18 marzo 2020

Coronavirus in Europa. Le contromisure dell’UE

 

Si è mossa tardi e lo ha fatto in maniera esitante e scoordinata. A volte, come nel caso della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, ha provocato danni invece di ripararli. Ma alla fine, messa davanti alla crisi sanitaria ed economica più grave dal dopoguerra a oggi, l’Europa sta provando a prendere in mano la situazione. La prima a scendere in campo, anche se con colpevole ritardo, è stata la Commissione UE con una serie d’iniziative per coordinare la risposta dei Paesi all’epidemia e preparare il rilancio dell’economia. Ora tocca ai governi nazionali, che non hanno mai voluto appaltare all’Unione le competenze in materia di sanità, mostrare unità nel contrastare un virus che non conosce confini.

 

L’Unione Europea sbarra i confini

La mossa di maggiore impatto l’ha certamente messa sul tavolo lunedì la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, che nei fatti ha accelerato un processo già in corso dopo le restrizioni imposte da diversi Paesi nel mondo. La proposta è di blindare per 30 giorni (estendibili per un ulteriore periodo) le frontiere esterne dell’Unione Europea (UE) impedendo l’ingresso a tutti coloro che non devono entrarvi per motivi inderogabili. Uniche eccezioni sono il personale medico, i ricercatori, i diplomatici e i familiari di cittadini UE. L’idea è stata approvata martedì dai capi di Stato e di governo dell’Unione, riuniti per la seconda volta dall’inizio dell’epidemia in videoconferenza per un Consiglio europeo straordinario. Ma la sua applicazione non sarà una passeggiata.

Dal punto di vista legale, infatti, la Commissione ha proposto agli Stati membri di adottare una serie di decisioni nazionali coordinate. Come ha spiegato von der Leyen, “per essere efficaci” le restrizioni dovranno essere applicate da tutti i Paesi UE e da quelli dello spazio Schengen, quindi compresi Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein. I più grossi grattacapi, però, potrebbe darli il Regno Unito, membro dell’Unione fino al 31 dicembre 2020, quando terminerà il periodo di transizione che precede il definitivo divorzio. «Sappiamo che Londra non ha tra i suoi piani di applicare la restrizione temporanea» ha rivelato la presidente della Commissione UE, precisando però di aver ricevuto “molto sostegno” da parte dei 27 leader europei durante il Consiglio europeo, che dovranno però applicare la misura “il più presto possibile”.

 

Gli Stati europei in ordine sparso

La conferenza stampa finale del Consiglio europeo si è svolta a Bruxelles in contemporanea con quella in cui la premier Sophie Wilmès ha annunciato l’attuazione in Belgio di un lock down sul modello italiano. Appena 24 ore prima, era stato il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, a comunicare la stessa decisione alla nazione «in guerra contro un nemico invisibile». Le azioni in ordine sparso delle capitali sono proprio ciò che ha spinto più volte le istituzioni dell’Unione a chiedere un maggiore coordinamento.

Oltre ai blocchi alle frontiere, a preoccupare sono state in particolare le restrizioni all’export di materiale sanitario protettivo introdotte da Paesi come Francia e Germania. È stato necessario l’intervento del commissario UE al Mercato interno, Thierry Breton, che avrebbe anche minacciato la Germania di aprire una procedura d’infrazione, per convincere Berlino a fare una parziale marcia indietro e inviare in Italia un milione di dispositivi.

Una volta ottenuto lo sblocco dell’export fra Paesi UE, Bruxelles ha però deciso d’imporre una severa limitazione alle esportazioni fuori dall’Unione. L’idea è quella già messa sul tavolo nelle scorse settimane dal ministro della Salute Roberto Speranza: centralizzare gli acquisti e gli stock di materiali a livello europeo, in modo da redistribuirli poi verso i Paesi che ne hanno più bisogno. Alcuni bandi europei sono già stati aperti e sono in diverse fasi di avanzamento per comperare guanti protettivi, mascherine e ventilatori polmonari.

 

Il Mercato unico e lo spazio Schengen

La priorità dell’UE in questo momento è mantenere il mercato unico funzionante, garantendo quindi la circolazione delle merci senza intoppi. In particolare gli alimenti, i medicinali e altri beni essenziali. La Commissione ha proposto una serie di linee guida, approvate dagli Stati membri, che prevedono la creazione di corsie preferenziali (“green lanes”) per assicurare il flusso dei beni di emergenza. A cadere sotto i colpi del Coronavirus è invece lo spazio Schengen, già messo in crisi negli ultimi anni dalla gestione dei flussi migratori. Le frontiere interne che Schengen era riuscito a smantellare stanno riapparendo in tutta Europa per limitare la propagazione dell’epidemia. Riprendersi dalla crisi non sarà facile, servirà un’Unione in piena forma per riuscirci. Ma, considerato il suo stato di salute attuale, non è affatto scontato che ciò avvenga.

 

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Immagine: Ursula von der Leyen (16 febbraio 2020). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

 


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