28 settembre 2022

Discorso pubblico on-line e questioni etiche nella Cina contemporanea

 

Il 22 giugno 2022 la casa automobilistica cinese Nio rendeva noto che due persone erano rimaste uccise durante il collaudo di un nuovo veicolo a Shanghai. Immediatamente dopo l’incidente, la Nio ha scritto in un comunicato di aver aperto un’inchiesta in collaborazione con i funzionari del governo: «La nostra azienda collabora con il Dipartimento di pubblica sicurezza per indagare le cause del sinistro. Possiamo già confermare che si è trattato di un incidente e che non è dipeso dal malfunzionamento del veicolo». Nessun cordoglio, né le condoglianze ai familiari delle vittime, solo un messaggio per i clienti: il veicolo è sicuro. La risposta dell’opinione pubblica non si è fatta attendere. In solo mezz’ora, il comunicato ha attirato più di mille commenti indignati su Weibo, il principale social network cinese: questa dichiarazione «mostra il sangue freddo del capitalismo» recitava un post. Altri si sono scagliati contro l’azienda – «come si può dire che l’incidente non è stato causato dal veicolo se i collaudatori erano venuti proprio a testare il nuovo modello?».

 

In Cina episodi simili si verificano da anni. Nel 2011 l’opinione pubblica si infiammò quando si diffuse la notizia che una bambina di soli due anni era morta dopo essere stata prima investita da due furgoni e poi ignorata da ben diciotto passanti. Ancora, nel 2008, un lavoratore migrante, condannato a morte dopo aver accoltellato due agenti di polizia che lo avevano fermato perché guidava un motorino senza targa, fu esaltato e celebrato come un eroe dalla rete, che denunciava gli abusi della polizia nei confronti degli arrestati, anche per reati minori. Sono solo alcuni dei fatti di cronaca che hanno visto la società cinese mobilitarsi on-line per discutere di questioni che hanno a che vedere con etica e moralità.

 

Il dibattito pubblico in Cina si è evoluto di pari passo con lo sviluppo di Internet e delle tecnologie di comunicazione. Fin dagli anni Novanta, i BBS (Bulletin Board Systems; i primi sistemi di comunicazione telematica), le comunità on-line, i social media e la piattaforma WeChat hanno reso popolare la contestazione delle narrazioni ufficiali promosse dal Partito comunista cinese e pluralizzato il discorso pubblico. Lo sviluppo di Internet ha permesso la circolazione delle informazioni in tempo reale e offerto una piattaforma per dare voce a rivendicazioni collettive e a posizioni diverse, talvolta perfino liberali e progressiste. Questa situazione ha costituito un problema per il governo cinese. Nel 2013, le autorità hanno censurato Consensus Net, un sito web che pubblicava commenti e analisi di studiosi su questioni di politica, economia e società e nel quale trovavano spazio anche voci liberali. Su queste ultime il governo ha imposto un giro di vite per dare maggiore visibilità a narrazioni patriottiche e nazionaliste. Il risultato è stata la crescita a dismisura del discorso nazionalista on-line, soprattutto tra i giovani.

 

Quando si pensa a temi discussi nella società civile cinese che toccano questioni etiche, un esempio interessante è l’intelligenza artificiale. In Cina, dove sviluppo e diffusione di queste tecnologie sono notoriamente più rapidi che in altri Paesi, la discussione sulle sue implicazioni etiche e sociali oggi la fa da padrone nel discorso pubblico. Il governo ha assunto un ruolo attivo nel guidare il dibattito sull’uso etico dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di accreditare la narrazione secondo cui è indispensabile disciplinare la raccolta e l’uso dei dati. Questo discorso, però, ha riguardato quasi esclusivamente il settore privato, secondo l’idea che lo sfruttamento dei dati debba essere una prerogativa del governo e che servano più regole per limitare la capacità delle aziende di accedervi. Non sorprende, infatti, che a differenza di ciò che avviene in Europa, dove l’approccio alla digitalizzazione mette – almeno in teoria – al centro gli individui e i loro diritti, a Pechino prevalga una visione collettivista e statocentrica delle nuove tecnologie.

 

Ma, al di là delle narrazioni ufficiali, come si parla di intelligenza artificiale in Cina? In quale modo l’opinione pubblica discute le sue implicazioni etiche e sociali? E chi partecipa alla discussione? L’analisi del dibattito su due dei principali social cinesi – la “super app” WeChat, che combina le funzionalità di Facebook e WhatsApp, e il sito Zhihu, un sito web di domande e risposte simile a Reddit – segnala alcune tendenze. Da un punto di vista demografico, a guidare la discussione su etica e intelligenza artificiale, oltre ai comuni cittadini, sono soprattutto accademici, professionisti del settore tecnologico o utenti con esperienza nell’industria tech. Su entrambe le piattaforme il dibattito affronta per lo più questioni di filosofia generale, come la natura dell’intelligenza artificiale e le sue implicazioni per il rapporto tra essere umano e tecnologia. Le previsioni convergono verso un generale pessimismo: la somma degli utenti che vedono nell’intelligenza artificiale un rischio e di coloro che si dichiarano neutrali rispetto alle sue conseguenze per l’uomo è il 75% del campione, mentre solo il 25% la considera un’opportunità.  

 

Un dato curioso è l’influenza esercitata sul dibattito da fonti straniere. Su WeChat, ironicamente, spopolano sia la fantascienza di Asimov, con le sue Tre leggi della robotica, che le linee guida della Commissione europea per l’etica dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ciò ha reso gli utenti più avvezzi a un tipo di conversazione in cui si citano i risultati di esperimenti scientifici e le opinioni degli studiosi internazionali in merito alle politiche per la disciplina dell’intelligenza artificiale. La conversazione ha iniziato così a convergere sulle questioni relative ai pregiudizi derivanti dall’uso degli algoritmi, potenziali usi discriminatori dell’intelligenza artificiale e responsabilità legali. Su Zhihu, invece, affollato di fantascienza statunitense (i riferimenti più frequenti sono a Matrix e alla serie TV Black Mirror) gli utenti si interrogano sul futuro dell’umanità, a partire dalle conseguenze che l’impiego diffuso dell’intelligenza artificiale potrebbe avere su occupazione e lavoro.  

 

In ultima analisi, il discorso pubblico on-line circa le implicazioni sociali ed etiche dell’intelligenza artificiale offre una lezione importante sui rapporti tra Stato e società civile nella Cina di oggi: nonostante gli sforzi, il governo non riesce ad appiattire il dibattito in materia di intelligenza artificiale al solo tema della stabilità sociale e la dialettica nella società civile su questo argomento rimane estremamente vivace, complessa e plurale, a testimonianza che, quando si ascoltano i suoi cittadini, la Cina esprime molto più della sua leadership.

 

 

* Questo articolo riprende i contenuti della lezione tenuta da Kristin Shi-Kupfer (Università di Treviri) il 1° luglio 2022 presso la 16ª TOChina Summer School, Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.

 

 

Crediti immagine: imtmphoto / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata