17 marzo 2020

Dentro i meccanismi del Coronavirus

Intervista a Giorgio Palù

 

Intervista a Giorgio Palù, professore di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova

 

Di fronte all’avanzare dell’epidemia di Coronavirus il governo italiano ha introdotto provvedimenti che limitano fortemente gli spostamenti su tutto il territorio nazionale. Provvedimenti drastici che, secondo le autorità, sono però necessari per fronteggiare l’emergenza. In Cina, del resto, solo l’adozione e il rigoroso rispetto di misure fortemente restrittive hanno consentito di limitare i danni di una situazione che altrimenti avrebbe potuto avere effetti ben più gravi. Dobbiamo prepararci, a suo parere, a una ridefinizione del giusto equilibrio tra protezione della salute pubblica e libertà di movimento delle persone?

Nel mondo attuale, dove prevale la logica dei diritti rispetto a quella dei doveri individuali e civici, il primo diritto-dovere per una democrazia, come sancito anche dalla nostra Costituzione, è quello di salvaguardare e tutelare la salute. In questo senso vanno gli attuali provvedimenti del governo, giustamente estesi a tutto il territorio nazionale.

 

La velocità della diffusione del Covid-19 è maggiore rispetto a quella dei virus del passato? E, in tal caso, quali sono le cause principali di questo cambiamento?

Dobbiamo tenere presenti alcune caratteristiche intrinseche di SARS-CoV-2: Ro (numero medio di infezioni secondarie prodotte da un singolo individuo) tra 2 e 3, periodo di incubazione medio di 4-5 giorni, intervallo seriale (tempo tra due casi successivi nella catena di trasmissione) di 4-7 giorni, tempo di raddoppio di 4-5 giorni (in Cina) almeno nella fase iniziale dell’epidemia. La velocità di diffusione sembra essere molto vicina a quella del virus dell’influenza, anche se dai primi dati la patologia (Covid-19) e la conseguente infettività virale potrebbero prolungarsi più della normale influenza. Non è possibile un confronto con altri virus del passato/presente (vaiolo, Ebola, Hendra, Nipah, morbillo) date le diversità biologico-strutturali con questi. SARS-CoV-2 è molto più contagioso dei Coronavirus responsabili di SARS e MERS, come evidenziato da recenti studi strutturali, che mostrano un’elevata affinità per il recettore ACE-2 (nanomolare) e la facilità di infettare le cellule epiteliali faringee grazie alla presenza nella proteina di superficie S di un sito di clivaggio per proteasi endogene (furine).

 

La diversità dei test disponibili per accertare la presenza del virus può spiegare il passaggio, in alcuni casi, dei risultati da negativi a positivi?

Certamente: esistono saggi che misurano l’espressione di 1, 2, 3 diversi geni virali.

 

La virologa Ilaria Capua ha affermato recentemente che il nuovo Coronavirus può essere considerato come l’ultimo episodio di una serie di epidemie che nel recente passato hanno colpito la specie umana. L’elemento nuovo ed eccezionale è dato dalla sua velocità di diffusione. Questo virus sembrerebbe insomma figlio del nostro tempo e dei legami globali che lo caratterizzano. Qual è la sua opinione in proposito?

Concordo con Ilaria Capua. Unitamente alla globalizzazione, l’uomo ha significativamente modificato l’ambiente del pianeta: ha occupato nicchie ecologiche prima esclusive di animali selvatici, ha deforestato, creato intense urbanizzazioni, esercitato l’allevamento massivo di animali per il commercio e la filiera alimentare, cambiato il clima tropicalizzando il globo e favorendo la diffusione di nuovi Artropodi vettori (il 20% delle nuove epidemie è causato da arbovirus). Si aggiunga che tutti i nuovi virus pandemici (HIV, influenzavirus, SARS-CoV-2) e quelli responsabili di epidemie su larga scala (virus dengue, Zikavirus, ebolavirus, virus della febbre gialla) provengono dal mondo animale (zoonosi).

 

Il numero dei casi di contagio sta crescendo rapidamente anche in altri Paesi europei. L’emergenza potrebbe presto diventare continentale. A fronte di ciò i diversi governi europei reagiscono in maniera disomogenea e non coordinata. Quale possibilità crede ci sia per avviare una risposta compatta a livello di Unione Europea?

Purtroppo è una scelta politica, e temo un’occasione persa per dimostrare che esiste una vera Europa unita.

 

La comunità scientifica internazionale sembra invece operare in maniera più collaborativa e coordinata. Si leggono sempre più spesso indiscrezioni e ipotesi circa la preparazione di un vaccino e la messa a punto di cure più efficaci. Ci sono novità su questo fronte?

Esistono già oltre 20 preparati vaccinali basati su proteina S ottenuta con vaccinologia inversa e biologia sintetica che devono però essere ancora saggiati su un adeguato modello animale prima che sui volontari umani. Un monoclonale umano anti-S neutralizzante il virus è stato allestito all’Erasmus Medical Center di Rotterdam (F. Grosveld et al., Nature preprint) e potrà essere presto testato sull’uomo. Milioni di molecole parte di librerie chimiche vengono sottoposte a screening antiSARS-CoV-2 in vari laboratori del mondo.

 

In un vorticoso susseguirsi di notizie e informazioni contrastanti, si legge del possibile rallentamento dell’epidemia in seguito all’arrivo della bella stagione. È un’ipotesi che ha un fondamento scientifico? Quanto tempo ancora, a suo parere, dovremo combattere la nostra battaglia contro il Covid-19?

Un certo ruolo la stagionalità potrebbe giocare in linea con quanto avviene per gli altri virus respiratori (ad esempio il Coronavirus del raffreddore), come già verificatosi con la SARS e come predetto da alcuni epidemiologi sul ruolo della temperatura e la distribuzione prevalente dei casi di contagio. Ma è presto per predire per quanto avremo ancora a che fare con SARS-CoV-2, anche perché il virus si sta diffondendo in maniera asincrona in tutto il pianeta e non conosciamo il ruolo e l’efficacia dell’immunità finora acquisita da chi ha incontrato il virus e quanto sia realistica la possibilità di focolai epidemici di ritorno. La pandemia di Covid-19 sicuramente si espanderà ancora, potrebbe estinguersi in tempi che solo l’andamento della curva epidemica ci permetterà di valutare, perdurare con espressione sporadica (come MERS) o ripresentarsi in forma ricorrente-stagionale qualora il virus perdesse di virulenza e diventasse un Coronavirus umano endogeno come quelli del raffreddore. Soluzione questa, che in termini finalistici, caratterizza tutti i virus che colpiscono l’uomo.

 

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