26 ottobre 2021

Colpo di Stato in Sudan, si blocca il processo di transizione democratica

Preoccupazione della comunità internazionale per la crisi istituzionale in Sudan dove il processo di transizione democratica ha subito una importante battuta di arresto. Lunedì 25 ottobre i militari hanno arrestato il capo del governo Abdallah Hamdok, il ministro dell’Industria, Ibrahim al Sheikh, quello dell’Informazione, Hamza Baloul, oltre a un consigliere del primo ministro, Faisal Mohammed Saleh. Ad attuare il colpo di Stato militari legati al generale Abdel Fattah al-Burhan, che ha annunciato lo scioglimento del governo in carica e del Consiglio sovrano di transizione, la nascita di un governo di “persone competenti” e l’istaurazione del coprifuoco. Nella stessa giornata di lunedì è stato dichiarato lo stato di emergenza, interrotto l’utilizzo di Internet e delle reti di telefonia, chiuso l’aeroporto di Khartoum ed è stata messa sotto controllo la televisione pubblica. Il generale Abdel Fattah al-Burhan ha assicurato che l’esercito darà continuità alla transizione democratica portando alla nascita di un governo frutto di libere elezioni, nell’estate del 2023. I collaboratori di Abdallah Hamdok e la ministra degli Esteri Mariam al-Sadiq al-Mahdi hanno invitato la popolazione a reagire all’intervento dei militari e a scendere in piazza in modo pacifico. Un appello che non è caduto nel vuoto, ma le manifestazioni di protesta che si sono svolte a Khartoum, e a cui hanno partecipato migliaia di persone, sono state violentemente represse dall’esercito; secondo il Comitato dei medici sudanesi, un’organizzazione sindacale indipendente del settore sanitario, negli scontri sono morte tre persone e almeno ottanta sono state ferite.

La crisi nasce dalla profonda divisione tra civili e militari all’interno del Consiglio sovrano, in presenza di una fase difficile dell’economia che sta mettendo in grande difficoltà la popolazione. A settembre c’era stato un tentativo di colpo di Stato fallito a cui erano seguiti arresti nell’esercito; a tentare di minare la transizione democratica erano stati probabilmente settori nostalgici della dittatura di al-Bashir. A ottobre, pochi giorni prima del golpe di lunedì 25, si erano succedute a Khartoum manifestazioni di protesta per chiedere l’assunzione del potere da parte dei militari che, sostituendo il governo di Abdallah Hamdok, ponesse fine alla gravissima situazione economica e all’instabilità politica. L’intervento dei militari è avvenuto poco prima del passaggio a un civile della guida del Consiglio sovrano, dove convivevano politici e militari, ed è sembrato ad alcuni osservatori quasi un evento annunciato e prevedibile. Il generale Abdel Fattah al-Burhan è stato considerato fino a lunedì 25 ottobre un moderato e uno degli esponenti militari più aperti al dialogo, all’interno e nella realtà internazionale, ma è probabile che esistano nell’esercito altre posizioni, più estreme nella difesa dei privilegi, anche economici, dell’esercito.   

Si apre adesso una fase di grande incertezza; il segretario generale dell’ONU, António Guterres, l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per l’evolversi della situazione in Sudan, chiesto la liberazione dei civili in stato di arresto e il rilancio del processo di transizione democratica. Meno netta la posizione della Russia; il ministero degli Esteri in un comunicato ha definito gli eventi del 25 ottobre «il naturale corso degli eventi», e ha criticato il governo di transizione per aver perso la fiducia della popolazione anche a causa delle interferenze straniere. 

La crisi sudanese avrà sicuramente importanti ripercussioni a livello geopolitico; il Sudan è implicato nella crisi tra Egitto ed Etiopia incentrata sulla costruzione della diga sul Nilo Azzurro e l’avvento dei militari potrebbe favorire un ulteriore avvicinamento all’Egitto. Il Sudan riveste anche un ruolo geopolitico rilevante nell’area come luogo di transito dei flussi migratori diretti verso la Libia e il Mediterraneo; inoltre, affacciandosi sul Mar Rosso entra in contatto con le principali rotte commerciali a livello globale. Nella partita sul futuro del Sudan entrano quindi anche interessi e pressioni che vengono dall’esterno e non solo a livello regionale.

 

Immagine: Abdallah Hamdok  (22 dicembre 2019). Crediti: Ola A .Alsheikh [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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