31 luglio 2013

Dempsey, il generale del “no” alla Siria

Il capo di Stato Maggiore congiunto degli Stati Uniti, il generale Martin Dempsey, ha spiegato che non sta a lui dire se, come e quando intervenire nella guerra in Siria. In un udienza al Congresso americano, giovedì 18 luglio,

Dempsey ha ribadito che per adesso l'amministrazione Obama sta decidendo se è il caso di usare la forza dell'esercito Usa nel conflitto in Siria. Sebbene  il numero dei favorevoli all'opzione militare in aiuto dei ribelli siriani, al loro secondo anno di conflitto contro il regime del presidente Bashir al-Assad, sia in costante crescita nell'intero congresso americano, il generale Dempsey non ha intenzione di cambiare la sua posizione (negativa) su di un possibile intervento militare.

Martin Dempsey, 61 anni, è l'ufficiale di rango più elevato delle forze armate statunitensi ed è stato nominato in questa posizione dal presidente Obama nell'ottobre del 2011. Veterano della guerra in Iraq e di quella del golfo è considerato dalla stampa il " generale No " per essersi sempre detto contrario all'intervento militare in Siria. Giovedì 18 luglio però i repubblicani hanno messo il veto alla sua nomina per un secondo mandato da capo di Stato Maggiore congiunto se non risponderà più chiaramente  alle domande circa l'intervento militare a favore dei ribelli siriani.

In linea con l'amministrazione Obama nei mesi scorsi Dempsey si era sempre detto contrario ad un'intervento militare ma, dopo le pressioni ricevute dai repubblicani con il senatore McCain in testa, era stato costretto a comunicare in una lettera al congresso del 19 luglio, e resa pubblica lunedì 22, i costi e i tempi delle varie opzioni militari che il governo stava prendendo in considerazione.

Nella lettera Dempsey evidenzia cinque opzioni. La prima, considerata la più morbida e senza la necessità di un intervento diretto, consisterebbe nella fornitura di armi e addestramento ai ribelli con un costo che partirebbe dai 500 milioni di dollari all'anno. La seconda è destinata a minare il sistema di difesa aereo del regime di al-Assad con attacchi lanciati da oltre il confine siriano per un costo annuo che partirebbe dal miliardo di dollari. La terza è l'istituzione di una no fly-zone usando sopratutto piattaforme a terra (per evitare i rischi per i piloti americani) con missili terra-aria. Nella quarta sono previste zone cuscinetto per proteggere i confini della Turchia e della Giordania, e per proteggere la fuga dei civili siriani. La quinta è il controllo delle armi chimiche, richiederebbe una no-fly zone, attacchi aerei e missilistici, oltre a migliaia di truppe sul terreno, il costo previsto è di cinquanta milioni di dollari al giorno.

A margine della lettera Dempsey aveva sottolineato, a scanso di equivoci dopo lo scontro avuto con McCain, che la decisione dell'intervento militare è prettamente politica e appartiene ai leader civili non a quelli militari. Ma la natura di questo atteggiamento prudente e sostanzialmente contrario alle opzioni militari è frutto di una riflessione più ampia su quanto successo all'Iraq durante e dopo il conflitto.

Il problema per Dempsey non si risolve solamente alterando gli equilibri militari in Siria abbattendo così il regime di al-Assad, il punto è anche considerare cosa sia poi necessario fare per preservare funzionante l'amministrazione dell'intero paese. Scrive Dempsey che "dobbiamo anticipare ed essere preparati alle conseguenze inattese delle nostre azioni, perché se facessimo cadere il regime di al-Assad senza preoccuparci che ci sia un'opposizione in grado di governare il paese potremmo inavvertitamente lasciare la Siria in mano agli estremisti che sono la vera e propria minaccia che dobbiamo tenere sotto controllo". In altre parole la Siria rischia di diventare una nuova estenuante guerra in Iraq.

Secondo McCain, le risposte di Dempsey sono inaccettabili perché non hanno nulla a che fare con la realtà dei fatti: descrivono uno scenario in cui non è possibile intervenire. In questo modo, l'unica strada possibile è quella di mantenere lo status quo ossia ciò  che vuole al-Assad stesso. Ad ogni modo, dopo la lettera, il senatore McCain ha deciso di non ostacolare più la corsa per il secondo mandato del generale Dempsey, dicendo che il presidente ha il diritto di scegliere i propri collaboratori, sopratutto quelli in campo militare.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0