21 luglio 2022

Draghi, rassegnate le dimissioni

Si è consumato nel giro di poco più di 24 ore l’epilogo della crisi di governo che ha portato alle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi. La crisi, innescata dal mancato voto di fiducia al governo di giovedì scorso, 14 luglio, da parte dei senatori del Movimento 5 stelle (M5S), ha avuto nella giornata di ieri e nella mattinata di oggi un epilogo per alcuni tratti inatteso. A seguito di una lunga giornata di dibattito aperta dalle comunicazioni del presidente Draghi, il governo ha posto la fiducia sulla risoluzione presentata dal senatore Pier Ferdinando Casini che, composta di una sola riga di testo secondo cui «Il Senato, udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, le approva», di fatto chiedeva al governo presieduto da Mario Draghi di proseguire il suo operato senza alcun cambiamento di maggioranza e di composizione. Al voto di fiducia sulla risoluzione Casini non hanno partecipato i senatori del Movimento 5 stelle, di Forza Italia e della Lega, decretando così una frattura politica insanabile benché formalmente il governo abbia incassato la fiducia con 95 voti favorevoli e 38 contrari su 133 votanti. Nonostante il basso numero di votanti il numero legale per rendere valida la votazione è stato raggiunto grazie ai senatori M5S risultati presenti ma non votanti.

Preso atto dell’esito del voto al Senato il presidente Draghi si è presentato questa mattina alla Camera dove ha comunicato l’intenzione di recarsi al Quirinale per rimettere il suo mandato nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Secondo gli scenari tracciati dagli analisti più accreditati e in linea con le dichiarazioni dei leader dei principali partiti, si prospetta ora lo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica e la strada verso elezioni anticipate, che potrebbero svolgersi già il prossimo 2 ottobre.

 

Immagine: Mario Draghi (18 maggio 2022). Crediti: Alessia Pierdomenico / Shutterstock.

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