11 aprile 2012

Colpo di stato in Mali: un precario ordine militare

La situazione nel Mali, due settimane dopo il colpo di stato, rimane instabile e confusa; il capitano Amdou Sanago, presidente del Comitato nazionale per il ripristino della democrazia e dello Stato (CNRDR), la giunta militare insediatasi al potere il 22 marzo, ha raggiunto un accordo con l’ECOWAS, la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale. I militari rinunceranno al potere che sarà provvisoriamente affidato al presidente del parlamento Dioncounda Traoré in attesa di nuove elezioni mentre l’organizzazione che comprende 15 stati tra cui il Mali ritirerà le sanzioni economiche e commerciali che aveva emesso in queste due settimane e che avevano sconvolto la già difficile situazione economica del paese. Proprio in questi giorni, i ribelli tuareg del MNLA (Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad) hanno proclamato l’indipendenza dell’Azawad, la vasta area del nord del paese. Ma il fronte di coloro che nel nord del Mali si opponevano al presidente Amadou Toumani Touré, si è già frazionato tra i laici del MNLA e i gruppi islamici. I tuareg islamici, organizzati nel movimento Ansar Dine, controllano la città di Timbuctù e rifiutano la secessione, nella prospettiva di portare la sharia in tutto il paese. Al-Qaida per il Maghreb islamico (AQMI), il movimento armato che ha sequestrato Maria Sandra Mariani, e il MUJAO (Movimento unito per la Jihad in Africa occidentale) che ha rivendicato il sequestro di Rossella Urru, agiscono nella parte nord orientale e sono in radicale contrasto con i laici del MNLA. Il paese appare in preda al caos, lacerato dalla lotta delle diverse frazioni armate. Il paradosso è che l’iniziativa dei golpisti è stata giustificata dalla presunta debolezza del governo nel condurre la lotta contro i tuareg; il risultato immediato è stato il dissolversi dell’esercito, il dilagare della secessione e il caos. È probabile che la pressione dei Paesi vicini che partecipano all’ECOWAS porti a un intervento internazionale, con dispiegamento di truppe. Il percorso verso la pacificazione e la democrazia non sarà né breve né facile. Intanto, le popolazioni dedite alla pastorizia del Nord del Mali, circa 200.000 persone, si stanno spostando verso il Niger e il Burkina Faso, dove sperano di trovare acqua e foraggio per poter mantenere in vita i propri animali. Naturalmente, queste migrazioni investendo aree a rischio di siccità e di carestia, hanno un forte impatto sulle poche risorse disponibili e acuiscono il disagio delle popolazioni. Organizzazioni internazionali umanitarie stanno lanciando l’allarme per evitare una catastrofe umanitaria.


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