12 novembre 2012

Deboli segnali di pace nella Nigeria

I fenomeni alluvionali nel Delta del Niger sono endemici, nella stagione estiva, ma quest’anno hanno assunto proporzioni devastanti: in Nigeria, da luglio a ottobre, l’inondazione ha provocato centinaia di vittime e milioni di sfollati. Si registrano gravi danni anche alle coltivazioni di cacao e al settore petrolifero, mettendo fortemente in difficoltà un’economia fragile ma in crescita, come si evidenzia anche dall’inclusione della Nigeria tra i paesi soggetti a valutazione da parte dell'agenzia statunitense Moody's. In questo contesto, la speranza affiorata nei primi giorni di novembre di fuoriuscire dalla spirale della guerra civile, che vede contrapposti l’esercito nigeriano e l’organizzazione fondamentalista Boko Haram, è sembrata a molti osservatori una buona notizia, in grado anche di migliorare, in un contesto molto difficile, l’immagine internazionale del paese. L’insorgenza dei fondamentalisti, intenzionati a imporre l’estensione della sharia a tutto il paese, musulmano al nord ma in maggioranza cristiano al sud, è stata accompagnata da attentati, anche alle chiese, e da violenze che hanno causato migliaia di morti. All’inizio di novembre quarantotto giovani civili hanno perso la vita nella città di Maidouguri, nel corso di un’operazione dalle forze armate nigeriane contro il gruppo fondamentalista, fortemente radicato in quel territorio. Aveva quindi suscitato aspettative il comunicato di Boko Haram che apriva la strada a una trattativa di pace con il governo, attraverso il coinvolgimento dell’Arabia Saudita e la mediazione di sei importanti esponenti politici originari della Nigeria settentrionale, tra cui l’ex capo di Stato generale Muhammadu Buhari. Dopo pochi giorni, la prima doccia fredda: Buhari si è sottratto a questo indesiderato ruolo di mediatore che rischiava di fargli assumere in qualche modo la rappresentanza di un movimento a cui si sente profondamente estraneo. Alle ultime elezioni, perse contro Jonathan, Buhari aveva ottenuto la maggioranza dei voti in molti degli stati del Nord, e la sua popolarità è ancora molto ampia. Non è detto che lo spiraglio che si era aperto si sia chiuso definitivamente ma certo le prospettive del dialogo di pace appaiono molto incerte.


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