10 giugno 2021

Conclusa la missione militare italiana in Afghanistan

L’Italia si ritira dall’Afghanistan dopo quasi venti anni di presenza militare, a partire dal 30 ottobre 2001, e con un doloroso bilancio di 53 caduti e più di 700 feriti. Una breve cerimonia ha accompagnato l’ammainabandiera martedì 8 giugno nella base italiana di Herat. Hanno partecipato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, il capo di Stato Maggiore della Difesa generale Enzo Vecciarelli, il comandante del COI (Comando Operativo di vertice Interforze) generale Luciano Portolano, il tenente colonnello Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare, e il generale Beniamino Vergori, che comanda le forze attualmente presenti a Herat; in occasione della chiusura della Resolute Support (RS) Mission, le autorità presenti hanno reso omaggio ai caduti e ai circa 50.000 soldati che, alternandosi nel corso degli anni, hanno partecipato alla missione.  

I soldati italiani presenti sul territorio afghano non sono mai stati più di 5.000 e il loro numero si è ridotto quando l’operazione Resolute Support ha sostituito nel gennaio 2015 ISAF (International Security Assistance Force). Attualmente sono presenti in Afghanistan circa 800 paracadutisti della Brigata Folgore, che lasceranno effettivamente il Paese nel giro di poche settimane.

Il ritorno in patria di tutti i contingenti dei Paesi NATO sta subendo un’accelerazione, a partire dagli Stati Uniti, che avevano stabilito come data simbolo l’11 settembre; invece hanno già ritirato metà delle truppe e probabilmente completeranno le operazioni entro la prime due settimane di luglio. A livello ufficiale gli Stati Uniti e gli altri Paesi che hanno partecipato all’intervento, tendono comprensibilmente a valorizzare gli aspetti positivi e a rappresentare l’intervento come un successo pieno, ma molti osservatori restituiscono un quadro più complesso. A evidenziare la difficile situazione in cui si troverà il Paese è anche il destino delle persone di nazionalità afghana che hanno collaborato, ad esempio come traduttori, con le missioni occidentali. A fronte dei rischi che potrebbe comportare la loro permanenza in patria, sono stati messi in atto, da parte degli Stati Uniti e degli altri Paesi coinvolti, dei progetti per accoglierli.

L’Italia ha identificato 270 persone che verranno trasferite nel nostro Paese a giugno e sta valutando la posizione di altri 400 collaboratori civili. Sono invece circa 18.000 gli afghani che hanno presentato richiesta di visto per gli Stati Uniti nell’ambito del programma speciale predisposto da Washington. I timori sono comprensibili perché la strada per garantire stabilità e sicurezza è ancora molto lunga. Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati si ritirano, i Talebani stanno intensificando i loro attacchi contro le forze governative e stanno occupando nuovamente alcune aree. Un attacco armato, nella tarda serata di martedì 8 giugno, ha colpito nella provincia di Baghlan una struttura di HALO Trust, provocando almeno 10 morti e 16 feriti fra gli operatori. HALO Trust è un’organizzazione non governativa britannico-statunitense specializzata nello sminamento e nella rimozione di ordigni inesplosi ed è presente dal 1988 in Afghanistan, attualmente con 3.000 operatori. L’azione armata, che in un primo tempo era stata attribuita ai Talebani, è stata invece rivendicata mercoledì 9 dallo Stato islamico, che sta intensificando la sua presenza in Afghanistan, sottraendo spazi all’egemonia dei Talebani nell’area fondamentalista. Secondo un resoconto basato sulle testimonianze dei sopravvissuti, cinque o sei uomini armati avrebbero fatto irruzione fra le dieci di sera e mezzanotte dell’8 giugno, nel compound di HALO Trust e, minacciando con le armi il personale, avrebbero chiesto se erano presenti Hazara, minoranza perseguitata dai fondamentalisti; poiché nessuno ha risposto i terroristi hanno aperto il fuoco indiscriminatamente. Un episodio atroce che alimenta le preoccupazioni per il futuro del Paese.

 

Immagine: Soldati della Brigata Meccanizzata Sassari dell’Esercito Italiano in pattuglia in Afghanistan (23 agosto 2012). Crediti: www.esercito.difesa.it [CC BY 2.5 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.5)], attraverso Wikimedia Commons

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