11 febbraio 2021

Le conclusioni della missione dell’OMS in Cina

Il lavoro congiunto degli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e degli specialisti messi a disposizione dalla Cina si è concluso; gli esiti della ricerca sono stati comunicati in una conferenza stampa a Wuhan martedì 9 febbraio. I dati raccolti portano a concludere che l’origine del Coronavirus sia animale; si tende invece a escludere l’ipotesi di una genesi scaturita in un laboratorio, ritenuta altamente improbabile. Il SARS-CoV-2 è stato probabilmente trasmesso all’uomo tramite una specie intermedia; il virus, originato dai pipistrelli, sarebbe arrivato agli uomini attraverso specie come pangolini, furetti, ratti del bambù. Ma non ci sono ancora certezze in questo senso; l’ipotesi della specie intermedia si fonda sui mancati riscontri di una presenza di pipistrelli nell’area di Wuhan. Anche per quanto riguarda i tempi, non ci sono evidenze che SARS-CoV-2 circolasse a Wuhan o nella provincia dello Hubei prima del dicembre 2020. Il gruppo di ricerca non ha escluso l’ipotesi che il virus sia arrivato in Cina dall’esterno, anche tramite prodotti alimentari surgelati; si tratta però di un’indagine ancora da sviluppare e non ci sono per ora riscontri attendibili. L’OMS continuerà nei prossimi mesi la ricerca sull’origine della pandemia anche in altri Paesi. Si chiude quindi un capitolo, ma l’inchiesta andrà avanti.

Il team dell’OMS è stato guidato dallo scienziato danese Peter Ben Embarek ed era composto da diciassette esperti (epidemiologi, virologi, medici specialisti e veterinari) provenienti da Australia, Danimarca, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Qatar, Russia, Regno Unito, USA e Vietnam. La collaborazione con la squadra degli esperti cinesi guidata da Lian Wannian è stata giudicata buona e i risultati condivisi. Il gruppo di lavoro congiunto ha visitato l’Istituto di virologia di Wuhan, ritenuto secondo alcune ipotesi all’origine della diffusione del SARS-CoV-2, l’ospedale Jinyintan, il mercato ittico della Cina meridionale e ha incontrato numerosi medici e scienziati cinesi, tra cui Shi Zhengli, la virologa famosa per i suoi studi sui pipistrelli. Le conclusioni dell’ispezione non stravolgono i risultati scientifici fin qui acquisiti e non forniscono argomenti a chi voleva spingere la sola Cina sul banco degli imputati.

Subito dopo la conferenza congiunta tenutasi a Wuhan, gli Stati Uniti ne hanno però contestato i contenuti. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha dichiarato di attendere una relazione dall’OMS e dalla Cina che spieghi in modo chiaro le origini della pandemia, ha accusato la Cina di scarsa trasparenza e respinto l’ipotesi che il virus sia stato portato a Wuhan dall’estero.

Le accuse alla Cina non sono però il solo aspetto per cui la pandemia diventa oggetto di contesa geopolitica. Il direttore generale dell’OMS, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus ha espresso numerose riserve su come a livello globale si stia gestendo il processo vaccinazione, condizionato dalle diseguaglianze e dall’egoismo di alcuni Paesi. In effetti, i Paesi più ricchi del pianeta, che rappresentano un sesto della popolazione mondiale, si sono assicurati più della metà delle dosi disponibili. L’OMS ha suggerito di procedere in modo più equilibrato, cercando di vaccinare al più presto le persone fragili o più esposte in tutto il mondo. Una proposta che fa fatica ad affermarsi perché la corsa al vaccino è fortemente condizionata dal fatto che alcuni Paesi sviluppati sono stati finora i più colpiti, ma anche, e forse soprattutto, dal tentativo dei diversi Paesi di uscire presto dalla recessione e competere nel mercato mondiale. L’egoismo nazionalista sui vaccini sembra per ora prevalere. Il rischio denunciato da Tedros Adhanom Ghebreyesus di «un catastrofico fallimento morale» appare piuttosto fondato.

 

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Immagine: I motociclisti indossano mascherine per proteggersi dalla diffusione del Covid-19, Pechino, Cina (10 febbraio 2020). Crediti: Graeme Nicol / Shutterstock.com

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