22 febbraio 2021

Attentato in Congo, uccisi l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci

Nella mattinata di lunedì 22 febbraio, nei pressi della città di Kanyamahoro, si è verificato un attacco armato contro un convoglio della MONUSCO (Missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo). Nell’agguato sono morti l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista di una delle vetture, Mustapha Milambo; altre persone sono rimaste ferite. Con il convoglio viaggiava una delegazione internazionale che nell’ambito del Programma alimentare mondiale (WFP, World Food Programme) era in viaggio da Goma per una verifica sulla situazione dell’alimentazione scolastica a Rutshuru. Lungo il tragitto, mentre attraversava il parco del Virunga, a una ventina di chilometri da Goma, il convoglio, privo di scorta, è stato attaccato da milizie armate. Le modalità dell’agguato e i suoi scopi non sono per ora chiari. Secondo alcune fonti, l’obiettivo dell’azione armata era proprio l’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio, ma non si escludono motivazioni come la rapina e il rapimento a scopo di estorsione. Nell’area agiscono diversi gruppi armati ribelli; secondo alcuni osservatori, le autorità congolesi stanno privilegiando la pista del gruppo Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Forces Démocratiques de Libération du Rwanda, FDLR-FOCA), molto attivo nell’area di confine fra i due Paesi. 

Luca Attanasio era nato a Saronno il 23 maggio del 1977. Entrato giovanissimo in diplomazia, aveva compiuto diverse esperienze in Svizzera, Marocco e Nigeria. Era in servizio all’ambasciata italiana a Kinshasa dal settembre 2017. Vittorio Iacovacci aveva solo trent’anni ed era specializzato nei servizi di protezione; faceva parte del 13° reggimento Carabinieri Friuli Venezia Giulia, a Gorizia. In servizio dallo scorso settembre presso l’ambasciata italiana, Vittorio Iacovacci si occupava della tutela dell’ambasciatore.

Forte la reazione e dura la condanna in Italia per questo atto di violenza terroristica; il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: «La Repubblica Italiana è in lutto per questi servitori dello Stato che hanno perso la vita nell’adempimento dei loro doveri professionali in Repubblica Democratica del Congo». L’ambasciatore Attanasio lascia tre figlie in tenera età; era molto consapevole della realtà umana e sociale in cui operava e dei rischi connessi alla situazione. Nell’ottobre del 2020 aveva rilasciato questa dichiarazione: «In Congo ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Il compito dell’ambasciata è quello di stare vicino ai nostri connazionali ma anche contribuire al raggiungimento della pace». La moglie di Luca Attanasio, Zakia Seddiki è la fondatrice dell’associazione umanitaria Mamma Sofia, che aiuta i bambini di strada con diversi progetti nella Repubblica Democratica del Congo; Attanasio e la moglie avevano ricevuto nel 2020 il Premio internazionale Nassiriya per la Pace per il loro impegno umanitario e pacifista.

 

Immagine: Consegna di articoli non alimentari, costituiti da beni di prima necessità, agli sfollati interni da parte dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, in collaborazione con la Commissione nazionale per i rifugiati, Pweto, Alto Katanga, Repubblica Democratica del Congo (23 marzo 2018). Crediti: Photo MONUSCO/ Nelly Kabena [Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)], attraverso www.flickr.com

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