23 novembre 2020

Cosa ci dice del Brasile il voto delle elezioni comunali

 

Domenica 15 novembre in Brasile si è tenuto il primo turno delle elezioni municipali in tutti i Comuni brasiliani, tranne nel distretto federale e, a causa dell’interruzione della corrente elettrica che perdura da diverse settimane, anche a Macapá, la capitale dello Stato di Amapá. Queste elezioni, pur essendo locali, hanno però una dimensione nazionale perché chiamano al voto l’intero corpo elettorale (quasi 148 milioni di brasiliani) per eleggere sindaci e vicesindaci di 5.567 Comuni e 58.208 consiglieri comunali.

 

Le elezioni municipali brasiliane hanno anche un valore politico perché, cadendo a metà mandato del presidente della Repubblica, consentono di verificare il consenso che ruota intorno alla presidenza del Paese. I partiti, inoltre, possono valutare le strategie in vista delle successive elezioni che si terranno nel 2022 e che, oltre alle presidenziali, riguardano il rinnovo del Congresso federale (tutta la Camera e una parte del Senato), di tutti i governatori e di tutte le assemblee legislative statali. Dal risultato di questo primo turno delle elezioni municipali emergono già alcuni aspetti rilevanti: un aumento dell’astensione, un indebolimento del Presidente Jair Bolsonaro e una crescita dei partiti più conservatori.

 

Il Covid-19 ha costretto a posticipare la data delle elezioni, inizialmente previste per l’inizio di ottobre, e a tenere una campagna elettorale in forma ridotta rispetto ai tradizionali canoni brasiliani. Nonostante tutti i protocolli di sicurezza sanitaria adottati dal Tribunale superiore elettorale (TSE, Tribunal Superior Eleitoral) – l’autorità giudiziaria che gestisce l’intero processo elettorale – l’astensione ha raggiunto un livello record (23,1%). Bisogna tenere conto del fatto che in Brasile il voto è obbligatorio per tutti i cittadini alfabetizzati tra i 18 e i 70 anni ‒ mentre è facoltativo dai 16 ai 18 anni e per gli over 70 – e che, in ogni caso, l’assenza va giustificata per evitare una multa e successive sanzioni, tra cui non poter né partecipare ai concorsi pubblici né richiedere l’emissione del passaporto e della carta d’identità.

 

Un primo segnale della crisi del bolsonarismo è evidente proprio a Rio de Janeiro ‒ roccaforte della famiglia Bolsonaro ‒ dove Carlos, uno dei figli del presidente, è stato rieletto consigliere comunale ma ha perso oltre 35 mila voti rispetto alle elezioni del 2016 e non è più il candidato carioca più suffragato. Il presidente Bolsonaro non ha avuto alcun buon risultato da rivendicare durante la campagna elettorale, né sul piano sanitario né su quello economico. Inoltre, Bolsonaro, che è uscito nel 2019 dal Partito social-liberale (PSL, Partido Social Liberal) ‒ con il quale è stato eletto presidente della Repubblica ‒ per fondare l’Alleanza per il Brasile (Aliança pelo Brasil), non è stato in grado di raccogliere le 492 mila firme attualmente necessarie per essere riconosciuto come un partito dal TSE. Non potendo partecipare alle elezioni con un partito, Bolsonaro si è limitato a sostenere i candidati sindaci di altri partiti che, nella maggior parte delle capitali, sono stati sconfitti al primo turno. Al ballottaggio nelle capitali ci saranno solo due candidati sostenuti dal bolsonarismo – entrambi arrivati al secondo posto, tra cui il sindaco uscente di Rio.

 

Il Movimento democratico brasiliano (MDB, Movimento Democrático Brasileiro), colonna portante del centro brasiliano (Centrão), rimane il primo partito a livello nazionale e va al ballottaggio in sette capitali, anche se complessivamente ha perso il 25% dei Comuni rispetto alle elezioni del 2016. Il Partito della socialdemocrazia brasiliana (PSDB, Partido da Social Democracia Brasileira), tra i più moderati del centro-destra, ha vinto in due capitali e va al ballottaggio in tre ma ha perso il 35% dei Comuni che guidava dal 2016. Nell’area del centro-destra, invece, a crescere sono soprattutto i partiti più conservatori che vincono in cinque capitali e vanno al ballottaggio in otto, aumentando del 43% i Comuni in cui governano.

 

I partiti del centro-sinistra registrano, invece, un crollo generale del 26% rispetto al 2016 e vanno al ballottaggio in nove capitali. Il Partito dei lavoratori (PT, Partido dos Trabalhadores), storicamente egemone nel centro-sinistra brasiliano, ha perso il 30% dei Comuni. La sorpresa di queste elezioni è rappresentata dal Partito socialismo e libertà (PSOL, Partido Socialismo e Liberdade) che a San Paolo approda al ballottaggio.

 

Questo primo turno delle elezioni municipali mostra come gli elettori brasiliani abbiano riconfermato il 63% degli eletti del 2016, dimostrando così di non volersi avventurare su nomi nuovi o sconosciuti. Gli sconfitti di queste elezioni sono il presidente Bolsonaro e i tre partiti (MDB, PSDB e PT) che dalla fine della dittatura si sono alternati al potere prima di essere travolti dall’onda bolsonarista alle ultime presidenziali. I ballottaggi che si terranno il prossimo 29 novembre in 57 grandi città, tra cui 18 capitali, saranno determinanti per valutare la riconfigurazione complessiva dell’area moderata e conservatrice e per capire se il centro-sinistra sia in grado di riorganizzarsi facendo fronte unico attorno ad una nuova figura.

 

Immagine: La gente va a votare al seggio elettorale su un percorso disseminato di volantini, con mascherina protettiva, Rio de Janeiro, Brasile (15 novembre 2020). Crediti: Salty View / Shutterstock.com

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