23 agosto 2021

Cile: educazione, mercato e Costituzione

L’educazione è uno dei grandi temi che saranno discussi nella Convenzione costituzionale, che un mese fa circa ha iniziato il suo lavoro per sostituire la Costituzione cilena del 1980 e redigerne una nuova da approvare o respingere in un plebiscito nazionale nel 2022.  Oltre all’importanza naturale che la questione ha in qualsiasi Paese, nel caso del Cile assume caratteristiche speciali a causa della privatizzazione che il processo educativo ha subito per via del modello neoliberale estremo imposto alla società cilena durante la dittatura militare e delle difficoltà giuridiche e politiche che si sono incontrate nel tentativo di sostituirlo.

La prima Costituzione a incorporare diritti sociali fu quella di Weimar, in Germania, nel 1919, in riferimento soprattutto alla salute e alla sicurezza sociale, ma senza trascurare l’educazione, come era già stato stabilito da altre Costituzioni in Europa. Il cosiddetto “costituzionalismo sociale” fu sicuramente una risposta al crescente processo di industrializzazione, alla crescita delle città, all’emergere del movimento operaio e alla lotta politica come conseguenza della Rivoluzione russa e della sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale. Per quanto riguarda l’educazione, l’art. 142 della Costituzione di Weimar affermava: «L’arte e la scienza, così come il loro insegnamento, sono liberi. Lo Stato garantisce la loro protezione e partecipa alla loro promozione», e poi si aggiungeva che tale obiettivo sarebbe stato realizzato in strutture pubbliche e che l’insegnamento sarebbe stato sotto il controllo dello Stato e la responsabilità di personale tecnico specializzato. Questi principi, in termini generali, sono presenti nella maggior parte delle carte fondamentali dei Paesi europei. 

 

La Costituzione italiana promulgata il 27 dicembre 1947, che non ha subito grandi cambiamenti, riprende i concetti di Weimar. L’art. 33 afferma: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi». Aggiunge poi che «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato». La Costituzione francese del 1958 afferma nel suo preambolo che «La Nazione garantisce l’uguaglianza di accesso all’istruzione, alla formazione professionale e alla cultura sia per i bambini che per gli adulti. È dovere dello Stato organizzare un’educazione pubblica, gratuita e laica a tutti i livelli».

In un recente studio sull’educazione realizzato dall’Unione di Reti Transdisciplinari dell’Università del Cile, è stata fatta un’analisi comparativa di sette Costituzioni dei seguenti Paesi: Argentina, Bolivia, Cina, Ecuador, Spagna, Paraguay e Venezuela. Gli articoli che si riferiscono all’educazione sono stati confrontati con quelli della Costituzione cilena. Possiamo così vedere che l’art. 12 della Costituzione argentina, che ha incorporato un paragrafo della Dichiarazione americana dei diritti dell’uomo, afferma: «Tutti hanno diritto all’educazione, che deve essere ispirata ai principi di libertà, moralità e solidarietà umana», e poi aggiunge che questa deve permettere alle persone di raggiungere un sostentamento dignitoso per migliorare il loro tenore di vita ed essere utili alla società. La Costituzione boliviana, art. 78, afferma che l’educazione deve essere intraculturale, interculturale e multilingue in tutto il sistema educativo. Aggiunge inoltre che dovrebbe essere «liberatoria e rivoluzionaria».

L’art. 102 di quella di Venezuela afferma: «L’educazione è un diritto umano e un dovere sociale fondamentale; è democratica, gratuita e obbligatoria». La Costituzione dell’Ecuador, all’art. 27, parla del rispetto dei diritti umani, dell’ambiente sostenibile e della democrazia; l’educazione deve essere interculturale e promuovere l’equità di genere. In Paraguay, l’art. 73 della Costituzione afferma, tra l’altro, che i suoi obiettivi sono il pieno sviluppo della persona umana, la giustizia sociale, l’integrazione dei popoli, il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. L’art. 27 della Costituzione spagnola afferma, tra le altre cose, che tutti hanno diritto all’istruzione e riconosce la libertà di educazione, l’istruzione obbligatoria e gratuita. L’art. 19 della Costituzione cinese si riferisce allo Stato che sviluppa l’educazione socialista e lavora per aumentare il livello scientifico e culturale di tutta la nazione al fine di eliminare l’analfabetismo.

L’art. 10 della Costituzione cilena afferma: «Lo scopo dell’educazione è il pieno sviluppo dell’individuo nelle diverse fasi della sua vita. I genitori hanno il diritto e il dovere primario di educare i loro figli. Spetta allo Stato fornire una protezione speciale per l’esercizio di questo diritto. L’istruzione di base è obbligatoria e lo Stato finanzia un sistema gratuito a questo scopo, destinato a garantirne l’accesso a tutta la popolazione». L’art. 11 aggiunge, tra l’altro, che: «La libertà di educazione include il diritto di aprire, organizzare e mantenere istituti di educazione», e che le limitazioni sono imposte dalla «moralità, dai buoni costumi, dall’ordine pubblico e dalla sicurezza nazionale». 

Se aggiungiamo a questa definizione costituzionale di educazione il principio di sussidiarietà, che è la chiave della Costituzione di Pinochet, possiamo capire più facilmente i problemi sociali del Cile. Per più di 30 anni si è consolidato un modello pensato perché fosse il settore privato, e non lo Stato, il responsabile della politica dell’educazione. Il 1980 segna, con la municipalizzazione delle scuole e il finanziamento attraverso buoni o sussidi a domanda, l’inizio della lunga cronologia dei cambiamenti per trasformare quello che era stato il senso profondo dell’educazione pubblica e il ruolo dello Stato; più tardi, nel 1990, con la nuova legge sulle università, che fece ridurre il numero degli istituti di istruzione superiore consolidati per consentire la nascita di nuovi: oggi ne abbiamo più di 40, la stragrande maggioranza dei quali privati e a scopo di lucro, con alcuni di dubbia qualità. Questa legge organica, composta di quasi 100 articoli, fu approvata il 10 marzo 1990, cioè un giorno prima della fine della dittatura militare. In seguito, sono state approvate molte altre riforme, tra cui i CAE (Crédito con Aval del Estado) nel 2005, che consentono crediti per finanziare gli studi superiori concessi dalle banche con l’appoggio dello Stato e che hanno significato, in un sistema di istruzione universitaria prevalentemente privata, l’indebitamento di centinaia di migliaia di famiglie. Allo stesso modo, nel 2016, è stato lanciato il sistema di insegnamento gratuito per gli studenti con meno risorse economiche, che renderà possibile in un futuro, ancora molto lontano, di coprire tutta l’istruzione superiore.

L’istruzione, insieme ad altri settori, è alla base delle ragioni che hanno accresciuto le disuguaglianze e aiutano a spiegare l’esplosione della società cilena che si è verificata nel 2019.  La trasformazione dell’educazione in una merce o prodotto di mercato ha portato le poche università pubbliche che erano state libere fino al 1980 a cambiare il loro ruolo nella società. Ancora oggi continuano a godere di un’alta legittimità per la qualità del loro insegnamento, ma non possono, per esempio, aumentare le iscrizioni perché questo è uno dei modi per offrire benefici ai privati, verso cui di indirizza il surplus di studenti che le istituzioni pubbliche non possono accogliere. Più grave è che le generazioni che sono cresciute in questo sistema siano state educate all’individualismo, che è stato il fondamento del sistema neoliberale dominante e della Costituzione del 1980. Lo Stato, che dovrebbe garantire la formazione di cittadini responsabili, ha ridotto i programmi di studio. La filosofia e l’educazione civica non sono più insegnate nella scuola secondaria e, a partire dal 2020, l’insegnamento della storia non è più obbligatorio per gli ultimi due anni della scuola secondaria.

 

Il lavoro che sta facendo la Convenzione costituzionale per redigere una nuova Costituzione porta l’immensa responsabilità di ricostruire quel fondamento sociale che è stato divorato dal mercato e dagli insegnamenti neoliberali che hanno nutrito le nuove generazioni negli ultimi 40 anni. L’educazione è uno dei grandi temi emblematici per i giovani che hanno iniziato le proteste in Cile. È dovere dello Stato garantire un’educazione pubblica gratuita, di qualità e laica, che stimoli e arricchisca le nuove generazioni aprendo le porte alla conoscenza scientifica, alla ricerca, alla cura della natura e del pianeta, alle arti e alla cultura. Formare cittadini solidali, nel senso migliore del termine, e non consumatori, deve essere il dovere fondamentale che deriva dal capitolo sull’educazione della Costituzione che gli uomini e le donne cileni si aspettano.

 

Immagine: Persone colpite dai gas lacrimogeni durante una manifestazione per chiedere la fine della mercificazione dell’istruzione, Santiago, Cile (19 aprile 2018). Crediti: erlucho / Shutterstock.com

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