15 marzo 2021

Cile, tra malgoverno e una buona politica di vaccinazione

 

Il governo cileno guidato dal presidente di destra Sebastián Piñera è considerato il peggiore esecutivo dal ritorno del Paese alla democrazia nel 1990, con un livello di consenso che ha toccato il 6% nel 2020. Questo tasso di disapprovazione emerge da tutti i sondaggi, che gli attribuiscono oggi un sostegno di solo il 14%.

Le proteste dell’ottobre 2019, la crisi sanitaria ed economica globale causata dal Covid-19, le scarse politiche pubbliche di sostegno ai più bisognosi e una serie di questioni sociali, tra cui l’aumento della criminalità, la radicalizzazione delle rivendicazioni indigene, le violazioni dei diritti umani da parte della polizia, l’espulsione dei migranti venezuelani, così come il rifiuto di gran parte del governo di sostenere chiaramente una nuova Costituzione hanno seriamente danneggiato l’immagine del Cile.

Lo stesso discredito si è registrato in politica estera, con il rifiuto di ratificare gli accordi ambientali approvati in America Latina, come l’accordo di Escazú, o la fuoriuscita, insieme ad altri Paesi governati dalla destra, dall’UNASUR, lo strumento di dialogo politico della regione.

Come nella maggior parte dei Paesi, la gestione della pandemia è stata difficile a causa delle conseguenze sanitarie ed economiche causate dalle quarantene, ma senza raggiungere il punto di collasso dei servizi sanitari. Oggi, alla fine dell’estate australe, il Cile sta affrontando una nuova ondata di infezioni che conta oltre 855.000 contagiati e più di 21.500 morti. Il tasso di positività raggiunge l’8,61% a livello nazionale e il 7% a Santiago.

Nonostante gli errori grossolani nella sua complessiva azione di governo, il presidente Piñera ha compreso subito l’importanza di avviare un’efficace campagna vaccinale per fermare la pandemia, ed ha così avviato immediatamente negoziati per far sì che il Paese fosse tra i primi a ricevere i vaccini una volta approvati e immessi sul mercato. Il Cile ha concluso accordi con i governi e i laboratori della Cina per il vaccino Sinovac; con gli Stati Uniti per i preparati Johnson & Johnson e Pfizer; con il Regno Unito per il vaccino AstraZeneca. Il primo carico di vaccini è arrivato il 24 dicembre 2020 ed è stato destinato al personale medico delle regioni più colpite del Paese, con inoculazioni iniziate il giorno stesso dell’arrivo del farmaco. Anche se i negoziati sono stati gestiti con molta discrezione, la prestigiosa testata CIPER (www.ciperchile.cl) riferisce che il Paese ha ordinato 90 milioni di vaccini per una popolazione di circa 19,2 milioni di abitanti e che l’acquisto di un ulteriore lotto del vaccino russo Sputnik è attualmente in fase di negoziazione.

 

Secondo le statistiche pubblicate il 13 marzo dal New York Times, 345,2 milioni di persone sono state finora vaccinate nel mondo, l’equivalente di 4,5 ogni 100 persone. A livello globale, la classifica dei Paesi con la maggiore percentuale di vaccinati è guidata da Israele, che è riuscito a vaccinare 96,4 abitanti su 100 (il 55,2% della popolazione ha ricevuto la prima dose, il 41,2% ha ricevuto anche la seconda). Seguono le Seychelles, gli Emirati Arabi Uniti, il Regno Unito, le Maldive, gli Stati Uniti e poi il Cile, al settimo posto, con 24,4 persone su 100 che hanno già ricevuto la prima dose. Si tratta di 4.567.412 cittadini raggiunti dalla campagna vaccinale. Le autorità cilene hanno riferito che il 14% ha già ricevuto la seconda dose. L’efficienza nell’acquisizione, nella distribuzione, nella conservazione e nell’inoculazione dei vaccini è stata sorprendente e bisogna dire che il merito sta innanzitutto nella solvibilità finanziaria del Cile, nella decisione politica del governo di evitare condizionamenti ideologici nella scelta degli interlocutori, nella diversificazione degli impegni sottoscritti, nella capacità negoziale e negli accordi raggiunti rapidamente con la Cina, che è il principale fornitore, così come nei forti legami tra alcune università cilene e i grandi laboratori farmaceutici. Una menzione speciale va al solido servizio pubblico e al personale sanitario del Cile.

A titolo di esempio posso indicare la mia esperienza personale. Nell’emisfero sud febbraio equivale ad agosto in Europa. Sono stato vaccinato a Navidad, una piccola città situata 200 km a sud di Santiago, vicino al mare, dove ero in vacanza, e dove ho trovato un’ottima organizzazione, persone che rispettano la distanza interpersonale e l’uso obbligatorio della mascherina. Il programma di vaccinazione è stato diffuso dai media in anticipo per ogni centro sanitario del Paese o luoghi appositamente abilitati, quindi il processo si è sviluppato senza alcun problema. Mi è stato dato un documento che indica la data in cui ricevere la seconda dose, che può essere somministrata in qualsiasi città del Paese.

Per il governo del presidente Piñera, il processo di approvvigionamento, distribuzione e inoculazione dei vaccini è stato un difficile calvario che finora ha superato con successo. In altri Paesi dell’America Latina la situazione è molto diversa e si segnalano forti difficoltà per ottenere i vaccini, mentre la pandemia continua ad avanzare. Questo ha portato il Cile a donare 20.000 dosi all’Ecuador e una quantità simile al Paraguay per vaccinare il personale sanitario, il che è stato apprezzato da quei Paesi e ha contribuito a migliorare la considerazione del governo cileno. Si prevede che entro il prossimo giugno 15 milioni di cileni saranno vaccinati e che l’economia si sarà ripresa, con un tasso di crescita del PIL che la Banca mondiale prevede sarà del 4,2% nel 2021.

 

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Immagine: Vaccinazione contro il Covid-19 nella città di Copiapó, Cile (2021). Crediti: Israel Chavez Rojas / Shutterstock.com

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