa AFP, ovviamente in condizione di anonimato, che “ci sono indicazioni che confermano la volontà di alcuni elementi del regime siriano che vorrebbero preservare le loro scorte di armi chimiche”.

La dichiarazione ufficiale conferma comunque che il governo degli Stati Uniti ha piena fiducia negli ispettori dell’OPAC e che qualsiasi violazione da parte di Damasco verrà trattata con “mezzi diplomatici”.

Il piano di distruzione delle armi chimiche è stato mediato da Russia e Stati Uniti dopo l’attacco col gas del 21 agosto nella periferia di Damasco. Il governo di Assad nega ogni responsabilità. La Russia, il principale sostenitore di Assad, ha accusato i ribelli dell’opposizione. Ma gli Stati Uniti sostengono che siano state le forze governative ad aver organizzato l’attacco, uccidendo più di 1.400 persone.

“L’accordo sulle armi chimiche e la sua applicazione non ha cambiato la posizione degli Stati Uniti su Assad”, ha detto Power.

“Un uomo che gassa il suo popolo e che usa missili Scud, compresa ogni altra forma di terrore, contro il suo popolo non è adatto a governare quella gente.”

Mentre la guerra siriana – i dati dell’ONU parlano di ben più di 100.000 morti, infuria, gli esperti dell’OPAC hanno visitato 21 dei 23 siti che contengo 39 impianti di stoccaggio sui 41 armi dichiarati dal regime di Assad.


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