18 maggio 2021

La Conferenza di Parigi sul Sudan: ridurre il debito e rilanciare l’economia

Alla Conferenza internazionale di sostegno alla transizione democratica in Sudan svoltasi a Parigi, presso il Grand Palais Éphémère, lunedì 17 maggio, erano presenti Emmanuel Macron, il presidente del Sudan Ab­del Fat­tah al-Bu­rhan, il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, l’alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri e la politica di Sicurezza Josep Borrell e le delegazioni di circa quindici Paesi, africani, europei e del Golfo. Hanno partecipato invece in videoconferenza il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il segretario generale ONU António Guterres.

Al centro della discussione la transizione democratica in corso e la questione dell’enorme debito accumulato dal Paese africano. Francia e Germania hanno preso importanti impegni relativamente al dissesto finanziario; la conferenza si chiude infatti con la cancellazione da parte della Francia di un debito di 5 miliardi di euro, mentre la Germania rinuncia a sua volta a riscuotere 360 milioni. I due Paesi aiuteranno inoltre il governo sudanese a saldare i conti con il Fondo monetario internazionale. Anche Cina e Arabia Saudita, che vantano importanti crediti, hanno assicurato passi concreti per il superamento della situazione debitoria del Sudan.

La scelta dei Paesi creditori non è ovviamente dettata da disinteressata generosità: permettere il rilancio dell’economia sudanese significa aprire la strada agli investimenti delle imprese straniere. Ma sono in gioco anche importanti considerazioni geopolitiche: un Sudan fragile e in bancarotta può essere un fattore di instabilità per tutta l’area. Il Paese ha infatti un ruolo centrale, per la sua collocazione, in qualsiasi strategia di regolamentazione dei flussi migratori e di contrasto al fondamentalismo armato. L’esistenza di forti istanze separatiste e di una debole autorità centrale rende peraltro molto complesso il controllo del territorio. Inoltre il Sudan si trova coinvolto con l’Etiopia e con l’Egitto nella contesa relativa alla grande diga sul Nilo (Grand Ethiopian Renaissance Dam, GERD) che potrebbe compromettere gli equilibri nell’area. Infine c’è un forte interesse degli Stati Uniti e dell’Unione Europea a sottrarre Khartoum all’influenza della Russia e della Cina.

Non dobbiamo dimenticare che le difficoltà attuali del Paese hanno avuto origine anche dal contesto geopolitico: il Sudan è appena uscito, con l’avvio della transizione democratica nell’aprile del 2019, da un lungo periodo di sanzioni economiche e di isolamento imposti dalla comunità internazionale durante i trent’anni di regime autoritario di Omar al-Bashir. Anche la secessione del Sud Sudan, che era l’area del Paese più ricca di petrolio, ha avuto un forte impatto sull’economia sudanese. La situazione attuale della popolazione è molto difficile; il Fondo monetario internazionale sollecita fortemente la fine dei sussidi alla popolazione ma se l’acquisto del carburante non viene più facilitato, il governo di Abdalla Hamdok continua a distribuire un reddito universale di 5 dollari al mese per le famiglie in crisi e a mantenere prezzi calmierati sul pane, l’elettricità e le medicine. In un solo anno, i prezzi di molti generi necessari si sono quintuplicati. Aiutare il Sudan nella sua transizione democratica e nel rilancio dell’economia appare quindi una scelta razionale e necessaria. Macron nel corso della conferenza ha enfatizzato il carattere democratico e laico del nuovo corso in Sudan che può diventare «un’opportunità per gli investitori e non più un caso disperato». Anche il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio ha sottolineato i reciproci vantaggi di una ripresa economica del Sudan: «lavorare a conferenze come queste significa lavorare al futuro, alla sicurezza e alla prosperità economica non solo dell’Africa ma anche di tutta l’Europa, di tutto il Mediterraneo».

La Francia e l’Unione Europea sperano che con la sua svolta democratica e l’apertura agli investimenti europei, il Sudan diventi un esempio per tutto il continente. Quindi non è casuale che martedì 18 sempre a Parigi e con la partecipazione di molti dei protagonisti della Conferenza sul Sudan, ci sia invece il Vertice sul finanziamento delle economie africane. Un incontro per trovare risposte valide per tutto il continente alle questioni relative al debito e alla possibilità di investimenti che vengano dall’estero e favoriscano la ripresa del continente. Pur con una percentuale di contagi molto più bassa dell’Europa, l’Africa ha visto il suo sviluppo fermarsi ed è in grave difficoltà perché risente a livello economico dell’impatto globale della pandemia.    

 

Immagine: Abdalla Hamdok (7 maggio 2017). Crediti: w:International Hydropower Association. Fonte, https://web.archive.org/web/20191204201530/https://www.flickr.com/photos/hydropower/35009529535/ [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons