9 luglio 2022

Attentato in Giappone: ucciso l’ex primo ministro Shinzo Abe

 

L’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe, il più longevo nella storia recente del Paese, è rimasto vittima di un attentato. Il suo decesso è stato confermato dopo un disperato tentativo dei medici di salvargli la vita. Nella mattinata giapponese di ieri (circa le 04:30 italiane) il leader del Partito liberaldemocratico (PLD) si trovava a Nara, nel Giappone occidentale, per un comizio in sostegno di un candidato locale in corsa per le elezioni della Camera alta in programma nel weekend. Poco dopo l’inizio del suo discorso, sono stati esplosi due colpi di pistola che lo hanno raggiunto al torace. Le condizioni di Abe sono sembrate subito estremamente gravi, e le parole dei primi soccorritori hanno testimoniato come non mostrasse segni vitali, cosa poi confermata da ulteriori esami sulle sue funzioni cardiache e polmonari. Dopo alcune ore, circa alle 11:00 italiane, la NHK ha annunciato il decesso dell’ex premier all’ospedale di Kashihara, dove era stato trasportato dopo l’attentato. A sparargli è stato il quarantunenne Tetsuya Yamagami, un ex veterano delle forze di autodifesa residente nella città in cui si è svolto il comizio. A quanto pare l’uomo era riuscito ad eludere la sicurezza spacciandosi per un fotografo, nascondendo l’arma da fuoco, una piccola pistola fabbricata artigianalmente, in una custodia per obiettivi fotografici. L’uomo è stato arrestato e condotto nella caserma locale, dove è stato accusato di omicidio.

Il primo ministro Fumio Kishida avrebbe dovuto tenere un comizio nella prefettura di Yamagata, anch’egli in supporto di un candidato locale del PLD, ma l’evento è stato annullato e il premier è stato velocemente riportato a Tokyo. Un Kishida quasi in lacrime ha parlato in una conferenza stampa organizzata in tutta fretta, dove ha espresso il suo cordoglio e chiesto di pregare per Abe, oltre a condannare l’accaduto come un «atto barbarico e inaccettabile». Il cordoglio si è esteso sino a raggiungere velocemente i diversi angoli del globo, unendo la quasi totalità della comunità internazionale: il segretario di Stato americano Blinken è stato uno dei primi a rivolgere un pensiero sull’evento, ribadendo la vicinanza degli Stati Uniti, a cui si sono poi aggiunti il presidente indiano Narendra Modi, il primo ministro thailandese Prayut Chan-o-cha, la leader taiwanese Tsai Ing-wen, il presidente australiano Anthony Albanese, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, l’ex presidente americano Donald Trump (molto vicino ad Abe), e anche il primo ministro britannico uscente Boris Johnson. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha espresso il profondo sconcerto della Cina. Circa le motivazioni del gesto, lo stesso attentatore, che ora rischia la pena di morte, ha dichiarato di non aver ucciso Abe per motivi politici, ma perché insoddisfatto del suo operato.

Le presidenze Abe sono state particolarmente controverse, ammantate di un profondo nazionalismo e revisionismo storico, e ricordate prevalentemente per i ripetuti tentativi di emendare la Costituzione giapponese e permettere così a Tokyo di riavere delle vere e proprie forze armate. Una questione quasi di famiglia per Abe, dato che uno dei primissimi richiedenti di questa modifica fu Nobusuke Kishi, primo ministro dal 1957 al 1960 e suo nonno materno. Nonostante le ripetute promesse, Abe concluse la sua esperienza al governo senza riuscire a modificare la Costituzione e, al momento, la questione non sembra essere più una priorità per il governo Kishida e per il PLD. Una delle principali motivazioni dietro la mancata rinascita dell’esercito giapponese, oltre alla costante opposizione di buona parte della società civile giapponese, è stata la durissima ostilità di Cina e Corea del Sud, le due principali vittime dell’espansionismo e imperialismo nipponico.

 

Immagine: Shinzo Abe (13 giugno 2019). Crediti: Khamenei.ir [CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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