27 aprile 2018

Corea, storico incontro tra Kim Jong-un e Moon Jae-in

L’apertura del dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord, al suo improvviso esordio, aveva suscitato notevoli perplessità; molti osservatori l’avevano relegata a un incrocio tra le opposte, eppur convergenti, esigenze di propaganda e visibilità di Donald Trump e Kim Jong-un. Ai due personaggi è stata spesso attribuita la tendenza alla dichiarazione esplosiva, alla polemica con attacchi personali, a cui non seguono comportamenti coerenti. Ma nel giro di poche settimane quello che sembrava ad alcuni un bluff è diventato il più importante scenario in cui si muove la diplomazia a livello mondiale.

Le dichiarazioni di Kim Jong-un del 21 aprile sulla rinuncia ai test nucleari e missilistici stanno chiarendo che per la Corea del Nord il dialogo non è un diversivo ma rientra in una strategia globale con obiettivi storici: una nuova fase di rapporti con gli Stati Uniti e con la Corea del Sud che superino la contrapposizione frontale. Dopo la distensione tra le due Coree favorita dalle Olimpiadi invernali, l’invito a sorpresa fatto dal leader nordcoreano a Trump per un incontro diretto e il viaggio ‘segreto’ nel periodo di Pasqua del segretario di Stato in pectore Mike Pompeo in Corea del Nord, nuovi importanti appuntamenti scandiscono le tappe di questa svolta storica.

In primo luogo, l’incontro tra Kim Jong-un e il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in fissato per oggi, 27 aprile. In questa occasione, i due leader, ospitati nella Peace House, nel villaggio di Panmunjŏm, discutono la possibilità di superare l’armistizio del 1953 a cui, dopo più di sessant’anni, potrebbe seguire un vero e proprio accordo di pace. La pace e un possibile percorso unitario della penisola coreana sono obiettivi concreti che animano e motivano la svolta di Kim. Per stabilizzare il dialogo, prima e soprattutto dopo lo storico incontro, venerdì 20 aprile è stata istituita una linea telefonica diretta tra palazzo presidenziale di Seul (Blue House) e l’ufficio di Kim Jong-un alla State Affairs Commission di Pyŏngyang, di cui è presidente.

Infine, l’incontro tra Trump e il leader nordcoreano, che dovrebbe sancire la riuscita dell’intera operazione. Disarmo nucleare, liberazione di detenuti, accordo di pace tra le Coree; la posta in gioco è grande, le aspettative sono importanti, ma sono diffusi anche i timori che un eventuale fallimento possa portare a un nuovo, e forse anche più acuto, inasprimento delle tensioni.

Sembra chiaro che è in atto un tentativo di mutare lo scenario geopolitico in tutta l’Asia, non solo della penisola coreana. Si tratta di una partita delicata ed è indispensabile che tutti gli attori partecipino convinti di trarne dei vantaggi, compresi gli alleati nell’area dei due contraenti principali. Mentre la Cina di Xi Jinping è consapevole del suo ruolo decisivo e trova nella distensione uno scenario ideale, il Giappone di Abe, teme di non pesare in questa partita e perdere influenza, come è emerso nei recenti colloqui del premier con Trump.

Crediti immagine: ANSA/AP


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