17 settembre 2020

Discorso sullo stato dell’Unione. Le priorità dell’UE secondo von der Leyen

 

Lotta al cambiamento climatico, trasformazione digitale, difesa dei diritti e contrasto delle ingiustizie sociali. Comprese quelle che vedono protagonisti i richiedenti asilo in Europa, con «l’abolizione del regolamento di Dublino in favore di un nuovo sistema di gestione europeo», che conterrà «un forte meccanismo di solidarietà». È stato un intervento ad ampio raggio, a tratti visionario, quello tenuto ieri dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Cimentandosi per la prima volta nell’annuale discorso sullo stato dell’Unione, l’ex ministro della Difesa tedesco ha cercato di esprimere nell’emiciclo del Parlamento europeo la sua visione di un’Europa che diventi attore di primo piano sulla scena mondiale.

 

Le nuove iniziative

I verbi “costruire” e “proteggere” sono stati utilizzati più volte da von der Leyen per sottolineare il tornante storico che il mondo intero sta attraversando, dove assolute priorità sono diventate la protezione della salute dei cittadini e la costruzione di un futuro più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. «Questa è la nostra opportunità per fare in modo che il cambiamento avvenga in base al nostro disegno, non a causa di un disastro o del diktat di altri nel mondo», ha affermato la presidente in apertura. Le nuove iniziative annunciate sono molte, alcune delle quali lungamente attese ma non per questo meno importanti. Come l’innalzamento dal 40% al 55% dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030. Un target «ambizioso, raggiungibile e salutare per l’Europa», ha assicurato von der Leyen. Oppure la creazione di un quadro normativo per un equo salario minimo, fino all’istituzione di una tassa per colpire i giganti del web.

Von der Leyen ha anche parlato della creazione di una nuova «Bauhaus europea», dal nome della famosa scuola d’arte tedesca dell’inizio del secolo scorso, che riunisca «architetti, artisti, studenti, ingegneri e designers» per ripensare l’edilizia del continente con un occhio alla sostenibilità. E fra i progetti in cantiere c’è anche una nuova agenzia europea per la ricerca avanzata nel campo biomedico, definita la «Barda europea» con riferimento all’omonima agenzia statunitense (Biomedical Advanced Research and Development Authority).

Nonostante la volontà di affrancarsi dal modello americano, è diventato ormai un vizio tutto europeo quello di battezzare le nuove iniziative con nomi presi a prestito dalla cultura d’Oltreoceano: dal Green Deal che tanto ricorda il New deal di Roosevelt, al nuovo piano Marshall europeo che si è poi trasformato nel recovery plan (o Next Generation EU). Passando per il Magnitsky Act europeo annunciato mercoledì da von der Leyen per sanzionare chi non rispetta i diritti umani, che prende il nome dall’omonimo atto legislativo firmato da Barack Obama nel 2012. Senza dimenticare il “momento hamiltoniano”, l’espressione usata da molti commentatori per descrivere le settimane in cui si andava concretizzando il recovery plan, che deriva dall’Alexander Hamilton padre fondatore degli Stati Uniti.

 

L’Europa vuole emergere come potenza mondiale

Il discorso di von der Leyen nell’emiciclo della sede brussellese del Parlamento europeo (la trasferta a Strasburgo è stata annullata a causa della pandemia di Covid-19), è servito a definire meglio la forma che avrà il recovery plan europeo. Il 37% «sarà speso direttamente negli obiettivi del Green deal», mentre il 20% andrà al digitale. «Ora l’Europa deve aprire la strada nel digitale, o dovrà seguire la strada tracciata da altri che stanno stabilendo gli standard per noi», ha detto la presidente mettendo implicitamente l’UE in diretta competizione con gli Stati Uniti e la Cina. Risvegliare un sano patriottismo europeo e posizionare l’Unione al centro della scacchiera geopolitica mondiale era fra gli obiettivi principali del discorso della politica tedesca.

Von der Leyen ha difeso il ruolo delle maggiori organizzazioni internazionali (Nazioni Unite, OMS, OMC) vittime degli attacchi del presidente USA Donald Trump, ha chiesto alla Cina di rispettare gli impegni sul clima degli accordi di Parigi e ne ha criticato gli abusi a Hong Kong e contro la minoranza degli Uiguri, si è schierata al fianco della popolazione bielorussa che protesta contro il presidente Aleksandr Lukašenko, ha difeso Grecia e Cipro dai «tentativi d’intimidazione» della Turchia (ne avevamo già parlato qui) e ha lanciato un duro attacco alla Russia per l’avvelenamento dell’oppositore Alexei Navalny. 

Non poteva mancare, poi, un passaggio sulla delicata trattativa con il Regno Unito, che dal 1° gennaio rischia di uscire definitivamente dall’UE senza che nessun accordo regoli le relazioni fra le due parti. L’atteggiamento del governo di Boris Johnson, che vuole modificare unilateralmente l’accordo di recesso con l’UE, ha irritato come mai prima gli ambienti brussellesi. Von der Leyen ha ammonito che le possibilità di trovare un’intesa sulla Brexit entro fine anno «stanno cominciando a dissolversi».

 

La riforma del sistema di asilo

Merita un capitolo a parte l’annunciata abolizione del regolamento di Dublino, che oggi, di fatto, lascia ai Paesi di primo ingresso in UE la responsabilità di ospitare e valutare le richieste di protezione internazionale. Dopo aver rimandato per mesi la presentazione del “Nuovo patto sulla migrazione e l’asilo”, inizialmente prevista per il primo trimestre del 2020, l’incendio nel campo profughi dell’isola greca di Lesbo ha reso la proposta di riforma inderogabile. Il 23 settembre la Commissione proverà di nuovo a mettere gli Stati membri davanti alle loro responsabilità, sperando di ottenere un risultato migliore del nulla di fatto rimediato dall’allora presidente Jean-Claude Juncker nel 2015.

I dettagli non sono ancora noti, ma la prima scommessa di von der Leyen è sulle tempistiche: il nuovo piano sarà presentato alla vigilia del Consiglio europeo straordinario che riunirà a Bruxelles per due giorni i capi di Stato e di governo europei. I temi all’ordine del giorno riguardano in particolare la politica estera, ma è difficile immaginare che non si cercherà di avere una prima reazione dei leader alla nuova proposta. Già in quell’occasione sarà possibile capire se von der

Leyen avrà qualche chance di riuscire dove il suo predecessore ha fallito.

 

Immagine: La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si rivolge alla plenaria durante il suo primo discorso sullo stato dell’Unione al Parlamento europeo a Bruxelles, Belgio, il 16 settembre 2020. Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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