20 aprile 2021

Cile, l’università pubblica e la Costituzione

In Cile ci sono oggi 1,2 milioni di studenti nel sistema di istruzione universitario, equivalente al 6,6% di una popolazione di 18 milioni di abitanti. Tuttavia, solo circa 200 mila di essi sono iscritti alle 18 università pubbliche esistenti che, come una spina dorsale virtuale, sono distribuite da nord a sud lungo i 4.300 km di estensione del Paese. Il 55% di loro gode di istruzione gratuita grazie alle riforme promosse durante il governo dell’ex presidente Michelle Bachelet (2014-18). Le cifre mostrano però anche che quasi un milione di studenti frequenta università e istituti privati.

Il Paese si prepara oggi a un’esperienza senza precedenti nella sua storia, ossi alla redazione di una Costituzione scritta da 155 costituenti, che saranno eletti con voto popolare il 14 e 15 maggio prossimi. La Costituzione del 1980 in vigore oggi è stata scritta e approvata sotto una dittatura, in un sistema privo di registri elettorali, senza partiti politici in azione e senza libertà di stampa, da persone nominate e che godevano della fiducia della giunta militare guidata sin dal 1973 dal generale Augusto Pinochet. I suoi principali redattori furono un piccolo gruppo di avvocati costituzionalisti, tutti di solide convinzioni ideologiche conservatrici, cattolici tradizionalisti ed educati all’Università Cattolica del Cile. La Costituzione autoritaria che scrissero andò a coronare la sovrastruttura giuridica e politico-istituzionale utile al progetto di rifondazione ispirato ai principi economici di Milton Friedman e dei suoi seguaci cileni educati all’Università di Chicago, rovesciando così l’impianto preesistente e il precedente modello di sviluppo che, sin dagli anni Quaranta, pur tra luci ed ombre, aveva visto nello Stato la forza motrice del progresso e la cornice istituzionale necessaria per l’avvio, tra l’altro, di un incipiente processo di industrializzazione, per l’espansione dell’istruzione pubblica, della sanità, per l’attuazione della riforma agraria e della nazionalizzazione delle risorse minerali. Il consolidamento della dittatura civile-militare e la presunta legittimità concessa da un plebiscito fraudolento con cui fu approvata la Costituzione, avviarono un cambiamento sociale accelerato che diede il via non a un’economia ma a una società di mercato, dove tutto è diventato oggetto di scambio e ha un prezzo. Così la tradizione cilena dell’educazione e della salute pubblica, costruita con lo sforzo e la visione di governi di ogni orientamento, è stata smantellata per far posto a istituzioni educative universitarie private, o, similmente, allo sviluppo di un sistema sanitario e pensionistico il cui scopo non è quello di adempiere al dovere di qualsiasi Stato di fornire protezione, sicurezza e solidarietà ai suoi abitanti, ma di massimizzare il profitto.

Se la voce della cittadinanza non è stata ascoltata o presa in considerazione quando è stata redatta la Costituzione del 1980, tanto meno hanno avuto spazio le voci delle università pubbliche. La principale università del Paese, l’Università del Cile, un pilastro fondamentale nella costruzione della repubblica, non ha partecipato in alcun modo al processo costituente, e lo stesso si può dire per i suoi accademici. La società cilena è stata testimone muta del consolidamento dell’apparato costituzionale che ha sancito la privatizzazione dell’educazione, della sanità, delle pensioni e dell’acqua, oltre che il rafforzamento dell’impalcatura politica necessaria per il perpetuarsi della dittatura. Oggi siamo sicuri che questo non si ripeterà e che le università pubbliche faranno sentire la loro voce con forza. Come affermato dal rettore Ennio Vivaldi: «L’Università del Cile non può essere neutrale davanti al processo costituzionale che sta per iniziare». L’educazione pubblica, laica e di qualità, il servizio sanitario nazionale, la ricerca, la scienza e la cultura, tutti ambiti di intervento che riguardano l’università, non possono essere ignorati, ma devono tornare ad essere il centro e il motore dello sviluppo del Paese, come lo sono stati in passato e come lo sono nella maggior parte dei Paesi sviluppati. L’anomalia ereditata dalla dittatura e l’inerzia prodotta dalle enclave istituzionali e dalla mancanza di volontà politica deve finire. In Cile si è installato un nuovo paradigma sull’educazione non come risultato di una rivoluzione scientifica, intesa nel senso epistemologico che Thomas Kuhn dà al termine, ma, contro ogni logica educativa, come punto d’arrivo di una concezione ideologica basata su principi economici, dove ciò che viene privilegiato non è la formazione e l’insegnamento ma direttamente il profitto. Ecco perché oggi le università pubbliche non possono tacere o essere neutrali di fronte al processo costituzionale che sta per iniziare.

Le candidate ed i candidati alla convenzione costituzionale hanno la responsabilità di rappresentare il sentimento espresso dai milioni di uomini e donne cileni che hanno marciato per il Paese nei giorni di ottobre 2019 chiedendo dignità. Non è una questione ideologica recuperare lo spazio che l’educazione pubblica e le sue università avevano nella nostra società. Nessuno chiede la fine delle università private, che sono nate come funghi dopo la pioggia a partire dal 1981. Abbiamo visto il percorso che hanno compiuto e come alcune di loro si siano consolidate lasciando da parte il profitto; altre però hanno ottenuto ingenti profitti, e diverse altre sono scomparse senza infamia né gloria lasciando frustrati e truffati migliaia di giovani e le loro famiglie che credevano nel nuovo sistema. Quello che molti si aspettano dalla nuova Costituzione è che le università pubbliche di tutto il Cile tornino ad essere il centro della vita accademica, scientifica, artistica e culturale, per formare liberi professionisti al servizio del Paese.

 

Immagine: La facciata dell’università con uno striscione che rivendica l’istruzione gratuita, Santiago del Cile (14 settembre 2011).  Crediti: gonzagon / Shutterstock.com

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