26 maggio 2022

Dopo la strage di Uvalde si riaccende il dibattito sulle armi negli USA

Dopo la terribile strage nella Robb Elementary School della cittadina di Uvalde in Texas, di martedì 24 maggio, si riaccende il dibattito negli Stati Uniti sulla legislazione relativa alla vendita e al possesso delle armi. A Uvalde hanno perso la vita 19 bambini e 2 adulti, oltre all’autore della carneficina Salvador Ramos, che aveva appena compiuto 18 anni; la reazione emotiva è stata ovviamente molto forte e il presidente Joe Biden intervenendo con un messaggio alla nazione, martedì sera subito dopo il suo ritorno dalla missione di cinque giorni in Asia, ha sollecitato un’azione politica come risposta all’ennesima strage perpetrata con armi da fuoco contro civili inermi e bambini.  Biden ha sottolineato che «è ora di trasformare questo dolore in azione» proponendo una nuova legislazione «di buon senso sulle armi». Anche Barack Obama, le cui iniziative in materia furono fortemente ostacolate nel corso della sua presidenza, ha invitato le istituzioni a prendere decisioni per cambiare l’attuale stato di cose: «il nostro Paese è paralizzato, non dalla paura, ma da una lobby armata e da un partito politico che non hanno mostrato alcuna volontà di agire in un qualsiasi modo che possa aiutare a prevenire queste tragedie».

Il confronto si è immediatamente politicizzato anche perché molte voci critiche si sono levate rispetto all’operato del governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott che meno di un anno fa, il 16 giugno 2021, ha emanato una legge che consente alle persone di più di 21 anni di detenere un’arma senza licenza, controlli e addestramento e di averla sempre con sé. Nonostante la spinta emotiva di queste ore, un cambiamento effettivo in questo ambito incontrerà sicuramente molti ostacoli. In un certo senso, colpisce come la lunga sequenza di stragi, causate da persone con disturbi mentali, in alcuni casi con motivazioni razziste o comunque collegate all’intolleranza, spesso avvenute nelle scuole e quindi con minori fra le vittime, non abbia ancora modificato in modo radicale l’orientamento dell’opinione pubblica, né prodotto cambiamenti nella legislazione, anche se questo non significa che non possa accadere ora. La spinta emotiva fino ad oggi non si è trasformata in solide iniziative di cambiamento, nonostante dal 2012 si siano verificate 12 stragi, con modalità analoghe, che hanno causato la morte di più di 200 persone. Molto simile per le sue modalità all’attacco armato di martedì 24 maggio è stata la strage del 14 dicembre 2012, quando un ragazzo di 20 anni, Adam Lanza, ha aperto il fuoco nella scuola elementare di Sandy Hook a Newtown, in Connecticut, uccidendo 27 persone, fra i cui 20 bambini. In generale, negli ultimi dieci anni ci sono state negli Stati Uniti 900 sparatorie nelle scuole, 39 in questi primi mesi del 2022. L’ultimo episodio, quando il suprematista diciottenne Payton Gendron è entrato in un supermercato di Buffalo e ha ucciso 10 persone, risale al 14 maggio, quindi appena dieci giorni prima dell’attacco a Uvalde. Il cambiamento, adesso fortemente richiesto da una parte dell’opinione pubblica, si scontra con ostacoli legislativi, culturali ed economici. Secondo quanto stabilito dal Secondo emendamento della Costituzione americana e ribadito nel 2008 dalla Corte suprema, il diritto dei cittadini a detenere e portare armi non può essere infranto.

Ogni singolo Stato segue una sua propria normativa e quella del Texas è una delle meno restrittive ma l’orientamento costituzionale generale è comune e di fatto ogni cittadino che abbia compiuto 18 anni può, tranne specifici casi di esclusione, possedere e portare armi. Una tendenza che corrisponde a un effettivo comportamento; nel Paese circolano circa 357 milioni di armi per 332 milioni di persone. Ci sono quindi 120 armi ogni 100 persone, in una ‘classifica’ che vede al secondo posto lo Yemen con 53 armi ogni 100 persone, poi la Serbia con 39. In Italia ci sono 14 armi ogni 100 persone. Per comprendere questa statistica, bisogna tener presente che alcuni cittadini posseggono molte armi ma la diffusione è comunque capillare. Anche le statistiche per il numero di vittime delle armi da fuoco indicano gli Stati Uniti nettamente al primo posto con 34 vittime ogni milione di abitanti, contro le 3 che ci sono per esempio in Italia.

Questi dati però d’altra parte indicano quanto sia importante il peso economico di questo settore, il cui fatturato globale annuo è stato stimato in circa 240 miliardi di dollari. Ed è quindi anche su questa solida base e non soltanto su una disinteressata difesa di principi di libertà individuali, che si basa l’azione costante ed incisiva della National Rifle Association, la più grande lobby delle armi. In questo contesto, è probabile che la spinta verso una regolamentazione più restrittiva in materia di acquisto e detenzione di armi ottenga dei risultati, ma si tratta di superare notevoli difficoltà, tenendo conto che, anche su questo tema, si assiste a una polarizzazione del dibattito politico, con i democratici che vogliono introdurre dei correttivi e i repubblicani finora fortemente ancorati alla tradizione del Paese in merito al diritto di possedere e portare armi.

 

Crediti immagine: l’immagine è un fotogramma tratto dal video 14 children and teacher shot dead at Texas elementary school (BBC News), (www.youtube.com)