13 settembre 2021

Cosa resta del colpo di Stato in Guinea

Le folle scese in strada nei giorni successivi al golpe fin qui incruento, testimoniano senza dubbio l’insofferenza di grandi fette della popolazione guineana verso l’ottantatreenne ormai ex presidente Alpha Condé passato nel giro di poco più di 10 anni dall’essere l’emblema della riscossa democratica – vinse le prime elezioni libere nel 2010 – a simbolo di quella propensione politica diffusa tra i leader africani che, una volta al potere, tendono a non mollarlo.

Per perpetuare la seduta sullo scranno più importante del Paese, lo scorso anno ha promosso un referendum per emendare la Costituzione e assicurarsi, grazie a un articolo specifico, il terzo mandato, regolarmente vinto, poi, ad ottobre. L’insistenza da parte di Condé sull’inserimento nella nuova Costituzione di una serie di articoli ispirati a maggiori diritti delle donne, è apparsa a molti poco più che un penoso pretesto e la conferma è arrivata allorché, vinto il referendum, quegli articoli sono in buona parte scomparsi.

Ma la delusione dei 13 milioni di abitanti è aumentata vertiginosamente anche a causa della gestione della pandemia e degli effetti mefitici sulla già traballante economia guineana. Il Paese, infatti, perfetto esempio di nazione ‘maledetta dalle risorse’, pur potendo contare su enormi giacimenti minerari ed essendo il primo produttore di bauxite al mondo, giace agli ultimi posti degli indicatori di sviluppo e ricchezza. L’economia è ai minimi termini e Condé, a detta di molti suoi concittadini, ha contribuito ad affossarla. «Alpha Condé – spiega Cornelia Toelgyes, giornalista di Africa ExPress, esperta di geopolitica continentale ‒ a capo del partito di opposizione durante la dittatura di Moussa Dadis Camara e del breve governo di Sékouba Konaté, è alla presidenza del Paese dal dicembre 2010 con elezioni giudicate relativamente libere e poco trasparenti. Ma già dal suo secondo mandato nell’ottobre 2015, come ci testimoniano i report di Amnesty International, non brillava per rispetto dei diritti. Condé non ama il dissenso. Gli oppositori non hanno vita facile nel Paese e anche le manifestazioni vengono da tanto tempo represse con la forza. L’epidemia di ebola del 2014-16 e la pandemia attuale non hanno certamente favorito l’economia del Paese e hanno aumentato il malcontento della gente, ma la sua mala gestione ha fatto il resto». 

Tra i primi Paesi africani a rendersi indipendenti – il dominio francese termina nel 1958 ‒ la Guinea ha conosciuto rari momenti di stabilità politica, ancor meno di vera e propria democrazia. Con il recentissimo golpe, va ad aggiungersi a una serie di Paesi dell’area centro-occidentale del continente che negli ultimi mesi hanno conosciuto rivolgimenti di potere ad opera di militari. Nell’ordine: il Mali con un putsch nell’agosto del 2020; il Ciad, che, nell’aprile scorso, dopo la morte del presidente Idriss Déby, ha visto assurgere al comando un gruppo di ufficiali e il figlio dello stesso, e di nuovo il Mali che a maggio scorso ha fatto registrare un secondo colpo di Stato in meno di due anni. Il trend potrebbe avere un pessimo effetto domino sui Paesi dell’area cronicamente instabili.

Nel frattempo la calma è ritornata a Conakry e nel resto del Paese, riaprono gli esercizi e i mercati, riprendono le attività e il tenente colonnello Doumbouya prova a darsi un tono da leader democratico rifuggendo da qualsiasi ‘caccia alle streghe’, annunciando «la liberazione degli arrestati entro lunedì 13 settembre» e convocando una «consultazione per stabilire i parametri del percorso e dare vita a un governo di unità nazionale che guiderà la transizione». Chi conosce la storia di Mamady Doumbouya, non dorme certo sonni tranquilli. Figura estremamente controversa, era a capo delle Forces spécial de la Army Guinean, che, specie nelle turbolenze seguite al referendum costituzionale del marzo 2020, soffocarono nel sangue le rivolte. Il suo curriculum, tuttora consultabile presso il Servizio di comunicazione del ministero della Difesa nazionale della Repubblica di Guinea, rileva più esperienza nell’‘arte’ della guerra che in quella della democrazia. Dopo un periodo di militanza nella Legione straniera, ha partecipato a missioni in Paesi come Afghanistan, Costa d’Avorio, Gibuti, Repubblica Centrafricana, così come corsi in Israele, Cipro, Regno Unito, e dato vita a sessioni di addestramento in vari Paesi africani o asiatici.

La condanna della presa di potere illegittima a livello internazionale sembra unanime. L’ECOWAS (Economic Community of West African States) ha deciso di sospendere la Guinea (anche se a breve invierà mediatori). Il segretario generale dell’ONU António Guterres ha twittato la sua repulsa «per qualsiasi presa di potere attraverso le armi». La Francia e l’Unione Europea hanno espresso le loro grandi riserve. Ovviamente, dietro tutte queste preoccupazioni per i valori democratici e i diritti in pericolo, si nascondono numerosi interessi commerciali la cui prosecuzione desta non pochi allarmi. Primo fra tutti quello relativo al mercato della bauxite di cui, come detto, la Guinea è il primo produttore al mondo. Dopo il colpo di Stato di domenica 5 settembre, il prezzo del prezioso materiale, indispensabile per l’alluminio, ha segnato un forte aumento nelle borse di tutto il mondo. Le multinazionali hanno però tirato un sospiro di sollievo perché Doumbouya ha rassicurato che le estrazioni non saranno interrotte.

 Se al di fuori dei confini il nuovo regime incassa solo condanne, però, al suo interno riceve appoggi e stima da molte parti. La popolazione sembra schierata in maggioranza con la nuova giunta. Abdoulaye Bah, noto leader dell’Unione delle Forze democratiche di Guinea, liberato lo scorso martedì da una lunga prigionia, ha dichiarato che dopo «una conduzione del potere scellerata che ha diviso il Paese, inefficienza e una giustizia a servizio di un solo uomo, speriamo che il Colonnello Mamady Doumbouya e i suoi colleghi siano all’altezza. Mi congratulo, comunque, con loro». Anche lo storico leader dell’opposizione Cellou Dalein Diallo, ha appoggiato il golpe pur richiamando i fautori a un pronto ripristino della legalità.

 

Immagine: Membri delle forze armate della Guinea dopo l’arresto del presidente della Guinea, Alpha Conde, in un colpo di stato a Conakry, in Guinea (5 settembre 2021). Crediti: Nick_ Raille_07 / Shutterstock.com

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