18 dicembre 2020

Coronavirus, lavoro a distanza e fuga dalle città

Opportunità e rischi; il Coronavirus sembra essere anche questo per la società e le città americane. Da settimane in Congresso si negozia un nuovo pacchetto di misure di sostegno all’economia: la distanza tra repubblicani e democratici riguarda l’esonero da qualsiasi responsabilità per i datori di lavoro che abbiano sottoposto i loro dipendenti al rischio pandemia e il trasferimento dei fondi agli Stati, che abbiano già licenziato il 7% dei loro dipendenti. Probabilmente si arriverà a un compromesso che esclude entrambi i punti controversi. Bernie Sanders, che per ragioni procedurali può impedire che il pacchetto venga votato, avrebbe ottenuto anche un trasferimento di risorse alle persone e non solo un rifinanziamento dei sussidi speciali di disoccupazione. Queste due misure votate nei mesi scorsi hanno impedito che milioni di persone scivolassero nella povertà. Eppure a novembre il tasso di povertà era all’11,7%, con un aumento di 2,4 punti percentuali rispetto a giugno. Se guardiamo alle serie storiche questo tasso è relativamente basso, ma si tratta dell’aumento più rapido da quando il governo ha iniziato a monitorare la povertà negli anni Sessanta.

Povertà e opportunità nell’anno del Coronavirus, appunto. Essere nero o ispanico e lavorare nei servizi a bassa qualifica, oppure essere laureato e fare un lavoro che consente di lavorare da casa cambia tutto anche quando un’epidemia colpisce. La società americana è straordinariamente elastica, e di fronte a una crisi o a una novità le persone compiono scelte drastiche molto in fretta. Ad esempio, decidono di cambiare città. Il 2020 è uno di quei momenti.

 

I lavori nei servizi a bassa qualifica sono quelli che, lo si ripete ovunque da mesi, sono sia i più colpiti dalla crisi sia i più indispensabili e a rischio perché a contatto con il pubblico. Un’indagine del Pew Research Center ci racconta come giovani, non laureati, neri e ispanici siano stati messi in ginocchio dalla crisi, mentre i bianchi laureati hanno avuto meno problemi. La rilevazione è interessante perché pone la domanda: “Hai difficoltà a pagare i conti?”, e in un Paese come gli Stati Uniti anche chi ha un reddito alto all’arrivo di una crisi può avere problemi a causa di scelte dispendiose fatte basandosi su previsioni sbagliate (un’auto, una casa, una scuola molto care, ad esempio). Il fatto che a non riuscire a pagare le spese correnti siano le categorie che abbiamo ricordato indica proprio che la crisi ha toccato alcuni segmenti della società lasciando tranquilli altri – che anzi stanno accumulando risparmi grazie al lavoro da casa e alla vita sociale limitata imposta dalle misure anti-Covid. I poveri, i giovani, i neri e gli ispanici hanno perso il lavoro o subito tagli alle entrate più spesso dei bianchi e dei laureati, e chi ha perso il lavoro e lo ha ritrovato guadagna – nel 60% dei casi – meno di quanto non facesse a inizio 2020.

 

Se invece si fa uno di quei lavori per cui si può tranquillamente svolgere le proprie mansioni da casa, allora tutto cambia. Anche per quanti in questa categoria hanno conosciuto un danno economico dovuto all’epidemia: il numero di giovani tornati a casa dai genitori non è mai stato così alto dagli anni Trenta, quelli della grande recessione. Secondo la Dallas Federal Reserve a maggio 2020 il 35,2% dei lavoratori americani lavorava a casa contro l’8,2% dell’inizio dell’anno; si tratta soprattutto di bianchi con lavori ben pagati che in questi mesi hanno riflettuto sull’ipotesi di cambiare. Linkedin ha condotto un’indagine tra i suoi iscritti, semplicemente registrando i cambi di ZIP code (il codice di avviamento postale) e ha registrato come alcune città abbiano preso a guadagnare abitanti, mentre altre ne hanno persi. Se devo lavorare da casa e non godere dei vantaggi legati al vivere a New York o San Francisco, per citare due tra le aree urbane più care d’America, perché rimanere in città? E così coloro le cui mansioni si svolgono al telefono o al computer e a distanza hanno spesso deciso di spostarsi: le città con più nuovi residenti sono Austin, Phoenix, Nashville, Tampa, quelle che ne perdono sono Hartford (a due passi da New York), New York, San Francisco, Chicago. Altri dati raccolti dalle compagnie di traslochi confermano la fuga da New York, San Francisco e anche Seattle. In questi mesi è giunta per molti di costoro la presa d’atto che non vale necessariamente la pena dividere 30 m2 con eserciti di blatte spendendo migliaia di dollari al mese per vivere vicino ai teatri di Broadway e a migliaia di ristoranti chiusi. C’è chi lo ha fatto da una posizione di benessere e chi adattandosi alla realtà, come i giovani tornati a casa di cui sopra.

Queste dinamiche si accompagnano e consolidano a un uso crescente del lavoro da casa e a migrazioni interne di giovani laureati verso alcuni centri urbani. Di Phoenix, Arizona, e Austin, Texas, come mete di emigrazione si parla da anni – Oracle ha da poco annunciato il trasferimento del quartier generale a Austin. Non è un caso che l’Arizona abbia votato democratico e che il partito di Biden abbia persino fantasticato di poter vincere il Texas: le migrazioni dei giovani cambiano la demografia e dunque anche la politica.

 

Il 2020 potrebbe insomma divenire l’anno in cui la generazione di giovani tornati a trasferirsi nei grandi centri urbani li cominciano ad abbandonare. Le conseguenze di questa potenziale fuga dalle città sono enormi per il mercato immobiliare locale (uffici e palazzi vuoti) e anche per il mercato del lavoro di quei milioni che vivono nelle città “al servizio” dell’economia dei più ricchi (baby sitter, domestici, pulizie degli uffici, ristorazione ecc.). La pandemia ha colpito in maniera diversa gruppi differenti, contribuendo a consolidare le diseguaglianze. In questi mesi i lavoratori indispensabili sono stati quelli più esposti al rischio di ammalarsi e anche di perdere il lavoro. Se davvero le città stanno cambiando a partire da questi mesi di lockdown, in esse anche il mercato del lavoro e l’ambiente urbano subiranno delle conseguenze. E così i più colpiti dalla società diseguale rischieranno un ulteriore colpo. Ma forse è presto per fare previsioni a lungo termine.

 

                           TUTTI GLI ARTICOLI SUL CORONAVIRUS

 

                TUTTI GLI ARTICOLI DEL PROGETTO ATLANTEUSA2020

 

Immagine: Marciapiedi popolati dai senzatetto in tende e rifugi improvvisati in una strada di San Francisco, California, Stati Uniti (30 aprile 2020). Crediti: Myra Thompson / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0